COME DON BOSCO - L’educatore

di Bruno Ferrero

50 REGALI AI VOSTRI FIGLI PER UN ANNO NUOVO

Sono proposte da non sottovalutare che la fantasia materna e paterna di ognuno può adattare, rifare, re/inventare…

1.  Abbracciatevi e giuratevi amore eterno davanti a loro.

2.  Mantenete sempre le promesse. Non mentite mai.

3.  Lasciate che i nonni li vizino un po’.

4.  Fate agli altri ciò che vorreste che loro facessero agli altri.

5.  Preparate delle buone risposte a «Come nascono i bambini?»

6.  Faranno sempre quello che fate e mai quello che dite. Siate dei modelli.

7.  Date loro l’abitudine delle buone letture.

8.  Abituateli a terminare quello che hanno incominciato. Spiegate che i grandi risultati si ottengono con la fatica e la perseveranza.

9.  Fate in modo che sentano quando dite ad altri tutto il bene che pensate di loro.

10.Raccontate la vostra vita. Soprattutto di quando avevate la loro età.

11.Aiutateli ad inserirsi in un gruppo, una squadra, una banda musicale.

12.Siate fermi e mantenete i vostri valori e principi personali: saranno il loro punto stabile di riferimento.

13.Leggetegli ad alta voce i libri che preferite.

14.Lasciate che affrontino le conseguenze delle loro azioni. Non potrete essere il loro frangiflutti per sempre.

15.Chiedetegli ogni sera com’è andata la giornata.

16.Prima di punirli assicuratevi che abbiano ben compreso i 3 perché: perché è proibito, perché devono rimediare e perché non lo devono più fare.

17.Assicurate loro che sarete sempre lì per loro, qualunque cosa sia  capitata.

18.Componete insieme una canzone stupida e cantatela a squarciagola.

19.Date loro la possibilità di tenere chiusa la porta di camera loro.

20.Insegnate loro a riconoscere gli errori senza dare la colpa ad altri e a sopportare le sconfitte.

21.Non dimenticate mai il bacio della buonanotte anche se sono già addormentati (o hanno più di trent’anni).

22.Non rimandate a domani quello che vorreste fare con loro oggi: domani non arriva mai.

23. Dite loro che li amate. Riditelo. Ancora.

24.Proibite le parolacce in vostra presenza.

25.Rispondete alle loro domande. O smetteranno di farvene.

26.Non andate mai a dormire lasciando un conflitto aperto.

27.Abbiate cura di voi stessi e della vostra salute. Per loro siete importantissimi.

28.Non dite mai: «Hai visto? Avevo ragione io!» Lo sanno già.

29.Insegnate loro a nuotare, sciare, cucinare, stirare, cucire e ballare.

30.Inventate dei riti familiari. A tavola date a ciascuno il «suo» posto.

31.Insegnate a distinguere il bene dal male. Fate esercizio insieme.

32.Non sottostimate mai le loro paure, ansie, dubbi, preoccupazioni.

33.Insegnate loro a trovare la stella polare e i quattro punti cardinali.

34.Abbonateli al loro giornalino preferito.

35.Dite sovente le frasi magiche: «Sono fiero di te», «Ho fiducia in te», «Ce la farai!»

36.Amateli così come sono. Questo è il regalo più bello.

37.Dite più spesso:«Perché io sono tuo padre/tua madre, e responsabile di te. Punto». E’ una ragione più che sufficiente.

38.Fate degli esercizi in casa perché sappiano che cosa fare in caso di incendio, pericolo, terremoto.

39.Mostrate loro a mai abbassare le armi finché la partita non è totalmente terminata.

40.Mettete loro qualche sorpresa nello zainetto.

41.Date l’esempio: usate i cestini per i rifiuti e fate la raccolta differenziata.

42.Date loro l’abitudine di scusarsi e chiedere perdono.

43.I genitori calmi e sereni hanno dei figli  calmi e sereni. Ricordatelo.

44.Invitateli in pizzeria o al cinema. Uno alla volta.

45.Lasciate che siano altri a svelare il mistero di Gesù Bambino e del topo dei dentini.

46.Non paragonateli mai a nessun altro.

47.Lasciate segreti i loro segreti.

48.Non tentate di apparire infallibili ai loro occhi.

49.Siate i genitori che avreste voluto avere voi.

50.Pregate con loro tutte le sere.

 

51. Trovate insieme, genitori e figli, altri 50 regali.


 

COME DON BOSCO - il genitore

di Marianna Pacucci

DONI DELLA BEFANA

Quali regali ai nostri figli?

Quando i miei due figli erano piccoli, dopo Natale c’era in casa un grande fermento perché cominciava l’attesa della befana. Loro cercavano indizi che potessero aiutarli a capire quale sorpresa stavamo preparando; noi genitori ci sforzavamo invece di interpretare attese e desideri, ma anche di prepararli a eventuali cambiamenti: ci sembrava giusto, infatti, cogliere le loro speranze ma non assecondare capricci. Non amavamo, ad esempio, regalare qualcosa che servisse soltanto a non farli sentire diversi dai coetanei; cercavamo sempre di scegliere giochi che fossero in qualche modo stimolanti per l’apprendimento o che favorissero la socievolezza perfino nei freddi pomeriggi invernali. Soprattutto, desideravamo che i nostri regali fossero segno di affetto e non soltanto oggetti che procurassero loro un immediato benessere: proprio per questo talvolta offrivamo qualcosa da fare insieme in quei giorni di festa o un’esperienza nuova da realizzare.

Sono ormai passati un po’ di anni da allora; oggi giochiamo a carte scoperte, chiedendo loro apertamente che cosa può risultare utile o interessante; talvolta affidiamo anche loro l’incarico di acquistare questi oggetti, perché comprendiamo che non siamo più in grado di sintonizzarci del tutto con le loro esigenze e con i loro gusti. Non è che non abbiamo più voglia di perdere tempo per queste cose; credo che abbiamo raggiunto la consapevolezza che i regali sono una cosa, i doni un’altra. I regali hanno una consistenza materiale e seguono scadenze rituali; fanno piacere, ma in fondo non cambiano la vita. I doni, invece, sono legati alla sfera della ferialità; non possono essere in alcun modo quantificati; sorprendono perché uno non sa neppure quando e come li ha ricevuti, ma si accorge che hanno misteriosamente qualificato la sua esistenza. Proprio perché sono impalpabili, è difficile dire, su due piedi, quali doni in tutti questi anni abbiamo offerto ai nostri figli: la verità più probabile è che reciprocamente abbiamo cercato di essere dono l’uno per l’altro camminando insieme, con semplicità e nell’autenticità che si può vivere in famiglia. Una presenza, lo dico senza retorica, vale più di tante cose.

Mi rendo conto, però, che i tempi stanno mutando: dapprima abbiamo guidato i nostri bambini camminando avanti a loro, per indicare l’esigenza di avere sempre una direzione di marcia; mettendo a loro disposizione la nostra esperienza e riflessione abbiamo cercato di aiutarli a mantenere la rotta verso se stessi e verso il mondo. Poi c’è stato un lungo periodo in cui abbiamo cercato di stare loro accanto, perché potessero sentirci come compagni di viaggio attenti e solidali. Ora dobbiamo rallentare il nostro passo perché loro possano procedere in avanti con maggiore slancio e crescente autonomia, perché il loro senso di responsabilità e di intraprendenza possa svilupparsi pienamente e offrire prove convincenti. A questo punto del cammino, poiché è bene che i nostri figli abbiano un bagaglio che consenta loro di procedere spediti, credo che sia bene  rinunciare a una miriade di pacchettini, intriganti ma forse anche inutili. Non m’interessa, in questo momento, prospettare loro particolari valori o proporre atteggiamenti e comportamenti concreti cui ispirare la loro vita. Neppure metterò in scatola un insieme di buoni esempi: ormai i ragazzi sono grandi; hanno imparato ad accettarci e a volerci bene con le nostre fragilità e incoerenze, con le tante povertà e omissioni che sono segno di una condizione adulta che è sempre, inevitabilmente, attraversata da tensioni e sofferenze, da delusioni e rimpianti.

Penso che invece  porterò un solo dono, e non avrò neppure cura di confezionarlo in modo attraente, perché si tratta di qualcosa che è tanto più affascinante, quanto più si presenta in modo ordinario. Quest’anno regalerò ai figli il gusto del futuro. Stanno vivendo il tempo delle scelte e, come tanti ragazzi della loro età, potrebbero restare impigliati nel presente, per la paura e la difficoltà di guardare lontano, o puntando su un domani che sia solo una riedizione dell’oggi. Spero che questo dono li aiuti a mantenere l’entusiasmo e la freschezza dell’adolescenza, la voglia di sognare in grande per agire nel piccolo, la capacità di essere perseveranti nei loro progetti senza lasciarsi condizionare dalla paura di sbagliare e dalla tentazione di adattarsi alla realtà, la disponibilità a mettersi al servizio del mondo con generosità e con competenza.