INSERTO CULTURA

di Giovanni Eriman

A Léon in Messico, la parrocchia del Santuario di San Giovanni Bosco si propone alla popolazione del quartiere e della città e alle autorità civili e religiose oltre che con iniziative di grande apertura pastorale e sociale anche per l’allestimento di un museo salesiano alquanto particolare.

IL MUSEO DON BOSCO DI LÉON

E’ un museo moderno, allestito esclusivamente per insegnare e non per conservare; un museo didattico che consegna alla popolazione la storia della congregazione salesiana e le meraviglie del suo fondatore. Pochissimi i “pezzi” in mostra, moltissimi i cartelloni, le foto, le scritte, le pitture che segnano le tappe di un percorso che vuole portare nel cuore dei visitatori l’amore a Don Bosco e alla Famiglia Salesiana.

Il museo è nato dall’intelligenza pastorale del parroco padre Alejandro Gómez Peña e dal suo desiderio di far conoscere uno dei più grandi santi della storia moderna cui la parrocchia e la città stessa devono molto. A una nazione giovane, dove la gioventù costituisce un campo immenso di apostolato, il santo dei giovani ha da dire molto con la sua vita, le sue opere e i suoi figli. Non per nulla furono proprio i salesiani a imprimere una accelerazione alla pastorale giovanile di Léon, a bonificare un intero quartiere, in cui le cose più ordinarie erano le scorribande a volte tragiche di numerose gang giovanili che si facevano guerra tra loro, e rendevano il quartiere il più pericoloso e invivibile della città.

CENNI STORICI

I primi salesiani misero piede in città nel 1958 e in qualche anno riuscirono a trasformare radicalmente uno dei quartieri più malfamati e pericolosi. La cosa dovette fare non poca impressione, se le autorità concessero a Léon, l’unica città in tutto il Messico, di erigere un grande monumento a Don Bosco su suolo pubblico. “Proprio perché lui sa ancora far miracoli, soprattutto oggi con la sua pedagogia, allora insegniamo la sua storia, parliamo della sua spiritualità, del suo sistema, della famiglia religiosa che ha fondato; facciamo conoscere le sue opere, fotografiamo i suoi tratti più accattivanti…” Così padre Alejandro giustificava lo sforzo poderoso di approntare il museo. E così il museo è nato, in sei grandi sale della Parrocchia. È giocoforza seguirne l’itinerario didattico proposto, seguito dai numerosissimi pellegrini del santuario, dai fedeli di altre parrocchie non solo della città, dalle scuole pubbliche e private, ecc.

L’ITINERARIO

1a SALA. La prima sala è “custodita” da Mamma Margherita. Nel vano della porta della casetta dei Becchi ella invita a entrare… L’impatto è immediato con strumenti e oggetti dei contadini dell’astigiano, e un grande cartello con l’inizio di questa storia straordinaria: “In principio era la Madre!…” Davvero significative le poche e centrate espressioni del letterato danese Joergensen. E’ stata lei, come ogni mamma, a insegnare al figlio la dolcezza unita alla fermezza, il valore della ragione e dell’obbedienza, del lavoro e del sacrificio, della prudenza e della sincerità… Si tratta della sala di Giovanni Bosco bambino, del focolare domestico, del sogno dei nove anni, e degli avvenimenti a livello europeo e messicano che in quegli stessi anni facevano la storia: in Europa l’ascesa poi la disfatta di Napoleone lo stesso anno della nascita di Giovannino (1815), in Messico l’inizio della lotta per l’indipendenza (1810).

2a SALA. La seconda sala descrive gli anni di Giovannino studente, le sue abilità di maghetto in erba e di esperto giocoliere, la sua uscita dalla casa paterna per andare a lavorare alla cascina Moglia, l’incontro con don Calosso, la decisione di studiare, la sua prodigiosa memoria. Sono in esposizione gli oggetti e gli strumenti che per mantenersi agli studi Giovannino usava nei vari mestieri che, necessità fa virtù, era stato costretto a imparare: falegname, sarto, fabbro, panettiere, calzolaio, garzone di bottega. E’ anche il periodo della fondazione della “società dell’allegria”. La collocazione storica ricorda che in Italia è l’era dei papi Leone XIII, Pio VIII e Gregorio XVI, delle società segrete e dei moti mazziniani, in Messico il periodo dell’indipendenza (1821) e della guerra del Texas (1825): i messicani furono gli unici che riuscirono a invadere gli Stati Uniti!

3a SALA.È quella di Don Bosco sacerdote. Espone tra l’altro una pianeta a lui appartenuta, dono proveniente dalle Camerette di Valdocco. Ecco perciò l’incontro con Bartolomeo Garelli, la cappella Pinardi, Mamma Margherita all’oratorio (1845), Domenico Savio e la sua santa morte (1857), l’approvazione della Congregazione salesiana (1869), gli attentati contro questo prete scomodo (il museo espone un pugnale, una pistola, un randello e una bottiglia con acqua avvelenata) e il cane grigio come difensore. E ancora la fondazione delle FMA (1872), la prima spedizione missionaria (1875), la nascita del BS (1877)… L’inquadramento storico ricorda che il Vecchio Continente era alle prese col manifesto del Partito Comunista (1848), la Chiesa proponeva il dogma dell’Immacolata (1854), il Messico era sotto l’impero di Massimiliano.

4a SALA.Presenta Don Bosco “Costruttore di chiese”. Prima fra tutte quella di Maria Ausiliatrice di cui è in esposizione un bel plastico. Di questa costruzione Don Bosco ebbe a dire: “Ogni mattone è un miracolo della Madonna”. Non mancano foto e storia della chiesa di San Francesco di Sales sempre a Valdocco, di quella del Sacro Cuore a Roma e della “Hermita” (edicola) sul Tibidabo di Barcellona dove poi sorgerà il santuario del Sacro Cuore. La sala fa cenno anche a Don Bosco scrittore con alcune sue opere e lo scopo per cui le ha scritte.

5a SALA.E’ quella delle Missioni, con la foto della prima spedizione in Argentina. Un grande cartellone si domanda: Che cosa fa il missionario? E risponde: di fronte alle guerre lavora per la pace, di fronte alla violenza lavora per la giustizia, di fronte alla disoccupazione lavora per la formazione professionale, di fronte alla emarginazione della donna lavora per la sua dignità… ecc. La sala enumera le missioni salesiane in ogni parte del mondo e ricorda i sogni missionari di Don Bosco.

6a SALA.S’intitola “Don Bosco nel mondo”. E’ la sala della salesianità, dei Rettori Maggiori, dell’organizzazione generale della congregazione di Don Bosco, dei punti chiave della sua spiritualità, del sistema preventivo coi suoi tre pilastri: ragione, religione, amorevolezza, dell’Oratorio, visto come casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita, cortile per fare amicizia. L’albero della santità salesiana presenta tutti i servi di Dio, i venerabili, i beati e i santi frutti del Sistema di Don Bosco.

7a SALA E’ riservata alla presentazione dei salesiani in Messico, con le loro opere, le loro realizzazioni umanitarie, le loro scuole, gli oratori di frontiera, i progetti… Il Rettor Maggiore don Ziggiotti, in visita a Léon, fu accolto da quasi 200 mila persone entusiaste. Si commosse fino alle lacrime ed esclamò: “Valdocco conserva il corpo di Don Bosco, ma qui c’è il suo cuore!”.

Davvero un grande affresco, una splendida catechesi, una puntigliosa lezione di storia della congregazione nel mondo e in Messico, che finisce con una provocazione: “TU PUEDES CONTINUAR ESTE SUEÑO”, tu puoi continuare questo sogno!...