CHIESA

di Lorenzo Bortolin

Lo sguardo di papa Giovanni Paolo II è costantemente rivolto al divino e all’umano.

WOJTYŁA IL MAESTRO (2)

Il Papa ha ribadito con forza alcuni tratti della dottrina tradizionale e ha contemporaneamente fatto grandi passi avanti nella via della modernizzazione della Chiesa.

6. REDEMPTORIS MATER (25 marzo 1987)

L’enciclica è dedicata al ruolo di Maria “nella vita della Chiesa in cammino”. Il Papa osserva: “Attingendo dal cuore di Maria, dalla profondità della sua fede, espressa nelle parole del Magnificat, la Chiesa rinnova sempre meglio in sé la consapevolezza che non si può separare la verità su Dio che salva, su Dio che è fonte di ogni elargizione, dalla manifestazione del suo amore di preferenza per i poveri e gli umili, il quale, cantato nel Magnificat, si trova poi espresso nelle parole e nelle opere di Gesù” (§ 37). Il Papa rileva, poi: “La figura di Maria di Nazareth proietta luce sulla donna in quanto tale per il fatto stesso che Dio, nel sublime evento dell’incarnazione del Figlio, si è affidato al ministero, libero e attivo, di una donna. Si può, pertanto, affermare che la donna, guardando a Maria, trova in lei il segreto per vivere degnamente la sua femminilità ed attuare la sua vera promozione. Alla luce di Maria, la Chiesa legge sul volto della donna i riflessi di una bellezza, che è specchio dei più alti sentimenti, di cui è capace il cuore umano: la totalità oblativa dell’amore; la forza che sa resistere ai più grandi dolori; la fedeltà illimitata e l’operosità infaticabile; la capacità di coniugare l’intuizione penetrante con la parola di sostegno e di incoraggiamento” (§ 46).

7. SOLLICITUDO REI SOCIALIS (30 dicembre 1987)

È scritta nel 20° anniversario della Populorum Progressio di Paolo VI. “La Chiesa sa bene che nessuna realizzazione temporale s’identifica col Regno di Dio, ma che tutte le realizzazioni non fanno che riflettere e, in un certo senso, anticipare la gloria del Regno, che attendiamo alla fine della storia, quando il Signore ritornerà. Ma l’attesa non potrà esser mai una scusa per disinteressarsi degli uomini nella loro concreta situazione personale e nella loro vita sociale, nazionale e internazionale, in quanto questa - ora soprattutto - condiziona quella. Nulla, anche se imperfetto e provvisorio, di tutto ciò che si può e si deve realizzare mediante lo sforzo solidale di tutti e la grazia divina in un certo momento della storia, per rendere «più umana» la vita degli uomini, sarà perduto né sarà stato vano” (§ 48).

8. REDEMPTORIS MISSIO (7 dicembre 1990)

Rilevando “la permanente validità del mandato missionario”, il Papa constata: “La missione di Cristo Redentore, affidata alla chiesa, è ancora ben lontana dal suo compimento. Al termine del secondo millennio dalla sua venuta uno sguardo d’insieme all’umanità dimostra che tale missione è ancora agli inizi e che dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio (…) Già dall’inizio del mio pontificato ho scelto di viaggiare fino agli estremi confini della terra per manifestare la sollecitudine missionaria, e proprio il contatto diretto con i popoli che ignorano Cristo mi ha ancor più convinto dell’urgenza di tale attività, a cui dedico la presente enciclica” (§ 1). “Vedo albeggiare una nuova epoca missionaria, che diventerà giorno radioso e ricco di frutti, se tutti i cristiani e, in particolare, i missionari e le giovani chiese risponderanno con generosità e santità agli appelli e sfide del nostro tempo (…) Anche noi, ben più degli apostoli, abbiamo bisogno di essere trasformati e guidati dallo Spirito. Alla vigilia del terzo millennio tuttora la chiesa è invitata a vivere più profondamente il mistero di Cristo, collaborando con gratitudine all’opera della salvezza” (§ 92).

9. CENTESIMUS ANNUS (1° maggio 1991)

L’enciclica è pubblicata dieci anni dopo la Laborem Exercens e, quindi, come ricorda il nome, nel centenario della Rerum Novarum. “La Chiesa riconosce la giusta funzione del profitto, come indicatore del buon andamento dell’azienda: quando un’azienda produce profitto, ciò significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati ed i corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti. Tuttavia, il profitto non è l’unico indice delle condizioni dell’azienda. È possibile che i conti economici siano in ordine ed insieme che gli uomini, che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda, siano umiliati e offesi nella loro dignità. Oltre ad essere moralmente inammissibile, ciò non può non avere in prospettiva riflessi negativi anche per l’efficienza economica dell’azienda. Scopo dell’impresa, infatti, non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società. Il profitto è un regolatore della vita dell’azienda, ma non è l’unico; ad esso va aggiunta la considerazione di altri fattori umani e morali che, a lungo periodo, sono almeno egualmente essenziali per la vita dell’impresa” (§ 35).

10. VERITATIS SPLENDOR (6 agosto 1993)

La decima enciclica è destinata “a tutti i vescovi della Chiesa cattolica” - e non, come di solito, ai cristiani e agli uomini di buona volontà - perché riguarda “alcune questioni fondamentali dell’insegnamento morale”. Rifacendosi al colloquio tra Gesù e il giovane ricco (Mt 19,16 e segg.), il Papa osserva: “Lo sviluppo della scienza e della tecnica, splendida testimonianza delle capacità dell’intelligenza e della tenacia degli uomini, non dispensa dagli interrogativi religiosi ultimi l’umanità, ma piuttosto la stimola ad affrontare le lotte più dolorose e decisive, quelle del cuore e della coscienza morale” (§ 1). “È la prima volta, infatti, che il Magistero della Chiesa espone con una certa ampiezza gli elementi fondamentali di tale dottrina, e presenta le ragioni del discernimento pastorale necessario in situazioni pratiche e culturali complesse e talvolta critiche (…) Ciascuno di noi [vescovi] può avvertire la gravità di quanto è in causa, non solo per le singole persone ma anche per l’intera società, con la riaffermazione dell’universalità e della immutabilità dei comandamenti morali, e in particolare di quelli che proibiscono sempre e senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi” (§ 115).