CHIESA

di Savina Jemina

Evangelizzazione, ecumenismo, unità dei cristiani attorno all’Eucarestia, ecco le priorità.

WOJTYŁA IL GRANDE (3)

Il Papa è stato un grande maestro di vita, di dottrina cristiana, di ecumenismo; un grande pastore oltre che un grande filosofo e teologo.

EVANGELIUM VITAE (25 marzo 1995)

Nella sua undicesima enciclica, Giovanni Paolo II ripropone “il valore e l’inviolabilità della vita umana”, e lo fa con tono quanto mai accorato. Scrive: “Con l’autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi successori, in comunione con i vescovi (...) dichiaro che l’aborto diretto, cioè voluto come fine e come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave” (§ 62) e “confermo che l’eutanasia è una grave violazione della legge di Dio” (§ 65). Alla base di tanto impegno, la constatazione che: “L’uomo è chiamato a una pienezza di vita che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio. L’altezza di questa vocazione soprannaturale rivela la grandezza e la preziosità della vita umana anche nella sua fase temporale (…) Nello stesso tempo, proprio questa chiamata soprannaturale sottolinea la relatività della vita terrena dell’uomo e della donna. Essa, in verità, non è realtà «ultima», ma «penultima»; è comunque realtà sacra che ci viene affidata perché la custodiamo con senso di responsabilità e la portiamo a perfezione nell’amore e nel dono di noi stessi a Dio e ai fratelli. (…) Pur tra difficoltà e incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine, e ad affermare il diritto di ogni essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario. Sul riconoscimento di tale diritto si fonda l’umana convivenza e la stessa comunità politica” (§2).

UT UNUM SINT (25 maggio 1995)

Dedicata all’impegno ecumenico, l’enciclica ricorda che “Dopo il Concilio Vaticano II e ricollegandosi a quella tradizione, si è ristabilito l’uso di attribuire l’appellativo di “Chiese sorelle” alle Chiese particolari o locali radunate attorno al loro Vescovo. La soppressione, poi, delle reciproche scomuniche, rimovendo un doloroso ostacolo di ordine canonico e psicologico, è stato un passo molto significativo nel cammino verso la piena comunione” (§ 56). “La Chiesa di Dio è chiamata da Cristo a manifestare ad un mondo ripiegato nel groviglio delle sue colpevolezze e dei suoi biechi propositi che, malgrado tutto, Dio può, nella sua misericordia, convertire i cuori all’unità, facendoli accedere alla sua propria comunione” (§ 93). “All’alba del nuovo millennio, come non sollecitare dal Signore, con rinnovato slancio e più matura consapevolezza, la grazia di predisporci, tutti, a questo sacrificio dell’unità?” (§ 102).

FIDES ET RATIO (14 settembre 1998)

Come disse il cardinale Ratzinger, il perché del documento emerge nella frase iniziale: “Il problema centrale dell'enciclica è la questione della verità, la questione fondamentale, ineliminabile, che attraversa tutti i tempi e le stagioni della vita e della storia dell'umanità”. Nell’introduzione, infatti, il Papa osserva: “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso”. E nella conclusione annota: “Diversi sistemi filosofici, illudendolo [l’uomo], lo hanno convinto che egli è assoluto padrone di sé, che può decidere autonomamente del proprio destino e del proprio futuro confidando solo in se stesso e sulle proprie forze. La grandezza dell’uomo non potrà mai essere questa. Determinante per la sua realizzazione sarà soltanto la scelta di inserirsi nella verità, costruendo la propria abitazione all’ombra della Sapienza e abitando in essa. Solo in questo orizzonte veritativo comprenderà il pieno esplicitarsi della sua libertà e la sua chiamata all’amore e alla conoscenza di Dio come attuazione suprema di sé” (§ 107).

ECCLESIA DE EUCHARISTIA(17 aprile 2003)

La quattordicesima e più recente enciclica riguarda “l’eucaristia nel suo rapporto con la Chiesa”. Più breve delle precedenti, sostituisce la lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo per “coinvolgere più pienamente l’intera Chiesa in questa riflessione eucaristica, anche per ringraziare il Signore del dono dell’Eucaristia e del Sacerdozio” (§ 7). I sei capitoli centrali sono: il mistero della fede, l’Eucaristia edifica la Chiesa, l’apostolicità dell’Eucaristia e della Chiesa, l’Eucaristia e la comunione ecclesiale, il decoro della celebrazione liturgica, alla scuola di Maria donna “eucaristica”. Il Papa osserva: “La Chiesa vive dell’Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un’esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa” (introduzione). Esprime lo “stupore” eucaristico: “Contemplare Cristo implica saperlo riconoscere dovunque Egli si manifesti, nelle sue molteplici presenze, ma soprattutto nel Sacramento vivo del suo corpo e del suo sangue” (§ 6). “Nell’Eucaristia abbiamo Gesù, abbiamo il suo sacrificio redentore, abbiamo la sua risurrezione, abbiamo il dono dello Spirito Santo, abbiamo l’adorazione, l’obbedienza e l’amore al Padre. Se trascurassimo l’Eucaristia, come potremmo rimediare alla nostra indigenza?” (§ 60). “Nell’umile segno del pane e del vino, transustanziati nel suo corpo e nel suo sangue, Cristo cammina con noi, quale nostra forza e nostro viatico, e ci rende per tutti testimoni di speranza. Se di fronte a questo Mistero la ragione sperimenta i suoi limiti, il cuore illuminato dalla grazia dello Spirito Santo intuisce bene come atteggiarsi, inabissandosi nell’adorazione e in un amore senza limiti” (§ 62).