FOCUS
Azira, 12 anni appena compiuti, fa l’acquaiola a Kabul: brocca di alluminio in testa, vende sorsate d’acqua che distribuisce con un bricco arrugginito a 10 centesimi di euro nella calda estate afghana. D’inverno… si arrangia in altri modi, non tutti legali. Si presenta male in arnese: mani e faccia sporche, vesti stracciate… per impietosire i possibili acquirenti. É una ragazzina di strada, una delle tante, troppe. In effetti prima della guerra erano qualche migliaio, ma adesso raggiungono l’incredibile cifra di quasi 40 mila. Azira conosce bene i rischi del suo mestiere, sa che potrebbe saltare su una mina (ce ne sono ancora a migliaia un po’ dovunque), sa che potrebbe scomparire per sempre, rapita o brutalizzata, o venduta, o ridotta in schiavitù sessuale, o finita “per errore” sotto i bombardamenti dei “liberatori” che ogni tanto riprendono senza preavviso, in una zona o nell’altra della città e della campagna per stanare qualche talibano. Tutte le sue amiche e i suoi amici “di strada” sono nelle stesse condizioni. A lei è capitato di poter raccontare la sua storia perché un’organizzazione umanitaria l’ha trovata e accolta. E si considera una delle (poche) fortunate.