LETTERE AL DIRETTORE
CONGO E OCCIDENTE. Caro direttore, sono Enzo, da Bologna. Permetti qualche interrogativo (non più di quattro), dopo la lettura dell’intervista a monsignor Tafunga, apparsa sul BS di settembre 2003, a pag. 47.
A questa tua domanda mi permetto di rispondere con un’altra domanda, e non credo di eludere il problema: se gli sfruttatori delle ricchezze d’Italia fossero i congolesi (sic) anziché gli italiani, pensi che la situazione (dell’Italia) sarebbe la stessa?
Accetta una provocazione: gli abitanti del Congo, anche se di pelle nera e nerissima, sono uomini, persone: sono in possesso di un cervello tal quale quello dei bianchi… non sono scimmie, come non più di duecento anni fa credevano certi grandi (!) politici del nostro continente. Come abbiamo imparato noi a gestire le nostre ricchezze (l’abbiamo imparato?), anch’essi possono imparare a gestire le loro.
La stessa che esiste tra la titolarità familiare e quella padronale di un’industria. Esempio: se possiedo un’azienda e la gestisco in toto con i membri della mia famiglia, la dedizione, la grinta, l’attenzione sul lavoro, ecc. sarebbero sempre al massimo, e assenti, come puoi ben immaginare, risulterebbero tutte, o quasi, le rivendicazioni salariali, gli scioperi, le assemblee di fabbrica, i sit in di protesta, i sabotaggi, ecc. Mentre se di una fabbrica sono solo uno dei tanti operai o impiegati…
La questione dell’antipatia africana per tutto ciò che è occidentale abitanti compresi, ha una sua ragion d’essere. Il colonialismo (per non parlare dello schiavismo) ha fatto danni che si stanno rivelando irreparabili. Si pensava, forse, da parte delle nazioni colonialiste di aver conquistato in modo definitivo quelle terre, perciò i colonizzatori non si sono preoccupati di preparare una classe politica autoctona che un giorno potesse prendere il loro posto nella guida del popolo e nella gestione dei beni. E’ vero, sono stati costruiti ponti, strade, palazzi, infrastrutture… ma quasi unicamente in funzione delle necessità di colonizzatori e coloni. Non solo. Sono stati forzosamente creati nuovi Stati, mettendo assieme, con cinica impudenza, popoli tra loro diversissimi per cultura, razza, religione, struttura sociale, tradizioni (vedi Pigmei e Watussi, Utu e Tutsi che hanno dato recentemente vita a quello che è considerato uno dei più grandi genocidi della storia). E questo - secondo certi analisti - è stato fatto con lo scopo di creare difficoltà alla neo-nazione, in modo che sentisse l’esigenza di chiedere ancora soccorso alla nazione ex-occupante. Classico: cacciati dalla porta si cerca di rientrare dalla finestra. Così, una volta raggiunta l’indipendenza, spesso dopo lotte feroci, le ex colonie si sono ritrovate senza cultura politica, senza avvedutezza economica e senza struttura sociale… Prova a rifletterci: guerre, guerriglie, malavita, interferenze e ingerenze straniere, avvengono quasi esclusivamente negli stati più ricchi che, guarda caso, sono nella maggior parte dei casi delle ex-colonie. Vorrà pur dire qualcosa… o no?
VERSUS ISLAM. (Riassumo la lunga lettera) Caro Direttore, no, con l’Islam non possiamo avere rapporti idilliaci: in Siria si servono dei pretesti più assurdi per accusare e arrestare i cristiani… Nel Sudan i musulmani massacrano da più di 20 anni i cattolici… A Timor Est hanno assassinato un quarto della popolazione cattolica… nelle isole Molucche i cattolici sono perseguitati… in Nigeria le cose non vanno meglio… “Ora toccherà a Roma”, dice lo sceicco Omar Bakri dopo aver ricordato l’islamizzazione di Costantinopoli… Troppi extracomunitari islamici sono in Italia solo per islamizzare… E lei se la prende con l’America che fa guerra all’Iraq islamico! Sono indignato. Basta con il buonismo […] Anche perché vedo la Chiesa addormentata…
Federico, Cremona
Caro Signore, ciò che scrive su persecuzioni e discriminazioni dei cattolici in alcune nazioni islamiche non si può negare. Per quanto riguarda il “come” opporsi a queste violenze di matrice religiosa resto convinto che le battaglie di civiltà si vincano con la civiltà, le battaglie di cultura con la cultura, quelle di religione con la religione, quelle politiche con la politica… Come può constatare in nessuno dei casi ho parlato di armi. Perché le armi di oggi in realtà sono forze apocalittiche devastanti che non portano ad alcuna soluzione. Usarle non ha nulla di umano: i cosiddetti effetti collaterali che colpiscono per la quasi totalità persone innocenti sono per certi versi più crudeli degli stessi effetti diretti. Le guerre, insomma, si combattono e si vincono anche senza armi, anzi, me lo consenta, “soprattutto” senza armi. La storia presenta esempi eclatanti al riguardo. Qual è il segreto? Usare di più la giustizia e di meno l’arbitrio, di più la carità e di meno la superbia, di più l’umiltà e di meno l’avidità di potere e di denaro, di più la verità e di meno la menzogna, di più la coerenza e di meno la presunzione, ecc. Sì, l’ecc. ci vuole, perché l’elenco per contrapposti potrebbe continuare indefinitamente… fino al rivoluzionamento totale dei nostri metodi, della nostra vita, delle nostre idee. Un po’ difficile eh? E’ il prezzo da pagare per un mondo migliore. Perché il “mondo migliore” lo fa “l’uomo migliore”, non l’arma più distruttiva o quella più sofisticata. Diversamente nostro malgrado, dovremo accettare ancora il terrore, l’odio, il sangue, la suprema imbecillità delle bombe intelligenti, e lo scandalo delle verità diverse che ci propinano i potenti di turno, prendendoci allegramente per i fondelli. Ma… “verità non ha varietà”, dice il proverbio, e alcuni la verità non la cercano perché hanno paura di trovarla. Permetta anche che resti meravigliato della sua affermazione sulla Chiesa addormentata! Questo Papa, distrutto nel corpo, urla ancora tutto il suo orrore per le ingiustizie del mondo con una voce che fa tremare i polsi di molti e fa fremere i cuori di moltissimi: come si può parlare di Chiesa addormentata? Ma non è che sia lei ad aver bisogno di uno “svegliarino”? Lei taccia di buonismo la nostra linea, ma a me pare che il primo buonista della storia sia stato Gesù Cristo, piaccia o no: “A chi ti percuote su una guancia tu porgi anche l’altra!”.
NOI E L’AFRICA. Non capisco perché gli
africani non possano fare come noi che a poco a poco abbiamo raggiunto il
benessere. In Africa ci sono nazioni ricche, con diamanti, petrolio, ecc.
Mentre però la tanto vituperata America ha procurato benessere ai suoi
cittadini, gli emiri e i governanti africani pensano solo a se stessi… hanno
già comprato mezza Europa! I bianchi colonizzatori ebbero anche dei meriti:
fecero strade, ospedali, scuole, aeroporti…
Maria, Piacenza
Cara Signora,
Hanno raggiunto lentamente il benessere quelle nazioni che hanno potuto gestire in piena libertà le proprie risorse e tali nazioni sono poche, anzi pochissime in Africa. Gli africani poveri erano e poveri sono rimasti, perché schiavi sono stati fatti e in qualche modo schiavi sono tutt’ora. Mi spiego, cominciando da lontano. 1. Una “Epistola” di papa Leone XIII risalente al 20 novembre 1890 stigmatizzava una terribile ingiustizia che continuava a essere perpetrata dai “civilissimi” colonizzatori ai danni dei popoli africani. Cito: “Quattrocentomila persone l’anno vengono prelevate in Africa equatoriale e vendute come bestie”. Badi che siamo a poco più di cento anni fa. Poi questa suprema viltà è terminata… “apparentemente”! Perché se è vero che la schiavitù e il colonialismo territoriale hanno concluso la loro parabola, ha continuato imperterrito il colonialismo economico, che per certi versi è peggiore. 2. Le grandi ricchezze (le miniere di diamanti, il petrolio, l’oro, le foreste…) delle regioni più disgraziate del continente nero sono in gran parte in mano a compagnie occidentali, le “Grandi Sorelle”, che sono “grandi” e “sorelle” solo nello sfruttamento. 3. Stanno un po’ meglio le poche nazioni che gli occidentali li hanno definitivamente cacciati (vedi la Libia, l’Egitto, e poche altre). 4. Il rapporto Prebish del 1961 denuncia che “l’elevato sviluppo dei paesi occidentali è la causa del mancato sviluppo degli altri paesi”. 5. Quanto ai faraoni, essi hanno gestito una nazione prospera e potente esattamente fino a quando non sono caduti sotto le grinfie dei romani… poi sono scomparsi. Non si sbagli, signora, non ci sono emiri in Africa… né governanti che abbiano comprato mezza Europa. 6. E’ vero che i bianchi hanno costruito strade, aeroporti, ospedali… ma più spesso a loro uso e consumo che non per la massa dei popoli sottomessi. E quando portoghesi, inglesi, francesi, olandesi, ecc. sono tornati nelle rispettive patrie di origine, hanno lasciato nazioni senza mezzi per mantenere ciò avevano realizzato, e, soprattutto, senza una classe politica che potesse gestire l’indipendenza conquistata… Così quelle nazioni si sono dovute inventare tutto. Ed è successo di tutto. 7. E sta succedendo ancora, perché le nazioni occidentali continuano i loro giochi da miliardi di dollari sulla pelle degli ex-schiavi! E ciò che ho scritto non è che la punta dell’iceberg di una situazione impazzita.
MARX E LA CHIESA. Caro direttore,
Marx definì la Chiesa ”oppio dei popoli”, perché la conobbe potente e
amica dei potenti; ricca e complice nello sfruttamento dei più deboli […].
Vero, Verona
Caro signore, intanto Marx parlava di religione non di Chiesa e la differenza c’è, ma non mi perdo a spiegarla. Rispondo “ad hominem”. Marx non conobbe la Chiesa di Oscar Romero del Salvador, di ErnestoCardenal del Nicaragua, di Elder Camara del Brasile, di l’AbbéPierre della Francia, di Dietrich Bonhoeffer della Germania, di Martin L. King degli USA, e di centinaia di altri vescovi, preti e laici che nel XX secolo si sono fatti ammazzare per i poveri, se no, invece di scrivere che la religione è oppio avrebbe scritto e sottolineato che è l’unica salvezza e liberazione dei popoli. Non s’è mai chiesto perché tutti i peggiori dittatori della storia mondiale, eccetto pochissimi, hanno amato poco o niente la Chiesa, anzi l’hanno perseguitata?
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