INSERTO CULTURA

di Natale Maffioli

In questo terzo anno dacché abbiamo iniziato la descrizione dei numerosi musei salesiani nel mondo, termineremo la nostra rassegna. Cominciamo nel “mese di Don Bosco” l’ultima parte del nostro itinerario con il “Museo della vita contadina” posto nella casa di Giuseppe e in un salone ricavato nel cortile.   

IL “MUSEO” DELLA VITA CONTADINA

Sul colle dei Becchi, accanto al tempio, alla casetta dove ha vissuto Giovanni Bosco e a particolare complemento del grande Museo Missionario, esiste un’altra realtà museale, forse un poco dimessa, ma non meno importante perché ci introduce in quella che era la vita dei contadini in questa plaga del Piemonte ai tempi di Don Bosco.

Il Museo della vita contadina nell’Ottocento astigiano ha visto la luce in occasione del centenario della morte di Don Bosco nel 1988 ed è collocato in un ambiente interrato accanto alla casa costruita da Giuseppe, fratello di Don Bosco. Fu voluto dai salesiani e realizzato con la tenace e amorosa ricerca degli oggetti dal salesiano laico Teresio Chiesa. Con moltissime fotografie, documentò i luoghi e gli oggetti usati dai contadini all’epoca di Don Bosco e, rastrellando i cascinali dell’astigiano, ne raccolse più di settecento; li catalogò, li descrisse e li espose nel Museo.

Tutti gli anni, Don Bosco saliva ai Becchi con un numeroso gruppo di ragazzi dell’oratorio e festeggiava la festa della Madonna del Rosario con i pochi abitanti della borgata. Poco discosto dalla casa di Giuseppe vi è il santuarietto di Maria Ausiliatrice, un grazioso edificio di forme gotiche, progettato dall’architetto salesiano Giulio Valotti e inaugurato nel 1918 con le offerte dei bambini delle nazioni europee in guerra. La casetta dove Giovanni Bosco ha vissuto gli anni dell’infanzia e della prima giovinezza e il monumento che ricorda i giochi del giovane saltimbanco sono lì a richiamare alla memoria i sogni e le prime esperienze apostoliche di Giovannino.

IL MUSEO

Il Museo è ospitato in un vasto ambiente ricavato sotto l’aia della casa di Giuseppe; anche quest’ultimo edificio, con annesse le cantine, è stato adibito a sede espositiva. 

L’ampio salone accoglie il visitatore esibendo la maggior parte delle sezioni in cui si compone il Museo. Il primo impatto si ha con il vecchio forno, costruito per le esigenze della famiglia Bosco; nel 1986 fu qui trasportato dal cortiletto interno: la calotta in cotto è una perfetta semisfera, la bocca è chiusa da un portello di pietra.

L’esposizione propone foto e disegni che illustrano i momenti di vita e gli attrezzi tipici dell’attività contadina. Un disegno ricostruisce alcune scene della vita di Giovannino ai Becchi; accanto sono esposte delle calzature, uno scaldaletto, una specchiera con brocca e catino.

La campagna era la vera ricchezza del contadino; il Museo esibisce foto delle più diverse attività: la coltivazione del granoturco, la sua raccolta e spannocchiatura e la preparazione della polenta. Le immagini sono commentate anche con oggetti di uso comune nelle cucine del tempo: pentole in terracotta e in rame, contenitori di diverso tipo e per i più diversi usi, posate e stoviglie, ferri da stiro e zangola per la confezione del burro. Un’ulteriore serie di foto documenta la semina del grano, la sua maturazione e mietitura. Gli oggetti vanno dall’aratro all’erpice, dalle zappe ai rastrelli, vanghe e tridenti; non mancano le falci, il rullo per trebbiare il grano, il vaglio e le diverse misure di capacità del raccolto.

Alla cura della stalla sono connesse le attività per la produzione del foraggio. Anche qui alcune fotografie mostrano l’interno di una stalla, carri con aggiogati cavalli e bovini. Gli attrezzi esibiti sono taglia foraggio, carriole e portantine, giogo per buoi, museruole e altri finimenti per il traino dei carri.

VITA E CULTURA CONTADINA

La vita dei contadini era sostanzialmente autarchica, almeno in questa parte del Piemonte nel XIX secolo, ecco allora esposti utensili per la produzione del filato di canapa o lana che fosse: il pettine per la canapa, l’arcolaio, il fuso e la conocchia. Accanto a questi sono collocate la pialla, la scure e alcune seghe di diverse dimensioni.

L’illuminazione delle case e delle stalle è documentata da una serie di lumini e lampade a petrolio e ad acetilene.

Una delle colture più diffuse e importanti per l’economia astigiana era (ed è tuttora) quella della vite. Il museo documenta, con foto e con i più diversi attrezzi, l’impegno dei contadini nella coltura e nella produzione del vino. Le foto illustrano i momenti salienti della coltivazione dalla potatura all’irrorazione con lo zolfo e il verderame. Gli strumenti sono pompe e soffietti e poi brente, barili, bigonce e premiuva.

Passando per un’apertura ricavata nelle mura fondamentali perimetrali si entra nella cantina della casa di Giuseppe. Lì, a bella posta, sono allineati torchi, botti e botticelle, il tino per la pigiatura delle uve, damigiane e bottiglie delle più diverse forme.

Per una scala si sale alle stanze superiori della casa di Giuseppe. La stanza-salotto è stata adattata a camera da letto e arredata con un grande letto a due piazze, una culla di legno, una cassapanca. Una ripida scaletta porta alla camera di Giuseppe e al solaio, dove erano ospitati per la notte i ragazzi che seguivano Don Bosco nelle passeggiate autunnali.

Nella grande cucina vi è ancora il camino originale attrezzato di tutto punto; una tavola di ragguardevoli dimensioni circondata da sedie impagliate occupano lo spazio centrale; tutto attorno sono allineate una madia per impastare il pane, una piattaia e lo scolapiatti.

I MOBILI

Una sezione del museo è dedicata ai mobili appartenuti alla famiglia Bosco: nella stanza utilizzata da Don Bosco nelle sue permanenze ai Becchi, sono custoditi un letto, un sofà e un quadro dell’Addolorata (proveniente dalla cascina Moglia). Il corridoio a uso ufficio, che Don Bosco utilizzava per ricevere gli ospiti, conserva una scrivania, un sofà e uno scaffale con dei libri.

Uno stanzone raccoglie una madia e una cassapanca appartenute a Margherita Occhiena, la mamma di Don Bosco, un confessionale, usato da Don Bosco nella cappella del Rosario, un seggiolone e una pala d’altare della medesima cappella.