DIBATTITI

di Severino Cagnin

IMMERSI IN UN DONO SPLENDIDO E DIFFICILE

Negli anni 2000 l’ONU ci fa parlare di pane e vino, di acqua e riso, di montagne e prati verdi: cambia il rapporto uomo-natura. Alla radice mutamenti rapidi globali.Campo di riso in Cina, vicino al luogo del martirio di Mons. Versiglia e don Caravario

Non so se tutti si rendono conto del cambio radicale e decisivo per l’immediato futuro. Ci troviamo in un habitat, indipendentemente da noi. Il sole sorge e tramonta senza che né il governo, né la Banca d’Italia, né io lo vogliamo. L’affermazione fa ridere, ma solo apparentemente. Con il sole ardono i deserti, verdeggiano colline e orti. Gli alberi emettono ossigeno e pannelli energetici accendono Tv e frigoriferi. Stiamo comprendendo che questo dono, chiamato natura, esige un comportamento adeguato: o ne godiamo, o ci colpisce fino alla morte. Alluvioni, siccità, terremoti, esaurimento di risorse, squilibri continentali ci investono. Oppure benessere, progresso tecnologico, qualità della vita si espandono oltre gli oceani.

SI PARTE DALLA CULTURA

Il primo passo è nella cultura. L’homo sapiens del terzo millennio non sente più la natura come un essere divino da temere. Gli dèi antichi del Sole, della luna, delle acque, del fuoco, che parlavano con tuoni e saette, tenevano le tribù in schiavitù fino a esigere sacrifici di neonati e fanciulle. Lo stregone era l’onnipotente intermediario in un mondo di magia e superstizione. Anche alcuni aspetti delle religioni come riti, autoflagellazioni, bestemmie, si spiegano con questo modo irrazionale di dipendenza. Poi venne lo sfruttamento delle risorse naturali del suolo e del sottosuolo: acqua, carbone, petrolio, minerali... In aree tecnologicamente progredite si affermò un’economia di produzione e di scambio, dopo quella di sopravvivenza. Nel XIX secolo alcune aree del pianeta si arricchirono, sfruttando le risorse di altre più deboli: da qui colonialismo ed egemonie economiche e politiche, spesso mascherate da contributi e aiuti. Ma fu inviato il grano, non l’aratro e la scuola agricola; medicine e non università per medici e tecnici locali. L’eccessivo benessere in paesi “sviluppati” creò nella seconda metà del XIX secolo inquinamento, conflitti, questione sociale tra operai e datori di lavoro, degrado urbano, malavita. E siamo all’attuale bivio: o tutto il mondo attua un rapporto positivo con l’ambiente, o precipiteremo in fenomeni apocalittici: lo spettro nucleare, invasioni immigratorie, genocidi per le fonti energetiche. Né la ventata ecologica a difesa del suolo, né le biologie macrobiotiche possono risolvere il dominio di un ambiente, che mantiene in ogni caso le proprie leggi e sorprese. Chi si è schierato in adorazione della natura ha contemporaneamente votato per l’aborto e l’eutanasia. Nasce dunque, da poco, il nuovo homo sapiens, responsabile di scelte fondate su valori morali. È indispensabile ancora una volta, in questa fase dell’umanità sul pianeta Terra, l’accettazione senza riserve né eccezioni di una nuova verità sull’uomo.

Max Scheler, il pensatore studiato da Wojtyła e completato da Cioran, Levinas, Wittgenstein, Popper, Buber, ha dimostrato che la verità, di cui l’uomo ha bisogno per fondare il suo progetto esistenziale, non è determinata dalla tradizione, né da alcuna autorità, né dalla ragione cartesiana o da scelte carismatiche, ma da una presa di coscienza motivata di alcuni valori primari. Da qui verrà la nuova concezione dell’uomo e della vita, comune a tutti i popoli e che ci sosterrà domani. Il primo ad affermare tale fondamento della verità è stato Galileo, troppo rivoluzionario e in anticipo per il suo tempo. Nella sua lettera a Cristina di Lorena afferma che noi conosciamo la verità, da Dio, leggendo il libro della natura. Dunque, ognuno di noi deve personalmente riflettere sulla propria esperienza e, guidato dalla ragione, pervenire a valori basilari. Ognuno è un uomo in cammino, ma su quali sentieri? Dietro quali principi? Libertà, solidarietà, non-violenza, rispetto e integrazione multietnica e pluriculturale, perché? Abbiamo già capito che globalizzazione, cibi transgenici, economia nei consumi e nello sfruttamento delle risorse, commercio “equo e solidale”, “guerre sante” e terrorismo dipendono da tale nuova cultura dell’uomo non più faber, ma ludens e ridens, perché viator.

LA NATURA COME POESIA E RELIGIONE

Il 2004 è l’anno del riso, alimento primo di metà del pianeta. L’ONU ci propone di fare del riso il segno della nuova cultura. Infatti la sua produzione richiede lavoro – basta vedere come sono immerse nell’acquitrino cinese le donne, a cui è vietato avere più di un figlio. Alcuni interrogativi ci assillano: può essere quantificato il suo costo di produzione? I cattolici d’Oriente potranno celebrare l’Eucarestia con il riso, loro pane quotidiano? Nell’anno 2002, a sorpresa, dopo i diritti dell’uomo, l’abolizione della pena di morte, il monopolio dei media e altri problemi, il mondo ha parlato di montagna; non – come qualcuno ha scritto e telesparlato – per pubblicizzare i centri turistici. Si è capito che ci sono escursionisti e rocciatori, associazioni e gruppi, scuole e parrocchie che vivono lietamente settimane bianche e tornano in città anche con progetti culturali. Sono nati festival cinematografici e letterari, rassegne d’arte e incontri con gli autori, soggiorni per ferie ed eremi per ritiri. Dio appare ancora nel cuore di qualcuno, sul Monte delle Beatitudini, della Trasfigurazione, del Calvario, dell’Ascensione, sul Monte Sion, sull’Athos o sul Fujiama... Il Papa ha detto che lui più sale, più sente vicino Dio. Non si tratta certo di quote s.l.m. ma dentro di sé.

Il giornalista scrittore Thomas Merton, monaco trappista, lo ha spiegato nel best-seller La montagna dalle sette balze. E così tanti altri scrittori che ci sorprendono per la qualità del loro discorso. La montagna incantata di Thomas Mann diviene la figura del proprio dolore e del bisogno di salvezza. Ne Il segreto del Bosco Vecchio di Buzzati, l’ambiente alpino trasforma l’egoista colonnello Procolo in una specie di salvatore, che offre la vita per sottrarre alla morte l’innocente. Aveva capito dal vento Matteo che ogni albero è un vivente; se muore, sentiamo che ci è mancato un amico. E leggiamo oggi i racconti dell’alpinista poeta Mauro Corona e le memorie di Rigoni Stern dal suo altopiano sulla I Guerra Mondiale, alberi, api e uomini che pensano con l’ebbrezza del mattino e nel silenzio della sera, dopo che gitanti, festaioli troppo fracassoni e rubafunghi sono scesi in città. Goethe con Rilke, Hopkins, Emily Dickinson identificano sensazioni naturali con la vita. Dice il massimo scrittore tedesco: Destino dell’uomo, / come sei simile all’acqua! / Destino dell’uomo, / come sei simile al vento!