POLEMICHE

di Filippo Manoni

Ottobre e novembre scorso: i mesi più caldi per i crocifissi delle nostre aule scolastiche.

ORDINE DI SFRATTO

Sul Crocifisso abbiamo passato un mese crocifiggente, tra ottobre e novembre 2003. Non c’è stato giornale, rivista, opuscolo, foglio che non abbia parlato del giudice Montanaro e della sua ordinanza di sfratto al Crocifisso della elementare di Ofena (L’Aquila) su denuncia di Adel Smith, presidente dell’Unione musulmani d’Italia. Ad acque calme riprendiamo l’argomento.

Hanno detto “La civiltà europea ha fondamenta cristiane. La presenza del crocifisso non offende nessuno[1]”. “Se lo tolgono dal muro me lo metto io al collo2”. “Il crocifisso rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente da una specifica confessione religiosa3”. “Qui da noi il crocifisso c’è… e facciamo il presepio tutti insieme cattolici, musulmani e buddisti. Da noi l’idea di fondo è che le diversità siano di aiuto4”. “Le radici cristiane d’Italia e d’Europa sono una realtà che non si può negare5”. “Il Crocifisso è il simbolo dei valori che stanno alla base della nostra identità6”. “Quella del giudice Montanari è una sentenza che nega secoli di cultura altissima, da Dante in giù7”. ”Il crocifisso è il simbolo della nostra identità culturale perché la religione cristiana ha dato vita a una civiltà cristiana8”. “Il giudice (Montanari) ha fatto riferimento alla permanenza del sentimento cristiano nella gente: non è ammesso che un giudice dia valutazioni sul sentimento del popolo italiano9”. “Io, non credente, dico che non conosco al mondo un simbolo più alto della croce di Cristo10”. “In una società pluralistica oltre ai sacrosanti diritti delle minoranze, devono trovare tutela anche quelli della maggioranza11”. “Mi sento offeso… il crocifisso è l’espressione più alta di 2000 anni di civiltà che appartengono interamente anche al popolo italiano12”. “Tante cose possono essere tolte a noi cristiani, ma la croce come segno di salvezza non ce la possono togliere!13”.

LA SITUAZIONE REALE

Secondo indagini fatte per conto di alcuni quotidiani il crocifisso manca almeno nel 30% delle aule delle scuole italiane, segno di un imbarbarimento della sensibilità cristiana nel popolo e soprattutto nei gestori della cosa pubblica, quelli che dovrebbero far rispettare le leggi. Il dato preoccupante, comunque, è che tale “sfratto di fatto” del crocifisso non è avvenuto per scelta precisa. Nella grande maggioranza dei casi è avvenuto per “dimenticanza”, per “pigrizia” per “indifferenza”, il che è peggio. La risposta data da qualcuno è, infatti, “Abbiamo altri problemi cui pensare!”, il che la dice lunga sulla scristianizzazione in atto. Ma molta della colpa di questa situazione di fatto è, forse, anche dei cosiddetti professori di religione che quel crocifisso lì, pare, non loricordino mai o quasi, mai ne fanno cenno o quasi, mai richiamano una legge, un perché, una convenienza… “Il mio prof non me ne ha mai parlato!”, è stata la risposta a una precisa domanda sul crocifisso appeso sulla parete bianca dell’aula di una terza liceale. Molti altri alunni delle elementari, delle medie e delle superiori non ricordano nemmeno se c’è o no il crocifisso nella propria aula, non ci fanno caso, non lo vedono… Non sarà il caso che qualche insegnante di religione faccia qualche piccolo “mea culpa”?.

L’OPINIONE

Una questione su tutte: è legittimo tenere in aula il crocifisso? Secondo noi sì, proprio perché rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana nella sua radice storica, non di una singola nazione ma di un intero continente, una società nata e vissuta attorno a quei valori non può essere condannata, alla negazione di se stessa14, per non scontentare una minoranza estranea a questi valori. Nessuna società può essere un contenitore asettico, nulla a questo mondo è neutrale, nulla senza significato. Una cultura si apre alla accoglienza e alla valorizzazione delle altre senza rinunciare alla propria… Il nulla non dialoga15. Non è certo il crocifisso che nega diritti agli extracomunitari, semmai glieli assicura. E non sono le braccia aperte di un crocifisso che negano l’accoglienza agli immigrati islamici… Tutt’altro. A suo nome preti e organizzazioni cattoliche si stanno battendo per loro. A suo nome si invoca l’ecumenismo. A suo nome ci si batte per la pace.

Due sono i modi di rappresentare la croce col suo divino Inquilino: “un modo gioioso, festoso, pieno di maestà16”, che è durato più di 1000 anni, e mette in luce gli effetti della crocifissone (la riconciliazione, la pace, la convivialità, il perdono…); e il modo “tragico” che comincia con l’arte gotica e si prolunga fino ai nostri giorni, e sottolinea le cause della crocifissione, il peccato, l’insensibilità, la ferocia dell’uomo.

UNA CONCLUSIONE

Un dubbio continua a roderci la mente e il cuore: dopo che la croce viene sfrattata dalle aule scolastiche, toccherà alle aule dei tribunali? Poi sarà la volta dei cimiteri? E che fine faranno le tante croci sulle cime dei nostri monti? E il giorno in cui toccherà all’insegna della Croce Rossa, come la chiameremo quella benemerita istituzione? E siccome l’appetito vien mangiando, come dicevano i nostri vecchi che la sapevan lunga, prima o poi sarà la volta della croce dei campanili, o delle chiese (se dà fastidio il piccolo crocifisso in aula quanto non ne daranno le grandi croci sui campanili e/o sui pinnacoli delle chiese…). Poi ancora, spariranno le edicole nei crocicchi delle strade… sempre, naturalmente, per la “sacra” teoria della laicità dello Stato. E con l’insegna delle farmacie come la mettiamo? Magari rispolvereremo il sacro simbolo di Esculapio! Ma, adesso che ci penso, anchequello era un dio…


[1] Mario Scialoja, ex ambasciatore presso il Palazzo di Vetro e consigliere di amministrazione del centro islamico culturale d’Italia.

2 Una maestra della periferia di Milano.

3 Consiglio di Stato 1988.

4 Scuola elementare di Piazzale Maciachini, Milano.

5 Luisa Santolini, presidente del “Forum delle associazioni familiari”.

6 Carlo Azelio Ciampi, Presidente della Repubblica Italiana.

7 Beppe Del Colle, editorialista di Famiglia cristiana.

8 Paolo Casavola, presidente emerito della Corte Costituzionale.

9 Giuliano Vassalli, presidente emerito della Consulta.

10 Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Istituto Gramsc.i

11 UGCI, Unione giuristi cattolici italiani.

12 Pebbe Pisanu, ministro dell’Interno.

13 Giovanni Paolo II 1998

14 Luciano Verdone, professore di filosofia a Salerno.

15 idem

16 Raniero Cantalamessa, frate, giornalista, scrittore