GIOVANI

di Mario Scudu

Un problema che sembra farsi sempre più pressante e pericoloso: l’alcolismo giovanile

… SONO BEVUTO!

Siamo ragazzi di oggi”, cantava a San Remo, nel lontano 1984, un impacciato Eros Ramazzotti, “pensiamo sempre all’America, guardiamo lontano”, “camminiamo da soli, nella notte più scura, anche se il domani ci fa un po’ paura”, e poi, quasi un’invocazione, “finché qualcuno ci darà, una Terra Promessa, un mondo diverso, dove crescere i nostri pensieri”.

La fortunata canzone di Eros Ramazzotti, Terra Promessa, descriveva la ricerca di ideali, la tensione verso un futuro nuovo, le illusioni, i sogni, le aspirazioni dei giovani di allora. Tutt’altra musica nell’estate 2003: è scattato infatti in Italia l’allarme della crescita esponenziale del fenomeno dell’alcolismo giovanile e delle droghe cosiddette leggere. Sapevamo già tutto, ma l’abbiamo colpevolmente dimenticato un po’ tutti: genitori, politici, amministratori, uomini di chiesa e di scuola... Abbiamo rimosso il problema, affibbiandogli l’etichetta di “fenomeno tipico della fase adolescenziale, con la complicità della cultura del consumismo e di una certa ideologia di stampo radical/libertario”. Problema individuato e definito. Tutto a posto. E invece no! Leggendo vari articoli sull’alcolismo giovanile, mi è venuta in mente un’altra canzone, altrettanto famosa (e degli stessi anni), Vita spericolata, di un altro profeta, ascoltato, idolatrato, osannato, cantato e imitato da migliaia di giovani: Vasco Rossi. Sembra che oggi moltissimi giovani, attraverso il crescente consumo di alcol, droghe e sesso irresponsabile, abbiano deciso di vivere una vita spericolata e maleducata, una vita che se ne frega di tutto sì, una vita esagerata, piena di guai, in cui ognuno vive la propria alienazione (‘ognuno col suo viaggio’ eufemismo per dire evasione, allucinazione o ‘trip’ da droga).

ANNEGARE IN UN BICCHIERE

Recita un proverbio giapponese: “Prima l’uomo beve un bicchiere, poi il bicchiere beve un bicchiere. Infine il bicchiere beve l’uomo”. Nel campo delle droghe (e l’alcol è una droga) è proprio vero che a un certo punto non è più l’uomo che comanda ma il bicchiere. E inizia così un penoso processo di auto schiavizzazione con la conseguente graduale autodistruzione. L’allarme alcolismo giovanile è scattato in Europa e anche in Italia. La conferma che anche i nostri giovani sono sulla strada del graduale suicidio da alcol, come i loro colleghi del centro e nord Europa, è venuta da una ricerca dell’Università Vita-Salute del S. Raffaele di Milano. L’inchiesta fu fatta su un campione di 2362 studenti delle scuole superiori attraverso questionari anonimi, con domande sull’uso e abuso di droghe e alcol e sui comportamenti sessuali a rischio di contagio Hiv-Aids. Desolante il risultato. E non stiamo parlando di extra terrestri, ma dei giovani che troviamo per strada, sui mezzi di trasporto, sui banchi di scuola,  nei super mercati. Qualcuno ha confessato di essersi ubriacato in un mese ben 17 volte, spesso da solo. In alcuni casi, con un pericolosissimo mix di marijuana e alcol. Il 42% ha usato droghe almeno una volta. Il primo contatto con sostanze stupefacenti illegali è individuabile a circa 14 anni e mezzo. La marijuana è la droga più diffusa tra i ragazzi (80% degli intervistati). E’  una droga anche se viene chiamata leggera. Aggettivo che è fuorviante (come la pubblicità ingannevole sulle sigarette, chiamate light, leggere!).

LA MIA CLASSE

Per chi ha deciso liberamente o  trascinato dal branco, il connubio marijuana/alcol è facile. Come insegnante (Torino Nord) ne ho avuto conferma dai miei allievi (16-18 anni). Erano in vena di confidenze (o di inconscia auto esaltazione?), e uno di loro ha candidamente svelato che il suo gruppo (o branco?) di cinque amici aveva speso per il capodanno 2003 quasi 100 € per l’erba,poi abbondantemente innaffiata di alcol. Risultato? Uno sballo fino al vomito. Non c’è male come inizio d’anno. In questi ultimi anni, insomma, si è aggiunta prepotentemente anche la droga alcol. Che fa paura! Ho detto droga a ragion veduta: crea assuefazione, distrugge l’organismo (con gradualità diversa, ma lo fa) e rende schiavi proprio come le altre. L’alcol è droga, non una sostanza innocua per fanciulli innocenti o adolescenti di primo pelo. Una droga presente e sottovalutata, quotidianamente pubblicizzata e abbondantemente consumata. Una droga che distrugge, cellula dopo cellula, la vita di giovani e non, che riempie prigioni e ospedali, uccide su strade e autostrade. Un flagello sociale! Una rivista americana l’ha battezzata legal drug, droga legale, senza eufemismi o circonlocuzioni di parole. E l’alcol è il killer numero uno dei giovani americani.

LIBERTÀ DAL BICCHIERE

I ragazzi bevono per sentirsi grandi, abusano di alcol per essere accettati dal gruppo, si ubriacano per essere trasgressivi e muoiono da imbecilli, perché non sono più padroni di se stessi. In realtà non bevono, piuttosto sono bevuti dall’alcol. Si stanno poi diffondendo mode pericolose, come gareggiare in vere e proprie maratone alcoliche: una forma di bulimia che porta a bere fino al vomito, per poi ricominciare. Un altro fenomeno, chiamato binge drinking, consiste nell’assunzione esagerata e compulsiva di alcol, fatta spesso in solitudine. Una sorte di sindrome di cui soffre anche il 5% dei maschi italiani e il 2% delle femmine: tre o quattro volte al mese ci si stordisce con l’alcol. I giovani così non sanno di andare incontro a conseguenze terrificanti (una vita piena di guai). L’abuso di alcol provoca un aumento della mortalità in molte malattie, dalla cirrosi epatica, allo stesso alcolismo, alle psicosi di origine alcolica, alle miopatie alcoliche, polinevriti, gastriti, apoplessia cerebrale e cancro; ed è all’origine di comportamenti devianti e violenti, di suicidi, crimini familiari, esclusioni sociali e di incidenti stradali mortali (le cosiddette stragi del sabato sera). Le cause? Molteplici. Tra cui il disagio esistenziale e la fragilità psicologica di chi affronta l’insostenibile leggerezza della propria vita con mezzi pericolosi come l’alcol. Il fatto poi di vivere in una società consumistica, che spesso ti mette a disposizione il denaro ma non l’educazione ai valori facilita l’abuso alcolico. E la pubblicità. Inutile nasconderlo. E’ un martellamento pressante, subdolo, suadente, senza scampo. Fatto sui  figli di una cultura edonista, radicale e individualista, dove i desideri sono  legge, dove prospera la cultura del rischio e del tutto è lecito,dove l’imperativo è la libertà di auto/determinazione… fino all’auto/distruzione! Una cultura religiosamente indifferente, dove l’adorazione dell’io ha scalzato l’adorazione di Dio. La sfida è proprio quella dell’educazione al valore della propria libertà  fino al corretto e responsabile comportamento davanti al bicchiere da bere, per non  correre il pericolo di essere ‘bevuti’ perdendo così la propria dignità e la vita.