IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco
E’ sempre più urgente lavorare insieme perché il volto della società cambi radicalmente, che i paesi ricchi e industrializzati si pongano il problema di quelli poveri ed emarginati, che l’educazione educhi davvero le masse giovanili alla pace, alla giustizia, alla convivialità senza manipolarli. Il futuro passa attraverso un percorso educativo che fornisca ai giovani strumenti per orientarsi.
“Tutte le risorse politiche delle forze conservatrici del XX secolo sono state impiegate al fine di permettere ai ricchi di convincere i poveri a utilizzare i propri diritti politici per mantenere i ricchi al potere”. Si tratta di un’osservazione di un leader laburista inglese che, se approfondita senza pregiudizi, trova una catena infinita di riscontri nei fatti storici del secolo appena trascorso.
Ma è un paradosso ormai comune anche in questi sanguinosi inizi del terzo millennio.
Quando la dottrina sociale della Chiesa con papa Giovanni pose i quattro pilastri (giustizia, libertà, verità, amore) a fondamento della pace, metteva le premesse di una rivoluzione senza odio di classe – ma pur sempre di una rivoluzione – che prendesse le mosse dalla semplice constatazione che i poveri sono legione e che non sono frutto del caso o della loro inefficienza. L’acuirsi del bisogno di fare guerre infinite per mantenere privilegi di minoranze e le attuali disparità tra i vari popoli e all’interno delle stesse nazioni, con lo specioso pretesto della sicurezza (e ad essa sacrificando le libertà e altri diritti fondamentali), è il pericolo maggiore che corre la credibilità della proposta educativa ai nostri giorni.
I giovani sono il barometro del cambiamento per loro stessa natura. Ma la loro voce, sotto il profilo del cambiamento, viene o repressa o resa tanto lieve da perdersi nel nulla. A ben guardare, quando i giovani ci chiedono di fare meglio o altrimenti, noi adulti non li ascoltiamo. Anzi per evitare il pericolo che contestino l’andamento delle cose ereditate, o vengono ingolfati di consumi e di visioni del tutto materialisti e di corto respiro, o vengono disinformati dallo stesso sistema che essi vorrebbero cambiare. Con il cinico risultato che la guerra la teorizzano e la dirigono gli adulti ma la fanno combattere ai giovani.
Se si spulciano i programmi politici dei partiti si trova ben poco per i giovani. E quello che si trova non ha una coerenza interna a un discorso di vero cambiamento che la generosità dei giovani richiederebbe. Si tratta di politiche frammentarie, non di visioni organiche di cambiamento per una giustizia, una libertà, una verità e un amore più grandi come i giovani sognano e sperano fino a quando impattano con le grandi delusioni del mondo lavorativo o dei compromessi esistenziali.
Allora si dice che un giovane è diventato grande.
Il grave non è tanto che siano molti (come sempre) i giovani disponibili a lasciarsi manipolare, ma che la maggiore preoccupazione dei sistemi sociali punti a rendere i giovani manipolabili. La cosa peggiore che possa capitare a un giovane è di essere ridotto alla condizione di chi è pronto a cedere alla forza o all’inganno. Riuscire a manipolare un giovane o a piegarlo con la forza ai nostri desideri è come rubargli la gioventù anzitempo. E di venditori che vanno dicendo di fare il bene dei giovani, oggi ne è pieno il mercato, questa mostruosa piazza globale dove tanti incrociano i passi ma dove gli affari, stranamente, riescono a pochi.
Più che mai, un futuro migliore passa non solo attraverso l’informazione, ma anche attraverso un percorso educativo che fornisca ai giovani gli strumenti per orientarsi in mezzo alla saturazione del mercato informativo. Se nessuno nasce imparato e ci sono voluti decenni per creare coordinate efficaci nell’età industriale, è scontato che occorra essere accompagnati anche nell’età informatica a essere piloti della propria vita. Nei secoli passati si poteva incorrere nell’errore di non conoscere a motivo delle limitate strumentazioni di tempo e di spazio nella comunicazione degli eventi fuori dalla portata degli agglomerati urbani. Ora si può incappare nell’errore non per mancanza di strumenti per la conoscenza, quanto piuttosto per le manipolazioni della verità e per le bugie o mezze verità che possono riempire questi strumenti.
Attrezzarsi contro la manipolazione della verità che i diversi poteri coltivano con cura gelosa, diventa la sfida più importante nella formazione educativa di grandi e piccoli.