GIOVANI

di Vito Orlando

La realtà religiosa dei giovani in Italia… Secondo alcuni è allarme rosso.

MAESTRI SENZA PAROLE, APPRENDISTI SENZA MEMORIA

Sembra che i giovani siano religiosi più o meno fino all’età adolescenziale. Il periodo del “turbamento” è quello che ha la più impressionante flessione riguardo alla frequenza religiosa, se non proprio al credo. Sembra che la liturgia non comunichi più. Alcune cause e qualche possibile rimedio.

Per parlare della realtà religiosa dei giovani, in genere, si cerca di verificarne gli atteggiamenti, le disponibilità, i comportamenti concreti, la pratica, ecc. Di solito, in questa prospettiva, si riportano dati che risultano piuttosto impressionanti: una percentuale altissima (a seconda dei contesti può avvicinarsi e anche superare il 90%) vive l’esperienza del catechismo, una percentuale non di molto inferiore sceglie di seguire l’insegnamento della religione cattolica a scuola. In contrasto con questi dati, si constata, tuttavia, che la celebrazione dei sacramenti segna per molti la fine della presenza in chiesa, l’adolescenza si accompagna a una drastica riduzione della pratica religiosa. I ricordi si perdono nel vago o si ammassano in un angolo (o piuttosto un ripostiglio) della propria vita e quando si attiva qualche forma di risveglio, perché esigenze esistenziali vanno a ravvivare i ricordi, si realizzano forme soggettive, emozionali e funzionali che appaiono approssimative e difficilmente riconducibili al credo che si era professato.

UN CALO ESPONENZIALE

Ovviamente il discorso cambia se l’attenzione va agli adolescenti e giovani che sono rimasti in qualche realtà comunitaria in cui hanno potuto sviluppare appartenenza, ascolto, azione, maturazione personale e coinvolgimento emozionale. Quando ci si vuole rendere conto della consistenza di queste presenze, non si va molto al di là di percentuali piuttosto ridotte (per lo più intorno al 10%); sono pochi quelli che esprimono la disponibilità all’impegno religioso, come sbocco consequenziale di un percorso meno accidentato o quanto meno che ha saputo conservare riferimenti sicuri e capaci di dare sicurezza!

Quelle precedenti possono apparire considerazioni sommarie, di senso comune, alla base di alibi e di rassegnazione, anche all’interno della istituzione ecclesiale. Per capire qualcosa in più e cercare di darsi ragioni di ciò che sta avvenendo per adolescenti e giovani a livello religioso, bisogna andare oltre. Proviamo a vedere le cose da qualche altra prospettiva. Ne possiamo evidenziare due: una che parte dalla realtà ecclesiale e l’altra dalla modernità. In questo ci possono aiutare ricerche e riflessioni.

Una recente ricerca sul clero italiano ha richiamato l’attenzione alla realtà religiosa presente nella Chiesa di oggi. Il clero è consapevole che “la liturgia non comunica” (73%), che l’annuncio del vangelo non interpella le coscienze e non ottiene risposte (58%) e che non si sa come proporre il vangelo nella società di oggi (57%). Essi stessi riconoscono la difficoltà di avvicinare i lontani, e che si accontentano di aspettarli in occasione della catechesi dei figli, anche se il fatto resta occasionale per la stragrande maggioranza di genitori e degli stessi ragazzi.

POSSIBILI CAUSE

Il dato che emerge individua come tendenza la senilizzazione del clero e dei praticanti, l’abbandono dei ragazzi e dei giovani, un’evangelizzazione poco interpellante perché il clero manca di un linguaggio adatto alla società attuale, una catechesi disincarnata dalle esperienze di fede e celebrazioni che perdono di significatività. Concretamente e implacabilmente si può dire che i maestri hanno perso il linguaggio, il rito non diventa “memoriale”, l’informazione non produce comunicazione… il tutto finisce nell’angolo dei ricordi ma non illumina la vita.

Guardare come stanno le cose all’interno della Chiesa può diventare pertanto importante per capire quel che resta o perché le cose cambiano a livello di presenza/assenza dei ragazzi e dei giovani.

Non è meno importante, tuttavia, guardarsi attorno; cercare di capire che cosa succede nella cultura e nella società attuale in riferimento alla realtà religiosa. I continui cambiamenti e il sommarsi dei rischi della vita attuale fanno crescere incertezze e paure. Da queste proviene un forte stimolo a cercare anche risposte religiose. Ma, per la situazione descritta, esse non vengono dall’istituzione religiosa, sia perché si fatica a coglierle sia perché non si è in grado di offrire un codice di senso che possa essere condiviso.

UN PERCORSO PERSONALE

In questa situazione i singoli sono quasi costretti (ma spesso rivendicano la loro libertà) a costruirsi un rapporto individuale con la religione. In questo percorso personale si cerca di accostare alcune dimensioni dell’identificazione religiosa comunitaria, etica, culturale ed emozionale. Si tratta di un “bricolage” religioso che può variare molto e spingere a cercare facilmente nuove realtà, esperienze, aggregazioni di cui far parte. Siccome non vi è forte identificazione istituzionale, da essa si può facilmente uscire quando, per esempio, al suo interno il “culturale e l’emozionale” si dissociano; quando un’elaborazione di significati non è coinvolgente. Si tratta di una realtà provocante… è la necessità del memoriale, dell’incisività del messaggio, della capacità di rispondere ai bisogni profondi e a quelli della quotidianità.

Il pellegrino che cerca espressioni significative per la ricostruzione dell’identità cristiana, può giungere anche a una scelta di appartenenza religiosa tradizionale, soprattutto se essa presenta una forte intensità spirituale e comunitaria, come si può trovare in movimenti cristiani all’interno della chiesa cattolica.

RIMEDI CREATIVI

I giovani escono dalla Chiesa ed entrano nel pellegrinaggio della vita alla ricerca di senso, di costruzione di una identità personale in cui sia significativamente presente il religioso. Un percorso che non sempre li porta alle appartenenze religiose tradizionali… ma li spinge a cercare qualcosa di più significativo a livello “culturale ed emozionale”. Solo attivando dei veri “laboratori della fede”, in cui dei bravi artigiani siano in grado di far conseguire l’arte di costruire percorsi di senso, potranno sentire viva la “memoria” e sperimentare la gioia di sentirsi salvati oggi da Colui che ha dato la sua vita e indicato la strada per giungere a realizzare una vita piena e ricca di senso.