LETTERA AI GIOVANI
Carissimo,
Il 9 novembre 1989 con la caduta del muro di Berlino qualcuno scrive: “La storia è finita perché non ci saranno più guerre”.
Improvvisamente con l’attacco alle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001, tutti sono d’accordo nel dire: “Nulla sarà più come prima”.
Sono venuti meno due assiomi:
- la sicurezza non è sinonimo di difesa, non c’è muro che tenga. La sicurezza internazionale non è costituita da muri, da filo spinato, da cortine di ferro, dal vallo atlantico, da muraglie cinesi.
- La sicurezza è un bene primario. Oggi coincide con la sopravvivenza. E’ caduto il mito dell’invulnerabilità.
Tornare a casa dopo la spesa in un affollato supermarket, andare in uno stadio da 80.000 posti, frequentare l’università servendosi del metro senza preoccupazione alcuna è un diritto sacrosanto e inviolabile.
Il sostantivo “sicurezza” ha come radice etimologica il latino “sine cura”, che esprime l’assenza di preoccupazione. Non è più così.
Se a morire a Ground Zero fossero stati 30 o 300 civili anziché 3000, il risultato – la deflagrazione emotiva – non sarebbe cambiato.
L’unica vera superpotenza del mondo diventa avvicinabile, vulnerabile, fragile.
La sua fortunata collocazione geografica (due oceani senza un confine al nord) non è più un privilegio.
Oggi viviamo nevroticamente: il battito d’ali di una libellula può trasformarsi nel boato di uno scoppio.
Non ti sei mai chiesto come e quando un giovane come te decide di diventare kamikaze?
Personalmente ti sei abituato a incontrare il kamikaze, a viverci fianco a fianco, laddove la vita di un uomo vale meno di una manciata di dollari, dove si è portati a vendere la propria vita pur di concorrere alla sopravvivenza di un fratello lontano, che ti ha visto partire su un barcone di fortuna.
La cosa più importante non è fermarsi a ripetere che cosa non si doveva fare, ma dire che cosa si deve fare.
La cultura della disperazione è speculare alla cultura della sazietà.
Abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare.
Se vuoi dare ossigeno alla tua sicurezza, devi offrire speranza.
Il 12 settembre ha sul tappeto gli stessi problemi del 10 di settembre.
L’impero del denaro ha i giorni contati, se non si apre alla giustizia sociale, a un’economia solidale.
Le Torri Gemelle diventano il simbolo delle nostre responsabilità.
Il muro di Berlino che crolla resta una sfida, il banco di prova del III millennio.
Carlo Terraneo