MISSIONE

di Graziella Curti

L’UNIVERSITÀ DÀ VOCE AI POVERI

Il Tangaza College di Nairobi esprime da quindici anni il valore della collaborazionetra istituti religiosi diversi e la volontà della Chiesa di preparare agenti pastorali per l’apostolato sociale e l’educazione dei giovani.
Il metodo di questa istituzione accademicaè quello di abbinare ricerca e azione sul campo per una vita migliore del Continente Africano.

Padre Francesco Pierli, già superiore generale dei Comboniani, aveva da tempo un’idea fissa nella mente: preparare agenti di pastorale sociale per l’Africa, abbinare fede e giustizia per una vita migliore nel Continente. Ha dato vita al suo progetto nel 1994 fondando l’Istituto dell’Apostolato Sociale, di cui è direttore, al Tangaza College di Nairobi. Lui lo definisce il fiore all’occhiello del Sinodo Africano, perché proprio durante quell’evento ci si era resi conto di una contraddizione molto visibile: da una parte, la crescita continua dei cristiani e dall’altra l’impressionante aumento della povertà e deterioramento delle strutture sociali africane. Era dunque necessario abilitare operatori sociali con una buona base teologico/culturale perché potessero diventare protagonisti dello sviluppo del proprio Paese.

Frequentato da missionari/e e laici l’Istituto dell’Apostolato Sociale attualmente offre un programma di due anni per un Diploma in Scienze dello Sviluppo, e un programma di tre anni per un Baccalaureato nello stesso ambito. Interessante è il metodo seguito perché la trasformazione della società venga promossa partendo dalla situazione concreta in cui la gente vive. La strategia usata è quella del Pastoral Circle che comporta l’inserzione, cioè la condivisione di vita con la gente; l’analisi sociale e culturale; la riflessione teologica; la programmazione/azione. «Il messaggio di fondo di questa esperienza - afferma padre Pirli - è che i poveri devono avere una voce pari alla vastità del loro numero nella costruzione di una società senza emarginati. Noi crediamo che ogni comunità cristiana debba essere un attore sociale significativo dato che l’amore di Dio e quello del prossimo sono interdipendenti». Tra i docenti dell’Istituto di Apostolato Sociale c’è anche una Figlia di Maria Ausiliatrice, ElenaRastello che attualmente, insieme ai Salesiani, lavora nell’Istituto di Pastorale Giovanile.

MEZZOFONDO AFRICANO

Suor Elena è missionaria in Africa da 13 anni. Vi è giunta subito dopo la laurea in sociologia dell’educazione e con la voglia di correre nel servizio dei più poveri. La velocità fisica l’aveva acquistata nelle gare di mezzofondo internazionali a cui aveva partecipato con la Nazionale italiana di atletica leggera. In Kenya e in Tanzania, dove ha vissuto anni di servizio ai giovani con stile salesiano, ha dovuto sincronizzarsi con il ritmo lento della gente. È stato un tempo sofferto, ma fortemente produttivo. Ora, dopo vari passaggi di animazione comunitaria, insegnamento e volontariato negli slums, di contatti con varie agenzie della società civile ed ecclesiale, è approdata, come direttrice dell’Istituto di Pastorale Giovanile, al Tangaza College di Nairobi, l’istituzione universitaria sorta nel 1988  come consorzio di congregazioni religiose, con più di 800 studenti e vari corsi di laurea. Quest’ultimo impegno ha avuto una lunga gestazione e fa parte di un sogno cullato da tempo e finalmente realizzato dai salesiani/e in Kenya. Essendo da molti anni presenti in Africa Est e apprezzando l’efficacia del Tangaza College per i curricoli di Teologia, Educazione, Ministero sociale, Comunicazione sociale, Studi africani, i Figli di Don Bosco sentivano l’esigenza di preparare giovani missionari/e provenienti da tutto il mondo, religiosi/e delle varie nazioni africane e laiche/i locali come ministri di pastorale nella Chiesa e nella società civile, particolarmente a servizio dei giovani.

L’inaugurazione dell’Istituto è avvenuta due mesi fa e conta più di quaranta iscritti.

METODO DELLA RICERCA/AZIONE

Secondo suor Elena che ha preparato, insieme con alcuni salesiani e altre Figlie di Maria Ausiliatrice, il piano di studi, vale la pena sottolineare alcune peculiarità di questo Istituto, molto simile a quello dell’Apostolato Sociale. L’internazionalità degli studenti permette un discorso interculturale e nello stesso tempo inculturato nella terra e nelle tradizioni in cui si compirà il servizio pastorale. I docenti, provenendo da varie parti del mondo, consentono un insegnamento aperto alle istanze culturali più avanzate. La contemporaneità degli studi teorici con l’azione diretta in vari campi come le parrocchie, gli slums, le organizzazioni della società civile permette agli studenti di verificare l’assimilazione di quanto appreso e di valutarne l’impatto con la vita reale della gente. «In molte zone povere, specie nelle baraccopoli - conferma suor Elena - saltano i principi etici a cui siamo soliti riferirci, saltano anche i criteri di appartenenza sociale, religiosa, ecc. La miseria e il degrado sono talmente forti, le ingiustizie così pesanti che non si hanno più parole per deplorare. Ci si trova a dover inventare modalità nuove di approccio, cammini di iniziazione diversi, ci si sente interpellati dal Vangelo in modo radicale e si cerca insieme una strada di misericordia che non esclude».

Gli stessi docenti sono impegnati a coniugare insieme ricerca culturale e partecipazione sociale attraverso il collegamento con organi della società civile. In particolare, danno il loro contributo di riflessione e intervento attivo per quanto riguarda il diritto alla terra, problema fortissimo per chi abita nella cintura delle città e potrebbe vedersi scalzare improvvisamente dai bulldozer la sua baracca senza poter replicare nulla. Nella sola Nairobi si contano 130 slums con una popolazione di più di due milioni. Si stanno mobilitando campagne per il diritto all’acqua e per la difesa della donna e del bambino. Ultimamente è stato realizzato un incontro informale di organizzazioni religiose che lavorano contro l’AIDS. Insieme  con il Consiglio Mondiale delle Chiese e la Caritas Internazionale, che avevano promosso il dialogo, sono stati resi noti alcuni dati che riguardano il Kenya dove i contagiati sono 2,2 milioni; si contano 600 morti al giorno per la malattia e ci sono di conseguenza 1,45 milioni di orfani. «Sposare la ricerca accademica con l’azione e l’intervento diretto sulla realtà - conclude suor Elena - è il segreto di una pastorale giovanile che forma ‘buoni cristiani e onesti cittadini».