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fma, MISSIONARIA IN Africa da 16 anni.Attualmente a Yaoundé in Camerun,responsabile, assieme a don J.B. Beraud del Bollettino Salesiano dell’Africa francofona
Suor Laura, qual è la tua occupazione a Yaoundé?
Collaboro con il père Beraud a un progetto di partenariato: si lavora insieme nella ideazione, progettazione, esecuzione di sussidi per l’educazione alla fede, al tempo libero, alla formazione di insegnanti e formatori…
Esistono realtà similari in Camerun?
No, non esiste nulla che risponda a questi bisogni. Almeno per il momento siamo l’unica realtà ecclesiale che si fa carico della formazione con questi mezzi, diciamo, moderni.
Trovate difficoltà nella mentalità africana alle vostre proposte?
Le faccio un esempio, poi giudichi lei: per la cultura africana il gioco (anche dei bambini) è una perdita di tempo. Se lei pensa che uno dei nostri principi è educare attraverso il gioco, capirà… C’è un lungo cammino da fare: il nostro sistema preventivo è assai lontano dalle concezioni educative e dalle tradizioni africane.
I giovani rispondono bene a queste novità diciamo pedagogiche di cui siete i portatori?
Altro che! Soprattutto perché il giovane sente, per la prima volta, che l’adulto l’ascolta, lo mette al centro delle sue preoccupazioni, che si mette dalla loro parte. Si accorge che siamo suore e preti differenti da quelli che hanno conosciuto finora.
Lei è della redazione del BS francofono: come e dove lo diffondete?
Intanto ne stampiamo 2000 copie per 10 nazioni. Ma non si meravigli… non riusciamo ancora a farlo per la gente, lo facciamo per confratelli, consorelle, insegnanti delle nostre scuole, giovani impegnati…
Ogni comunità chiede le copie di cui ha bisogno. Abbiamo in progetto una grande diffusione. Questo è un seme, un inizio. Del resto non abbiamo soldi per fare di più: non creda che in Africa tutto costi nulla. Al contrario.
Specificamente a chi è indirizzato il BS, per chi scrivete?
Ovviamente, come salesiani lavoriamo per i giovani. Anche il nostro BS ha come obiettivo ultimo i giovani… intendiamo i giovani insegnanti, i giovani catechisti, i giovani genitori, sì perché l’Africa, a dispetto degli antropologi, è una nazione di giovani.