EXALLIEVI
di Carmine Di Biase
L’exallievo,
carabiniere Salvo D’Acquisto, potrebbe essere presto beato.
Siamo di fronte a un exallievo/carabiniere che sta marciando a grandi passi verso gli altari. Non una vita eccezionale ma un episodio di questa vita illumina e qualifica tutto il percorso, un atto eroico di carità che solo i grandi santi sanno fare. Una vita ordinaria, dunque, che un giorno sconfina improvvisamente nell’eroismo della carità oblativa: “Nessuno ha amore più grande di colui che dà la vita per i propri amici”.
Salvo D’Acquisto, nato a Napoli il 17 ottobre 1920, primo di cinque figli, cresciuto in un ambiente di sana famiglia, viene presto a contatto con lo spirito salesiano: frequenta, infatti, presso le Figlie di Maria Ausiliatrice di Napoli-Vomero la scuola materna, o, come allora si diceva, l’asilo infantile. Poi passa all’istituto salesiano dello stesso rione, dove frequenta prima la IV elementare e quindi, nel 1933-34, la I ginnasiale che corrisponde all’attuale media. Era un temperamento generoso e riflessivo, frutto di una educazione familiare sana che puntava sul lavoro e sull’onestà. Tale educazione lo rese disponibile verso gli altri in casa così come nella scuola. A 14 anni è un bel ragazzo, «riservato, prudente, riflessivo», come lo ricordano i compagni e il fratello Alessandro. Famiglia e ambiente salesiano sono le due dimensioni che, maturate nell’Arma dei Carabinieri, forgiano nel giovane Salvo un carattere che si dimostrerà ben presto adulto e preparato al sacrificio.
La sua grande forza d’animo lo porta ad arruolarsi nel 1939 nell’Arma dei Carabinieri, in cui si distingue presto per la fedeltà al dovere e rispetto per la gente, e per il suo innato bisogno – scrive il generale Caruso, suo primo biografo – «di aiutare gli altri, integrando i primi sentimenti di adorazione verso Dio e di affetto per il prossimo, con le doti tradizionali del carabiniere: l’amore di patria, il coraggio, lo spirito di sacrificio, il senso del dovere».
Nel novembre del 1940 parte volontario per la Cirenaica e vi resta fino al 1942, sentendo, come annotava la madre, «scaturire il grande sacrificio di immolarsi per l’altrui salvezza». È l’ideale della sua vita. Egli stesso lo scriveva alla madre: «Bisogna rassegnarsi ai voleri di Dio a prezzo di qualsiasi dolore e di qualsiasi sacrificio». Una convinzione della sua maturità morale che lo porta, in un pomeriggio del 23 settembre 1943, presso la Torre di Palidoro alle porte di Roma, a offrire se stesso per salvare 22 ostaggi che già stavano scavando la loro fossa di morte, dove sarebbero stati sepolti dopo la fucilazione come ritorsione a un presunto attentato. Al mattino aveva ricevuto la Comunione. Napoli (come Palidoro), gli ha dedicato un monumento in piazza della Carità ora intitolata al suo nome.
Da un ventennio la Chiesa, sensibile di fronte a tanto sacrificio, ha iniziato presso l’ordinariato militare la procedura canonica per giungere alla beatificazione di questo illustre figlio della Patria e della Chiesa. Ultimamente, risulta rubricato dalla “Congregazione Vaticana per le Cause dei Santi” con protocollo n. 198 delle “positiones”. La sua «positio super vita, martyrio et fama martyrii» (cioè il punto sulla sua vita, e sul suo martirio), frutto di una indagine meticolosa condotta dal postulatore, il gesuita Paolo Molinari con la collaborazione del professor Peter Gumpel, esperto in materia, è stata consegnata sette anni fa alla competente Congregazione vaticana. Inoltrata quattro anni fa una “petizione suppletiva”, è emerso «con grande chiarezza che Salvo D’Acquisto si doveva considerare martire della carità». Lo stesso papa Giovanni Paolo II, il 9 aprile 1983, ha presentato Salvo come «luminoso esempio di abnegazione e di sacrificio».
Siamo, insomma, con Salvo D’Acquisto nella linea dei “martiri” della Chiesa, tesi che i salesiani del Vomero hanno difeso da sempre, in particolare con l’associazione degli exallievi che dal 1981 è intitolata proprio al carabiniere martire. Ma la stessa Chiesa napoletana ha avallato questa tesi che ha ottenuto il consenso e la partecipazione di tanti cittadini e autorità, tra gli altri il sindaco Rosa Russo Iervolino e l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania e alte rappresentanze dei Carabinieri, quando il padre Molinari ha presentato un’ultima petizione per la beatificazione di Salvo. Sentita e commossa la partecipazione degli allievi dell’Istituto salesiano, accompagnati dal direttore e dal preside, alla Messa del 24/9/2003 nel santuario di Santa Chiara, dove dal 1986 è traslata la salma di Salvo (servo di Dio dal 1985). Ha celebrato il cardinale Giordano che ha tracciato un intenso profilo sulla dedizione al sacrificio di Salvo, presentato dal cappellano militare come «icona del carabiniere di ogni tempo».
Una conferma dell’ampia venerazione che riscuote il giovane eroe, è che a suo nome sono state intitolate centinaia di strade, caserme, piazze, scuole in tutta Italia; nonché quattro film, oltre alla fiction TV del settembre 2003; un vivo movimento di partecipazione che ne ha reso popolare il nome. Anche i salesiani ne hanno valorizzato la figura con manifestazioni e incontri civili e religiosi dedicati alla memoria di questo exallievo, salito agli onori delle cronache, e ora pronto per gli onori degli altari. Siamo in trepida attesa della proclamazione della santità del nostro Salvo, “martire della carità”, come Massimiliano Kolbe, lo slovacco Akpor, Maria Goretti, e decine di altri. L’intera Famiglia Salesiana nelle sue varie espressioni educative, ne attende la beatificazione per proporlo come esempio vivo ai giovani di oggi.