ON LINE coadiutori salesiani
di Antonio Miscio
La parabola di Francesco Fogliotti (1911-1999), insegnante di matematica a Sampierdarena.
Girando le pagine dei grossi registri scolastici di Sampierdarena e spostandosi dagli anni Quaranta, fino agli Ottanta, leggiamo che da 36 a 40 erano le ore settimanali di insegnamento di Francesco Fogliotti. Quando già la normale cattedra di matematica e fisica di 18 ore è pesantissima, lui ne faceva il doppio! Deplorabile stacanovista, se l’avesse fatto per guadagnare il doppio. Da sparargli da parte dei compagni di lavoro, se avesse preteso che gli altri facessero altrettanto. Ma in lui era totalmente assente la tentazione di dare lezione di laboriosità. Il professor Fogliotti era contento di lavorare, di insegnare, di avere davanti scolaresche che crescessero nella conoscenza di quelle due ostiche materie, la fisica e la matematica, di cui era specialista appassionato e maestro insigne. E tutto sempre in assoluta gratuità, per amore di Don Bosco, dei giovani e… della scienza esatta! Per lui insegnare era più festa che fatica, festa goduta che annullava la fatica. Quando si ama non si fa fatica. E se si fatica, la stessa fatica viene amata. Sant’Agostino diceva questo dell’uomo e del suo agire nei vari ambiti della vita. Per Fogliotti ciò era valido al 100%.
A TEMPO PIENISSIMO
Uomo straordinario e salesiano straordinario, se si prende in considerazione il suo modo di essere nei confronti dei ragazzi, dell’osservanza religiosa e della vita di comunità. Quasi novant’anni di vita al top. Gran patriarca, grande insegnante, grande educatore. Comincia a 26 anni la sua carriera a Vallecrosia nel 1937; poi sempre a Sampierdarena, tolta una breve parentesi a La Spezia. Quando nel 1940 le Autorità governative concessero l’abilitazione, Fogliotti destò l’ammirazione di chi era venuto ad assistere alle sue lezioni per abilitarlo. Sapeva rendere facili le cose difficili, arte preziosa, nota a ben pochi. Sono quattrocento e più i ragazzi, e a tutti insegna matematica Fogliotti, unico professore per dieci/dodici classi; 40 ore, che diventeranno 48 quando si aggiungeranno le classi dell’ITI, poi del Liceo Scientifico. In tempi tanto sensibili al sindacalismo a oltranza, quasi ci si vergogna a raccontare queste esagerazioni, se non fosse per la grande dignità e disinvoltura con cui Francesco viveva queste esagerazioni. Tutto normale, tutto naturale per lui: per sei giorni alla settimana sei, sette e talvolta anche otto ore di scuola al giorno. Lo si vedeva passare da un’aula all’altra con nella mano destra la pila dei quaderni con i compiti corretti, e uscire con l’altra pila dei compiti da correggere; in una tasca dello spolverino i gessetti, nell’altra la cimosa. Era come una catena di montaggio, precisa e senza soste. Arriva il professore! dicevano gli alunni. Non arriva Fogliotti. Era il professore per antonomasia.
PITAGORA SALESIANO
Siamo abituati a parlare dei salesiani laici come di quelli che istruiscono sui mestieri, che sono capi laboratorio, insegnanti di applicazioni tecniche, di educazione fisica... Qui parliamo di uno che ha insegnato per tutta una vita la disciplina più acuta, la matematica (e anche la fisica) con la naturalezza e la passione con cui gli antichi filosofi greci trattavano queste ardite questioni. E fu naturale per i ragazzi, per un’istintiva intuizione, dargli il nome di colui che delle scienze matematiche mise le fondamenta, Pitagora. Fuori della scuola Pitagora ridiventava Francesco, un uomo amabile, sorridente, sereno, umile… Né sono aggettivi sprecati, per lui. Tutt’altro. Nulla traspariva delle gratificazioni che gli venivano dall’esterno, della stima che verso di lui manifestavano ex alunni saliti in alto nella scala sociale, onorevoli, ministri, docenti di liceo e di università che ne sollecitavano la collaborazione alla Rivista Scientifica di Matematica e ne apprezzavano le soluzioni esatte e sorprendenti.
Se di Fogliotti ci fermassimo a dire ciò che abbiamo detto, saremmo platealmente incompleti. Dobbiamo aggiungere che fu un salesiano esemplare in mezzo a una trentina di laici salesiani, tanti erano a Sampierdarena nei momenti massimi dal 1945 al 1965, e non tutti esemplari. I marpioni ci sono… anche nelle migliori famiglie! Francesco era la personificazione della coerenza alle sue convinzioni di fede, della fedeltà alle pratiche religiose, specchio di un credo quotidianamente vissuto, della laboriosità salesiana condotta senza evasioni e senza divagazioni. Tutte queste realtà umane e spirituali arricchite da una preziosa fedeltà ai principi del sistema educativo di Don Bosco che da Fogliotti erano vissuti in modo naturale e luminoso mediante la sua presenza nei cortili, accanto ai giovani, nella ricreazione, persino nel gioco, nella conversazione, con l’essere in mezzo ai ragazzi sempre quando lo poteva… e, guarda caso, pare che lo potesse sempre.
ANCORA DOTI
Negli ultimi dieci anni della sua vita, quando la scuola - a 80 anni e passa - non fu più logico che gli si consentisse di farla (fosse dipeso da lui avrebbe continuato anche dopo morto!), rimase tra i ragazzi, pronto a qualsiasi loro necessità là dove la sua competenza potesse essere messa a frutto con ripetizioni, con l’assistenza, con spiegazioni. Come si è felicemente costretti a constatare, un salesiano di mirabile levatura morale, spirituale, umana, professionale. Anche la musica fu una sua grande ricchezza. Venne a Sampierdarena nel 1949, quando trionfava la vena di Marius Charamel che fu lieto di affidargli l’insegnamento nella Schola Cantorum dell’Istituto, e l’allestimento delle operette musicali che nelle case salesiane costituivano i momenti più gioiosi in occasione di feste tradizionali salesiane: l’Immacolata, il mese di maggio, la festa della riconoscenza… A Sampierdarena molti godettero dell’assidua presenza al pianoforte, all’harmonium, all’organo del prof di matematica. Numeri e note musicali, armonia di calcoli e di suoni erano le armi del suo mestiere raffinato e nobilitante.
Dopo 61 anni viene dolcezza e riconoscenza ad aprire le pagine del quaderno con gli appunti di trigonometria, che Fogliotti dettò a un gruppetto di chierici, che avevano in animo per l’anno dopo di affrontare l’esame di maturità classica. Una decina di lezioni nell’estate del 1942 dopo un anno di fatiche, di scuola, di studi, di pericoli. A Sampierdarena con più di sessanta salesiani e oltre cinquecento ragazzi interni.