LETTERE AL DIRETTORE

IL MURO DELLA DISCORDIA. Caro direttore, se non chiedo troppo vorrei che mi spiegasse perché un muro – e mi riferisco a quello costruito dagli Ebrei per difendere il loro territorio dagli attacchi dei kamikaze – non potrebbe essere una cosa buona e anzi ottima, se finalmente spartisce il territorio creando un confine e permettendo a due popoli di vivere ciascuno sul suo. A me pare una cosa da fare, ma un mio compagno di scuola mi dice che sono scema […].

Simona, Roma

Cara Simona, non sei scema, stai tranquilla. Forse un po’ ingenua, ma vedo che hai buoni sentimenti, che desideri che tutti gli uomini vivano in pace e per questo sei disposta a sopportare perfino dei muri. Se fosse così semplice, anch’io sarei del tuo parere. Ma la realtà del muro in Palestina non è così lineare e decifrabile come credi. Ti invio una cartina, puoi renderti conto di che cosa significhi il famoso muro di cui tutti parlano. Ti metto solo quella della Cisgiordania che, secondo gli accordi internazionali, dovrebbe essere la terra dei palestinesi, e dunque lascio fuori Israele, nel cui territorio non ci sono palestinesi. Ora attenta: le aree marroni sono quelle autonome in cui abitano e comandano i palestinesi. Le aree un po’ più gialle sono quelle in cui c’è, diciamo, un controllo bipartisan, come dicono oggi, sia palestinese sia israeliano. Le zone bianche invece sono sotto il totale controllo di Israele. Tu ti domanderai: perché ci sono gli israeliani nella terra dei palestinesi? Giusto interrogativo. Il perché te lo svelano i tanti triangoli grigi, che rappresentano gli insediamenti israeliani in territorio palestinese (si tratta di villaggi che Israele ha costruito illegalmente e che sono collegati da strade “by-pass” che passano, ovviamente, nei terreni privati dei palestinesi ma sono riservate a uso esclusivo degli israeliani. Capisci il pasticcio? Adesso però non chiedermi di spiegarti queste stranezze, perché la cosa è talmente complicata che nessuno ci cava le gambe, nemmeno i diretti interessati. Per darti una spiegazione bisognerebbe cominciare… dall’Antico Testamento! Parlo sul serio. A questo punto, cominci a renderti conto di che cosa in realtà significhi costruire un muro (?). Non è un muro, insomma, cara Simona, sono tanti muri che non circondano gli insediamenti israeliani ma le città e i territori palestinesi… e la Cisgiordania rischia di trasformarsi in una gruviera, uno Stato/gruviera. Te l’ho fatta semplice per farti capire le linee generali del problema, il quale, ahimè, è ben più complicato di quanto puoi immaginare (rivendicazioni, interessi, sicurezza, estremismo, terrorismo, corsi d’acqua, sopravvivenza, profughi… C’è di tutto). Ci si stanno scervellando le diplomazie di tutto il mondo e non ne vengono a capo. La colpa? Non so a chi darla… forse un po’ a tutti: israeliani, palestinesi, ma anche, eccome, all’Occidente… Penso che se Europa e Stati Uniti volessero risolvere la questione avrebbero le carte per farlo e in brevissimo tempo. Tu continua a coltivare desideri di pace, prega Dio che agiti un po’ le coscienze dei potenti e metta un po’ d’ordine in “questo guazzabuglio del cuore umano”.

 

ORATORIO AMBIENTE PROTETTO?Egregio Direttore, Col mio fidanzato siamo stati a una festa (non oratoriana, n.d.r.) ben riuscita fino a mezzanotte. Dopo succede che tutti si mettono a fumare… e non sigarette! Il mio fidanzato e io educatamente salutiamo e ce ne andiamo. Lui è stato drastico… addirittura, secondo me eccessivo nella sua reazione verbale. Io invece ritengo che a 28 anni siamo abbastanza grandi per rispondere di comportamenti, diciamo, anomali. E gli ho fatto notare che certe feste ormai finiscono si può dire abitualmente come è finita la nostra. Non ci siamo trovati d’accordo. Lui è cresciuto in oratorio e io no. Il mondo salesiano che mi ha presentato mi piace. Voglio però essere sicura, ed ecco la domanda: [..] l’oratorio può essere considerato un ambiente protetto?

Elisabetta… @tin.it 

Cara signorina, l’oratorio, negli intenti di Don Bosco, è un ambiente educativo. La fattispecie di educazione che si cerca di impartire in detto ambiente è quella “preventiva”. In tal senso un oratorio può dirsi protetto: cioè custodito, difeso, tutelato da un ombrello educativo, da attività formative, da comportamenti “sani”, da attenzioni spirituali. Sarebbe davvero sconcertante che in un ambiente di questa fatta, in occasione di una qualche festa “a mezzanotte tutti gli altri si mettano a fumare, e non sigarette…”. Non c’è nemmeno da pensarlo alla lontana. Mi auguro che l’educazione impartita in oratorio porti i suoi frutti buoni come è avvenuto col suo fidanzato. La cui reazione alla libertà liberticida dei festaioli di quella sera è da considerarsi normale in uno “cresciuto all’oratorio”, come lei scrive, che perciò è stato educato col Sistema Preventivo, e intuisce, o sa bene che certi comportamenti sono contro il buon senso, contro la salute, contro il sentire religioso, e, buon’ultimo, contro la legge. L’autocontrollo e l’autocensura, cara signorina, sembrano oggi categorie “aliene”. Chi non è stato abituato a lottare “con” (legga “contro”) se stesso, vale a dire a scegliere contro i propri Istinti primordiali o, se vuole, selvaggi, cavernicoli, palafitticoli; chi non è stato educato a fare a meno di piaceri pericolosi, a ragionare sulle conseguenze di certe scelte, è facile che si comporti come un robot: una macchina supertecnologica che si dà da fare finché ha “carica in corpo”, poi, terminate le batterie, è solo un ammasso di ferraglia, esposto a tutti gli scempi. E non bastano 28 anni sul groppone per rinsavire: ci sono imbecilli a tutte le età. Perciò, gentile Elisabetta, a volte serve qualche scossa, qualche parola forte, qualche atteggiamento “contro”… Ma, sono convinto che più di ogni altra cosa serva recuperare la valenza valoriale del vivere: non tutto è lecito, e di ciò che è lecito non tutto è educativo. Insomma c’è bisogno di educazione. Ma l’educazione è un’arte, non bisogna dimenticarlo. Per educare efficacemente, occorrono artisti, e per diventare artisti occorrono impegno, informazione, dialogo, attenzione, sacrificio, e allenamento, allenamento, allenamento.


SONO STUFA Caro Direttore… sono stufa della smisurata immoralità e impudicizia che la TV addirittura si vanta di approntare… Adesso poi con i calendari “artistici” che da gennaio hanno inondato le case e prima le vetrine… Ma insomma, per chi ci prendono?

Anna Maria, Asti

Ci prendono per babbei, cara signora… e per potenziali consumatori. Il bello (o forse è meglio dire il brutto) è che per certi versi lo siamo sul serio dei babbei, perché non siamo solo consumatori potenziali, siamo piuttosto consumatori reali… di tutto quello che ci ammanniscono. Magari ne parliamo male, li mandiamo a quel paese, diciamo schifati: “Che schifo!”, di fronte a certi programmi, ma li consumiamo comunque. Così lo scopo di chi ce li prepara e fornisce è raggiunto. Perché ai “padroni del vapore” non interessa se consumiamo gustando o se consumiamo imprecando, a loro interessa il semplice e puro consumo e stop, tanto sanno bene che “accidentia non migrantur”, gli accidenti (che gli mandiamo) non hanno capacità migratorie, quindi non colpiscono.

Lei ha perfettamente ragione sul tipo di disastro morale che combinano certi programmi TV. Contro tale scempio tuttavia abbiamo poche armi, e chi questi programmi li appronta, lo sa. Della TV, di Internet, dei lettori audio-video, dei telefonini oggi nessuno (o quasi) fa più a meno. Stante questo dato che è macroscopico, il resto viene da sé: le compagnie mediatiche lo sfruttano unicamente a loro vantaggio.

Si dice che a causa dei piccoli schermi (TV, computer, cellulare…) tutti siamo diventati un po’ guardoni, nonostante che molti se ne angustino e magari ne siano disgustati. Chi fa i programmi sfrutta proprio questo “guardonismo” (perdoni il l’orripilante neologismo) degli utenti: calendari, sfilate, pubblicità, letterine, veline, semaforine… e via svestendo. Si è rimasti in pochi a parlare di valori. Eppure, abbiamo un potenziale infinito. Di fronte al vuoto, ciò che vuoto non è conta di più, pesa di più. Noi che crediamo ancora ai valori, vogliamo essere certi di contare/pesare di più, vogliamo essere più incisivi. È vero, oggi il niente è talmente tanto che avvolge nel suo nulla ciò che è qualcosa. Ma, stia certa, se il qualcosa che abbiamo e doniamo è “il bene” potrà succedere che perdiamo qualche battaglia, ma alla fine vinceremo la guerra. E’ garantito. E la garanzia è di quelle buone, viene dall’Alto.

 

SONO SCONFITTA…Caro direttore, Mi sento amareggiata… sconfitta…. non protetta da chi dovrebbe proteggermi… mi sento sfruttata nel lavoro… In realtà vorrei quel poco che mi serve per vivre meglio, non voglio la luna… 

Anna, Catania

Cara Anna, sorridi alla vita e non ti stancare mai di sperare. La speranza non deve morire. Se muore, tutto non ha più senso. Il bello della vita è la lotta, la fatica del crescere, del non arrendersi, dell’affrontare ogni giornata col proposito di non lasciarsi affondare dalle onde che 24 ore su 24 agitano il mare dell’esistenza. C’è chi vive senza problemi (sono pochi, pochissimi, si contano su una mano) e non fanno altro che annoiarsi, e vanno in cerca di avventure per dare un po’ di sale alla proprio insipido quotidiano, e ingeriscono tranquillanti per tranquillizzare il loro niente, e si riempiono di cose che non pesano per riequilibrare la loro bilancia vuota. Se li interroghi si lamentano di tutto. Non sono felici come appare dall’esterno. C’è chi, invece, di problemi ne ha anche troppi, dalla mattina alla sera, e anche la notte. Tra costoro, anche se sembra assurdo, si trova più facilmente chi ti dice di essere felice. Perché ha sempre qualcosa da risolvere, perché misura in continuazione quanto vale, quanto coraggio ha a disposizione, quanta pazienza lo sorregge, quanta creatività possiede, quanta forza d’animo lo supporta, quanta grinta lo fa procedere nonostante tutto e magari contro tutto… Perché, infine, Dio è la forza dell’uomo: “Beati quelli che hanno in Te la loro forza” (Sl. 84,5); Egli, Dio, “si rallegra nella tua forza” (Sl. 21,1).Non ti arrendere dunque.

APPELLI

Mi piacerebbe corrispondere con italiani che hanno voglia di comunicare e fare amicizia. Youssef Massabni, Kussur Kabbani 1/12, Damasco - Siria

Sono una ragazza che ama la semplicità. Mi piacerebbe corrispondere con ragazze che come me credono nell’amicizia  per scambio lettere e idee. Rizza Veronica, Vico Giovanni Puglisi, 10, 97015 Modica RC

Avete per caso dei punti scaduti di qualsiasi tipo? Inviatemeli e io vi rimborserò le spese postali e una cartolina di ringraziamenti. Bollasina Terenzio, Via Fiori 10 – 20010 Inveruno MI

Sono una persona sola e vorrei corrispondere con persone che come me credono nei valori più forti: la fede, l’amicizia, la fraternità…  Venturiero Lucia,Casella Postale VRC 634 Bari Centrale

Vorrei corrispondere con ragazze/i residenti in Sicilia. Maria Paola Rusignuolo, Via Cesare Fani, 94 – 00139 Roma

Raccolgo per devozione immaginette sacre. Ringrazio anticipatamente chiunque me ne invierà. Martino Carmine, Via D. Mondo ex Gasometro, 81100 Caserta.

Cerco vecchie lettere, cartoline e immaginette in genere, in particolare la Madonna d’Oropa. Dell’Anna Dario, Corso Traiano 59, 10135 Torino.

Mi piacerebbe corrispondere con ragazzi e ragazze, per sincera amicizia epistolare. De Pinto Antonio, Via Ranieri 28, 70028 Sannicandro di Bari BA

Ringrazio chiunque potrà inviarmi immaginette di santi e libretti contenenti loro novene, tridui, rosari e preghiere varie. Antonio Calogero Siracusa, Via Gulino 127, 90029 Valledolmo PA