VIAGGI

di Giancarlo Manieri

Viaggio in Lituania dal 23/01/03 per il 75° anniversario del Bollettino Salesiano lituano.

LIETUVOS RESPUBLIKA

Il 2003 segna l’80° genetliaco dello “sbarco” dei salesiani nella Repubblica della Lituania. Una enclave etnica e linguistica, una storia gloriosa, un cattolicesimo senza sbavature. I figli di Don Bosco vi approdarono verso gli anni ’20 del ‘900.L'80% dei lituani è cattolico

Il bianco aereo della Lithuanian Airlines atterrò dolcemente su un paesaggio bianco in una giornata serenamente fredda. La neve che aveva tutto imbiancato solo due giorni prima, manteneva cose e persone al fresco sotto un mantello a temperatura da freezer. Mucchi di neve ai bordi della pista. La prima sorpresa fu il constatare di aver perduto irrimediabilmente nome e cognome originari; per i Lituani ero Giankarlas, con la kappa, Manieris, kunigas… (dove il gas non c’entrava per nulla, era semplicemente la qualifica, come a dire don). La risposta alla naturale richiesta di spiegazione per quella anomalia semantica fu che la lingua lituana declina tutto, anche ciò che in altre lingue è indeclinabile. Arguii perciò che lo strano storpiamento del nome potesse essere un nominativo: chissà a quali altri suffissi sarei andato incontro col genitivo, il dativo… Don Rino Pistellato, invitato come me per festeggiare il BS, si piegò a essere ribattezzato Rinas Pistellatas… Ci sentivamo un po’ defraudati del maschile, ma… “Paese che vai…”.

L’ORIGINE DI UNO STATO

La Lituania ha conosciuto momenti di grande splendore, a partire dal tempo della sua fondazione, quando nei primi decenni del 1300 il principe Gedimino riuscì a riunire le varie tribù dei Balti, organizzare l’esercito, e dettare le regole di quello che divenne il Granducato di Lituania. La nuova entità si consolidò rapidamente e cominciò a espandersi con sorprendente velocità, se è vero che poco più di 100 anni dopo, i suoi confini partivano dal Mar Baltico e arrivavano al Mar Nero. Nel 1386 il granduca Jagellone firmò un trattato con la Polonia, vicina di casa, e ottenne in cambio la mano dell’erede al trono polacco, la regina Edvige D’Angiò. Fu giocoforza ripagare l’onore con la “conversione” al cristianesimo del suo popolo ancora pagano. Cominciarono da lì le sue fortune e le sue disgrazie politiche. Nel 1440 la Lituania passò a Casimiro IV, re di Polonia, che diede al suo terzogenito, anche lui Casimiro – non vigeva molta fantasia presso le case regnanti di allora riguardo ai nomi – l’incarico di reggente della Lituania. Si tratta di quel Casimiro che alla gloria del regno preferì l’umiltà, la castità e una smisurata carità, tanto che papa Leone X nel 1521 lo incluse nell’elenco dei santi. La storia della nazione continuò tra alterne influenze (di polacchi, tedeschi, russi) fino al 1918, quando poté iniziare un capitolo totalmente nuovo, come Repubblica anzi Respublika indipendente e sovrana, che ai nostri giorni sta per entrare nella Unione Europea.

I SALESIANI

Dal collega direttore del Bollettino Salesiano lituano ed esperto in storia lituana -anche lui diventato Aleksandras da Alessandro - mi sono fatto narrare le vicende dei salesiani nella sua terra di elezione e i loro 80 anni di storia. Tutto cominciò prima della guerra mondiale quando qualche coraggioso giovane lituano riuscì a giungere più o meno fortunosamente in Italia, e a farsi accettare tra i salesiani. Il nome di Don Bosco era ormai conosciuto nell’Est Europa ma, a causa delle rigide norme della legislazione russa, qualsiasi “propaganda cattolica” era proibita nella cattolica Lituania. Così bisognava cercare di aggirare le norme tentando l’espatrio. Con la fine del conflitto già si respirava più libertà e aumentarono le possibilità di uscire dai confini. Fino alla fine degli anni ’20, i giovani lituani che riuscivano a raggiungere l’Italia per diventare salesiani erano aggregati ai polacchi: i superiori religiosi ritenevano che tra “vicini” ci si potesse intendere di più. Finché il numero dei candidati lituani fu esiguo, la soluzione venne accettata senza problemi, ma quando questi aumentarono, si rese necessario separare i due gruppi che, pur simili, presentavano distinte peculiarità. Così i lituani, che fino al 1927 avevano trovato asilo presso l’Istituto salesiano Manfredini di Este, si trasferirono presso l’istituto di Perosa Argentina non lontano da Pinerolo. Il luogo era attrezzato per una scuola di tipo ginnasiale per quei giovani desiderosi di approfondire i propri studi e scegliere la propria strada. Ci si trovarono subito bene: le Alpi erano una sorprendente e apprezzatissima cornice, considerando che in Lituania non ci sono montagne… Alla direzione di questa scuola e aspirantato fu nominato don Pietro Tirone, che pur italiano era assai affezionato ai lituani ed esperto nella conduzione di una comunità salesiana. Da Milano fu trasferito a Perosa il chierico Jonas Puisys a svolgere il suo tirocinio pratico. In tutto a Perosa, in quel primo anno, erano ospitati circa 30 giovanotti dai 16 ai 25 anni. Gli studi duravano due anni, durante i quali, oltre al normale corso scolastico, essi imparavano a conoscere il carisma salesiano e la congregazione di Don Bosco. Al termine, quelli che decidevano di farsi salesiani entravano nel noviziato di “Villa Moglia” presso Chieri. Gli altri rientravano in patria con un diploma superiore riconosciuto dallo Stato. Molti di questi exallievi ricoprirono incarichi di prestigio nel loro Paese nel periodo prebellico. Dal 1927 al 1934 a Perosa studiarono 202 giovani lituani, di cui una sessantina divennero salesiani. Questi ultimi, non essendoci ancora una comunità nel loro Paese, partivano tutti per le missioni salesiane, chi in Sud America, chi in Cina, chi in Giappone, chi in India…

IL BS

Chi vive all’estero, si sa, prima o poi viene preso dalla nostalgia della sua terra e da un irrefrenabile rigurgito di patriottismo. In quei casi è necessario fare qualcosa, rimettersi in contatto stretto con qualcuno, rileggere qualche pagina della propria terra, cantare le proprie canzoni, scrivere… Ecco, scrivere. Ai lituani venne in mente di scrivere e pensarono di fondare il BS lituano. La rivista, il cui primo direttore fu lo stesso Don Bosco, veniva ormai edita (siamo nel 1927) in inglese, tedesco, polacco, portoghese, ungherese, sloveno… Iniziò così nella tipografia di Valdocco anche il BS lituano.

(Continua)