PRIMO PIANO
Già insegnante presso la facoltà di Antropologia teologica del S. Tommaso di
Messina.
Dal 1999 al 2002 ispettore della provincia religiosa di Sicilia.
Ora vescovo a Mazara del Vallo (TP).
Monsignore, quali sono i dati della sua diocesi?
La diocesi conta 260.000 anime ripartite in 77 parrocchie. Miei collaboratori nell'apostolato sono circa una settantina di sacerdoti diocesani e 25 appartenenti a congregazioni religiose. Gli istituti religiosi presenti sono 29, dei quali 21 femminili e gli altri 7 maschili.
Come pensa il suo servizio in diocesi?
Mi piace pensare che l'elezione a pastore di un territorio ecclesiastico assomigli un po' a un matrimonio che si contrae tra la diocesi e il suo Vescovo. Le parole-chiave, allora, che "informano" questo specialissimo sacramento sono unità, collaborazione, attenzione, cura pastorale...
Quali sono, monsignore, le caratteristiche diciamo più appariscenti della sua Chiesa locale?
Mazara del Vallo è il territorio che ospita la maggiore concentrazione di immigrati di religione islamica di tutta Italia. A questo punto indovino la prossima domanda che vorrebbe farmi: "Sono un problema?".
Esatto: sono un problema?
Le rispondo di no, anzi sono convinto che Dio parli anche attraverso di loro, quindi sono una risorsa. Ci credo e mi adopererò per dimostrare che questa convinzione è giusta e che collaborare è l'unica via per costruire una società più giusta e fraterna, una società davvero cristiana insomma.
Dunque, lei crede nel dialogo?
Altro che! Il dialogo è da sempre il miglior strumento per crescere insieme e ricercare giorno per giorno la volontà del Signore, anche se lo chiamiamo con nomi diversi, Dio o Allah.
Si sente ancora un figlio di Don Bosco?
Sempre di più. Ogni volta che incontro i giovani è per me una gioia e una festa. A loro ho inviato uno dei miei primi messaggi come vescovo e li ho invitati a scelte radicali in nome di Gesù, senza lasciarsi incantare da falsi bagliori e falsi ideali.