FMA
di Maria Antonia Chinello
Seimila tra Capi di stato, Ministri, delegati delle nazioni di
180 paesi rappresentati all’ONU, membri di Associazioni, Enti e Organizzazioni
non governative, delle imprese di telecomunicazioni e osservatori.
Dal 10 al 12 dicembre 2003 si è celebrato a Ginevra (Svizzera) il World Summit
on the Information Society sul tema:
Creare una società dell’informazione per tutti.
È la prima volta nella storia che l’ONU indice un vertice mondiale sul tema dell’informazione. Si sta realizzando un cambiamento fondamentale, con il passaggio da una società industriale a una basata sull’informazione. Questa “rivoluzione” interessa il modo in cui si vive, si apprende e si lavora, come pure i governi interagiscono con la società civile. Alcune Figlie di Maria Ausiliatrice (Giuseppina Teruggi, Consigliera generale per la Comunicazione sociale, e Maria Antonia Chinello), una Figlia di San Paolo, Battistina Capalbo, e una missionaria comboniana, Daniela Maccari, hanno partecipato all’ultimo raduno preparatorio e al vertice vero e proprio organizzati dal Segretariato delle Nazioni Unite. Il vertice ha avuto un lungo cammino di preparazione: dal 1999 incontri continentali, prima e, in seguito, raduni preparatori hanno portato a preparare una Dichiarazione dei principi e un Piano di Azione che, a Ginevra, i governi hanno accettato e ratificato. Resta ora il compito di rendere concreti, verificabili e applicabili quanto si è accolto all’unanimità per creare una società dell’informazione e della conoscenza condivisa.
La novità di questo vertice era dovuta non solo al fatto che era il primo sul tema dell’informazione, ma anche perché, per la prima volta, uomini e donne di associazioni, enti, organismi non governativi hanno preso parte a tutto il percorso di preparazione e di realizzazione. La società civile è stata così la “voce critica”, che ha fatto da controparte ai discorsi governativi ed è giunta a promulgare una sua dichiarazione in cui si impegna a «costruire società dell’informazione che rispondano ai bisogni delle persone», dove tutti possano creare, utilizzare, condividere ed esprimere liberamente la propria opinione, accedere alle forme di conoscenza, con il fine di migliorare la qualità di vita della gente e perché il futuro sia di pace e di libertà, nel rispetto delle culture locali, delle minoranze etniche, del diritto alla comunicazione di tutti i popoli.
Essere dentro al processo che ha attivato questo osservatorio mondiale sul mondo dell’informazione ha permesso di prendere coscienza che, attorno a questo tema, si giocano e si scontrano grandi interessi: economici, politici, internazionali.
Lo rilevava il grande numero di partecipanti, ma, soprattutto, l’orizzonte variegato delle presenze: molte donne, donne giovani e giovani di ogni parte del mondo. Purtroppo, si è notata l’assenza del mondo cattolico dei media e della comunicazione: è stato faticoso far passare idee e difendere, soprattutto, il valore della persona e il suo diritto-bisogno a comunicare, nonostante l’impegno del Vaticano perché fosse garantita e difesa la dignità della persona nel processo comunicativo.
Nelle assemblee plenarie erano evidenti i blocchi di appartenenza territoriale: l’Unione Europea, i Paesi Arabi, il gigante asiatico e lo schieramento nordamericano, i paesi africani e latinoamericani. Le delegazioni governative si sono spesso arenate attorno a grossi argomenti, che hanno richiesto grandi trattative diplomatiche: il controllo, la sicurezza e il finanziamento di Internet; la dimensione etica della comunicazione, la possibilità di costituire fondi di solidarietà per assicurare un maggiore e più ampio accesso di tutti alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Altri temi, invece, hanno dovuto essere a lungo dibattuti prima che trovassero cittadinanza nel testo: l’educazione, l’alfabetizzazione e la ricerca come componenti fondamentali della società dell’informazione e della conoscenza; la formazione dei docenti non dovrebbe favorire solo l’apprendimento tecnico, ma anche la conoscenza delle potenzialità e dei rischi delle nuove tecnologie.
Il Ministro per l’Innovazione Tecnologica, on. Lucio Stanca, presente al vertice, ha evidenziato la grande convergenza attorno al fatto che assicurare a tutti l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione è sinomino di difesa dei diritti umani, che include disabili, donne, bambini, anziani, minoranze etniche, popolazioni rurali. Le nuove tecnologie possono essere il motore per la crescita e lo sviluppo di tutti i paesi, soprattutto quelli più poveri.
Quali vie ha individuato il vertice mondiale per creare la società dell’informazione per tutti?
La soluzione più gettonata, quasi una parola magica, è quella che per colmare il divario digitale e della conoscenza e creare una società dell’informazione per tutti basta vendere ai paesi del Sud del mondo computer e tecnologie. Questo può favorire il mercato, ma non risolvere i problemi alla radice.
Si tratta di prospettare politiche governative tese allo sviluppo, creare condizioni favorevoli che diano libera circolazione alle scoperte e alle produzioni della cultura locale, che contrastino l’omologazione di un impero informatico dominante che schiaccia interi popoli e riduce il sapere a fattore tecnico.
Basterebbe andare al di là della rassegnazione e, con un briciolo di utopia, credere che sia possibile invertire il corso economico della storia, ridurre la povertà, prospettare un futuro di pace e di sviluppo, connettere i popoli e le persone, pensare globalmente e agire localmente perché il vertice non si riduca a sole parole.
Verso TunisiIl vertice sulla società dell’informazione è strutturato in due fasi. Alla fase di Ginevra, appena conclusasi, seguirà un secondo appuntamento a Tunisi, nel 2005 (16-18 novembre), dove verrà verificato il Piano d’Azione appena adottato. Ogni nazione dovrà attuare azioni politiche, sociali, economiche, culturali concrete. |