IL DOCTOR J.

di Jean François Meurs

VOGLIO DIVENTARE UNA STAR!

Caro Dottor J., ho 15 anni, e ho fretta di arrivare a 18, perché… coltivo un sogno: diventare celebre. Quando un individuo è una celebrità, tutti lo amano. Farei di tutto (quasi!) per andare in televisione. Ci arrivano solo pochi eletti, lo so, ma cercherò di attirare la fortuna. I miei compagni mi ripetono che sono un pazzo, che guardo troppi romanzi d’appendice. Beh, io credo che siano un po’ gelosi! Eh! Eh! Infatti, a me piacciono moltissimo i teleromanzi che hanno per protagonisti i giovani. Perché non dovrebbero piacermi? Ma non sono un rimbambito, so riflettere, vedo le cose con realismo: nella vita bisogna sapersi creare delle opportunità, e io ho qualche asso nella manica: un viso gradevole, virile e dolce nello stesso tempo, sono ben piantato perché faccio dello sport, ho un carattere aperto e socievole, senza timidezze. Le mie compagne mi trovano “talentuoso”, capace di attirare la fortuna. Non mi sbatto troppo per lo studio, ma sono ben lontano dall’essere un somaro, e la scuola non è la sola via per riuscire. I miei genitori dicono di non farmi troppe illusioni, ma m’incoraggiano (sono separati, ma io me la intendo bene con tutti e due). L’importante è avere fiducia in se stessi. Io spero che pubblicherete questa mia lettera, mostrerei la rivista ai miei compagni. Essi non credono, infatti, che la prenderete in considerazione. Eh! Eh! Sento che sto per graffiare!…

Stefano, alias Jason Ford(E’ così che mi faccio chiamare, i miei compagni mi riconosceranno subito!)

Caro Jason Stefano,

da sempre i giovani sognano di diventare celebri. La differenza, forse, è che un tempo gli adolescenti sognavano di compiere grandi gesta a imitazione di famosi viaggiatori, scienziati, scrittori, missionari che facevano una vita eroica. Il che richiedeva, tuttavia, una preparazione seria e il massimo sforzo personale. Oggi, molti sognano di vedere la loro vita cambiata dall’oggi al domani… senza far niente. Beh, forse è un po’ troppo. O no? Insommaqualcosa è cambiato, il sogno si è esasperato… La bacchetta magica degli incantatori moderni è il rettangolo luminoso del monitor. « Visto alla TV» tiene il posto del diploma. Apparentemente, più che contare sui propri meriti personali, più che trafficare i propri talenti, è sufficiente avere la fortuna di essere selezionato in qualcuno dei numerosi concorsi/selezione dove i giovani si precipitano, facendo la fila sotto la pioggia anche per ore.

Ma gli adolescenti ne prendono a volte coscienza: «I miei genitori non mi guardano… preferiscono la TV! Posso anche prendere un 10 in matematica, per loro è normale. Se voglio che si accorgano di me, bisogna che io compaia in TV!». Sono sempre più numerosi i genitori che sognano di vedere i loro figli alla televisione, e cominciano a essere anche molti gli adolescenti che sognano a loro volta di far loro questo regalo. Perché succede? Perché i genitori si convincono di avere un dovere verso se stessi, quello di dar senso ai loro sacrifici, alla loro avventura di coppia, soprattutto quando tra i due dovessero cominciare dei dissapori e il loro essersi incontrati assume la fisionomia di un errore. D’altronde, per loro sarebbe un eccellente risultato se potessero distaccarsene dopo aver loro fatto raggiungere ai figli una meta di prestigio come l’essere arrivati in TV. A un’etàin cui il giovane comincia a prendere in considerazione la sua autonomia e la sua partenza da casa, sarebbe l’ideale: un distacco rapido e indolore.

Secondo alcuni psichiatri, l’aumento del fenomeno è, in gran parte, legato al declino dei riti di passaggio adolescenziali che una volta erano benedetti e accompagnati dagli adulti. Oggi, questi riti sono solo più un desiderio e un’istanza degli stessi adolescenti. Allora, gli innumerevoli concorsi per selezionare letterine, veline, conigliette, attori, cantanti e quant’altro scimmiottano e sostituiscono in qualche modo gli antichi “riti di passaggio” che la società tecnologica ha lasciato cadere, istituendo una serie di prove e imponendo nuovi look, comportamenti stereotipati, ecc. Molti adolescenti anonimi si identificano con questi eroi venuti dal niente, e vivono i loro successi, i loro fallimenti, e partecipano alle loro angosce, e si immedesimano nelle loro avventure.Farsi conoscere, farsi sentire, farsi vedere, essere sulla cresta dell’onda… Molti giovani oggi non hanno timore di mettere in piazza il loro giardino segreto, i loro talenti nascosti, perfino il loro corpo, senza troppi pudori. E si confessano alla radio o in TV. Abbiamo già trattato questo soggetto: l’abbiamo chiamato «bisogno di estimità», che batte ormai il bisogno di intimità.

Il fatto è che la celebrità appare come una protezione: la gente celebre sembra immunizzata contro gli sconvolgimenti del corpo, le preoccupazioni psicologiche, i cambiamenti delle relazioni familiari, sociali e amicali. Essi appaiono come forniti di tutto per affrontare le difficoltà della vita. Quale sogno per un adolescente tormentato da ciò che sta avvenendo in sé a livello fisico e psicologico, familiare e sociale, morale e religioso… e agitato dal timore che il futuro non sia poi tanto migliore.