OSSERVATORIO

di Giuseppina Cudemo

Segnaliamo ai lettori due film che ci sembrano validi per una riflessione sulla storia recente.

BUONGIORNO NOTTE

Regia: Marco Bellocchio.Interpretì: Luigi Lo Cascio, Maya Sansa, Roberto Herlitzka.

Film intenso, appassionato, diretto egregiamente e altrettanto egregiamente interpretato. Quest'ultima fatica di Bellocchio avrebbe meritato il Leone d'oro alla Mostra di Venezia 2003, se non fosse che la storia è "troppo italiana", come ha detto qualcuno. Vi si narra il rapimento e la prigionia di Aldo Moro in modo politicamente distaccato. Questo permette un approfondimento psicologico e umano dei personaggi che li rende estremamente veri. Il Presidente, come lo chiamano i carcerieri, appare nella bellissima interpretazione di Roberto Herlitzka, un uomo mite, educato e gentile che dà ai brigatisti del lei, cerca di dire le sue ragioni ma con rispetto, fino a non eludere alcuna accusa di quelle che gli vengono rivolte durante l'esecrabile processo che ne decreta la condanna a morte. Ma il cuore del film è la crisi interiore di Chiara, coinvolta nel sequestro perché ha aderito alla lotta armata, ma non più sulla stessa lunghezza d'onda dei rapitori. Quando dorme, sogna il prigioniero che si muove per la casa con leggerezza. La stessa fine del film concretizza l'aspirazione della ragazza di liberarlo: un sogno impossibile vedere camminare sulle strade deserte dell'Eur, nella nebbia del primo mattino, Aldo Moro che, salvo, va verso casa stringendosi addosso il cappotto, con un sorriso fugace sul volto stanco. L'interpretazione è eccellente. Lo Cascio disegna un brigatista nevrotico e integrale, e Maya Sansa conferisce al personaggio di Chiara tutti i palpiti e le contenute emozioni di una giovane donna, combattuta tra l'utopia e le ragioni del cuore. Roberto Herlitzka dà a Moro la sua faccia scavata, e una commovente intensità. Di forte impatto emotivo gli inserti documentaristici, specie quelli del funerale di Stato, con i politici schierati intorno alla bara vuota, come fantocci grotteschi. Un film da vedere dai giovani che non hanno vissuto quella triste stagione. Un’occasione per riflettere e rendersi conto di quello che è avvenuto. Per non dimenticare.

IL RITORNO

Regia: Andrei Zvyagintsev.Interpreti: Vladimir Garin, Ivan Dabronrdvav, Konstantin Lavronenko.

Il film ha meritato il Leone d'oro. Eccezionale la fotografia, buone le notazioni psicologiche, pregevole l’interpretazione, anche se rileviamo alcune debolezze: un andamento della storia molto lento; l'esilità della psicologia del personaggio del padre, rude e severo, ma francamente deficitario di altre notazioni caratteristiche, pur necessarie a delinearne la personalità; una storia un po’ improbabile. In una non meglio identificata località della Russia un uomo fa ritorno a casa dopo 15 anni: non si sa dove sia stato. Rientra in famiglia all'improvviso e trova i due figli, lasciati bambini, ormai cresciuti: due ragazzi con le loro titubanze, ribellioni adolescenziali e fame d'affetto. I tre partono per un breve viaggio che si prolunga inaspettatamente, in un paesaggio a tratti deserto e squallido, a tratti selvaggio e lussureggiante. Fra i tre nascono dinamiche contrastanti: il più giovane si ribella alla durezza e all'ottuso autoritarismo del padre, il più grande è pronto ad assecondarlo e a ubbidirgli. Incomprensibile, ai fini della storia, il tragico finale. Il film, comunque, merita di essere visto sia per l'inevitabile, ma opportuno confronto con "Buongiorno notte", a cui ha soffiato il Leone d'oro, sia per approfondire aspetti consueti della problematica adolescenziale.