CHIESA

di Savina Jemina

Grandi viaggi...25 anni di pontificato e 14 lettere encicliche fanno grande papa Giovanni Paolo II.

WOJTYŁA IL MAESTRO (1)

Passerà alla storia come il Papa dei primati. Tanti ne ha polverizzati… lui ottimo sportivo.

Nessun altro pontefice si è mai spostato tanto: i chilometri percorsi corrispondono a una trentina di volte il giro del mondo. Nessun altro Papa ha canonizzato tanti uomini e donne, ribadendo che tutti possono essere santi vivendo bene l’“ordinario quotidiano”. Nessun’altra personalità, per i 25 anni di governo o di regno, ha avuto l’onore di un francobollo d’argento. Nessuno ha mai pronunciato tante parole di speranza, capaci di rispondere ai più profondi interrogativi dell’uomo. Presentiamo ai lettori una sintesi del suo magistero attraverso le 14 encicliche da lui scritte finora.

REDEMPTOR HOMINIS

(4/3/1979)

Papa Wojtyła firma la sua prima enciclica a meno di cinque mesi dall’elezione, avvenuta il 16 ottobre 1978. La frase introduttiva - “Il Redentore dell’uomo, Gesù Cristo, è centro del cosmo e della storia” - è la base del suo pontificato e sembra riecheggiare il primo versetto di san Marco: “Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”. Il Papa aggiunge: “S’impone una risposta fondamentale ed essenziale, e cioè: l’unico orientamento dello spirito, l’unico indirizzo dell’intelletto, della volontà e del cuore è per noi questo: verso Cristo, Redentore dell’uomo; verso Cristo, Redentore del mondo” (§ 7). Più avanti, scrive che Cristo “è l’uomo perfetto (…). Con la sua incarnazione, infatti, il Figlio stesso di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, Egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato. Egli, il Redentore dell’uomo!” (§ 9).

DIVES IN MISERICORDIA

(30/11/1980)

Il Papa ripercorre l’Antico Testamento e la parabola del Padre misericordioso [del figliol prodigo] per affermare: “La Chiesa proclama la verità della misericordia di Dio rivelata in Cristo crocifisso e risorto, e la professa in vari modi. Inoltre, essa cerca di attuare la misericordia verso gli uomini attraverso gli uomini, vedendo in ciò un’indispensabile condizione della sollecitudine per un mondo migliore e «più umano», oggi e domani (…). Quanto più la coscienza umana, soccombendo alla secolarizzazione, perde il senso del significato stesso della parola «misericordia», (…) tanto più la Chiesa ha il diritto e il dovere di far appello al Dio della misericordia «con forti grida». Queste «forti grida» devono essere proprie della Chiesa dei nostri tempi, rivolte a Dio per implorare la sua misericordia, la cui certa manifestazione essa professa e proclama come avvenuta in Gesù crocifisso e risorto, cioè nel mistero pasquale. È questo mistero che porta in sé la più completa rivelazione della misericordia, cioè di quell’amore che è più potente della morte, più potente del peccato e di ogni male, dell’amore che solleva l’uomo dalle abissali cadute e lo libera dalle più grandi minacce” (§ 15).

LABOREM EXERCENS

(14/9/1981)

In quest’enciclica, resa nota nel 90° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, si legge: “Il lavoro porta su di sé un particolare segno dell’uomo e dell’umanità, il segno di una persona operante in una comunità di persone; e questo segno determina la sua qualifica interiore e costituisce, in un certo senso, la stessa sua natura”. E più avanti: “Nel lavoro, grazie alla luce che dalla risurrezione di Cristo penetra dentro di noi, troviamo sempre un barlume della vita nuova, del nuovo bene, quasi come un annuncio dei «nuovi cieli e di una terra nuova», i quali proprio mediante la fatica del lavoro vengono partecipati dall’uomo e dal mondo. Mediante la fatica - e mai senza di essa. Questo conferma, da una parte, l’indispensabilità della croce nella spiritualità del lavoro umano; d’altra parte, però, si svela in questa croce e fatica un bene nuovo, il quale prende inizio dal lavoro stesso: dal lavoro inteso in profondità e sotto tutti gli aspetti - e mai senza di esso” (§ 27).

SLAVORUM APOSTOLI

(2/6/1985)

Scrivendola “nel ricordo dell’opera evangelizzatrice dei santi Cirillo e Metodio, dopo undici secoli”, il Papa riafferma le sue radici slave e affida al Signore “l’intera Chiesa di ieri, di oggi e di domani, la Chiesa che è in Europa e che è diffusa su tutta la terra. Nelle tue mani io consegno questa singolare ricchezza, composta da tanti diversi doni, antichi e nuovi, immessi nel tesoro comune da tanti figli diversi. Tutta la Chiesa ringrazia te, che chiamasti le Nazioni slave alla comunione della fede, per il retaggio e il contributo da esse apportato al patrimonio universale. Ti ringrazia per questo, in modo particolare, il Papa di origine slava (…) È indispensabile risalire al passato per comprendere, alla sua luce, la realtà attuale e presagire il domani. La missione della Chiesa è, infatti, sempre orientata e protesa con indefettibile speranza verso il futuro. Il Futuro! Per quanto possa umanamente apparire gravido di minacce e di incertezze, lo deponiamo con fiducia nelle tue mani, Padre celeste, invocando l’intercessione della Madre del tuo Figlio e Madre della Chiesa” (§§ 31-32).

5. DOMINUM ET VIVIFICANTEM

(18/5/1986)

L’enciclica è un inno allo Spirito Santo, che “agisce come consolatore, intercessore, avvocato, specialmente quando l’uomo, o l’umanità, si trova davanti al giudizio di condanna di quell’«accusatore» (…). Lo Spirito Santo non cessa di essere il custode della speranza nel cuore dell’uomo (…). Lo Spirito Santo, nel suo misterioso legame di divina comunione col Redentore dell’uomo, è il realizzatore della continuità della sua opera: egli prende da Cristo e trasmette a tutti, entrando incessantemente nella storia del mondo attraverso il cuore dell’uomo”. Segue un accorato invito alla pace: “Nonostante le crescenti minacce, [la Chiesa] non cessa di aver fiducia, non cessa di invocare e di servire la pace dell’uomo sulla terra. La sua fiducia si fonda su colui che, essendo lo Spirito-amore, è anche lo Spirito della pace e non cessa di esser presente nel nostro mondo umano, sull’orizzonte delle coscienze e dei cuori, per «riempire l’universo» di amore e di pace” (§ 67).