GIOVANI

di Giuseppina Cudemo

C’è allarme, secondo alcuni, sulle fede dei giovani. Secondo alcune ricerche…

LA FEDE GIOVANE

Ogni anno è Giornata Mondiale della Gioventù: o in grandi raduni generali, o nelle varie diocesi del mondo la domenica delle Palme. Un appuntamento che dal 1986 non ha più cessato di interessare i giovani, ma anche l’opinione pubblica. Eppure non cessa l’allarme sulla fede giovane. I sociologi sono al lavoro.

Abbiamo ancora negli occhi quell’oceano di ragazzi pieni di gioia che, incuranti del caldo torrido, pregano, cantano, agitano le braccia verso “l’uomo vestito di bianco”, capace di mobilitarli da ogni angolo del pianeta. Stiamo parlando delle GMG, il “concilio dei giovani”, quasi un “miracolo” che ci interpella sulle nuove generazioni e sul loro bisogno di credere. Molte domande sorgono spontanee: che cosa spinge tanti ragazzi a rispondere all’invito del Papa? Chi sono i partecipanti a questi raduni? Quanto sono simili ai loro coetanei? La moda e l’esibizione hanno invaso anche il campo del sacro, oppure questi happening nascondono un profondo desiderio di Dio?La croce delle GMG al Colle don Bosco

UNA RICERCA

Risponde una ricerca che il sociologo Franco Garelli ha svolto su due campioni rappresentativi di giovani italiani che hanno preso parte alle due ultime Giornate Mondiali della Gioventù, quella del 2000 a Roma e quella del 2002 a Toronto, per rilevare come è stato vissuto quell’evento, il rapporto con fede e Chiesa, le ripercussioni nel quotidiano. Ne viene fuori uno spaccato della fede “giovane” vario e articolato, che offre motivi di speranza. Certamente ogni giornata ha un suo volto proprio, ma c’è un filo rosso che le lega: esse non sono frutto di un bisogno di spettacolarizzazione della fede. I giovani cercano punti di riferimento in un tempo come il nostro, incerto e spesso fuorviante, ed esprimono la loro appartenenza ecclesiale attraverso meeting, happening e feste collettive. C’è oggi, infatti, l’esigenza di condividere una fede vissuta nella ricchezza del confronto con altre razze e culture, che promuova la pace e la solidarietà e si interroghi sui mali del mondo. È proprio di questi ragazzi vivere delle esperienze forti, condividendo fede e ideali comuni negli eventi collettivi che rappresentano occasioni di verifica e ripensamento. La ricerca evidenzia che questi giovani vivono la loro fede come “sequela”, come fedeltà alla proposta di un modello di religiosità di cui accettano la mediazione. Se la maggioranza di essi integra tale modello nella propria realtà esistenziale e lo concretizza nelle scelte di vita quotidiana e di impegno, altri vivono più superficialmente e frequentano gli ambienti ecclesiali senza un vero coinvolgimento, altri ancora vivono la propria religiosità, privilegiando l’aspetto della ricerca e della sperimentazione più che quello della fedeltà all’ortodossia. E c’è anche una minoranza che resta ai margini e rimane incerta e sulle difensive. L’esigenza religiosa dei giovani si muove tra istanze percepite non più in contraddizione fra loro, che mescolano l’aspetto religioso con quello esperienziale, nell’individualismo espressivo e nella spettacolarizzazione massmediatica.

PROVVISORIETÀ

Garelli e la sua équipe hanno evidenziato che questi momenti hanno come protagonisti i giovani più impegnati e attivi che vivono un processo articolato di socializzazione religiosa e rispondono a una Chiesa che cerca nuovi strumenti e linguaggi per dialogare con loro ed essere vicina e partecipe dei loro bisogni. Nello stesso tempo emergono i mutamenti della sensibilità religiosa giovanile che si pongono in un rapporto dialettico con la cultura dominante. Così questi ragazzi attribuiscono grande importanza al clima che vivono in queste manifestazioni, oltre che ai contenuti che esse esprimono. Vogliono vivere insomma una spiritualità “incarnata”. Ma quale modello di religiosità esprimono? Quella del “pellegrino”, che è in cammino, non può mai dire di essere arrivato e considera ogni esperienza una tappa del proprio itinerario di fede. La modalità di espressione della loro fede è soprattutto la testimonianza, attraverso gesti e comportamenti, cui si attribuisce particolare valore. Nei piccoli gesti quotidiani e nelle più grandi scelte di vita, nell’impegno in parrocchia e nell’attività sociale i ragazzi esprimono le proprie convinzioni religiose con slancio e senza disagio. Dio è percepito come una figura amica, presente nella loro quotidianità, in un rapporto significativo e in continuo divenire. Egli è talmente vicino a loro da mostrare un volto umano e da essere cercato nella vita di tutti i giorni. Tutto questo rimanda al loro bisogno di una religiosità più vicina all’uomo in cui la dimensione esistenziale prevale su quella delle norme e dei riti. Ecco allora che la preghiera non viene vissuta come momento distinto dal resto della vita quotidiana: essa è piuttosto il sottofondo di ogni attività. Infatti c’è in questi ragazzi la difficoltà, e talvolta il rifiuto, a individuare e isolare ambiti di vita quotidiana etichettabili come “religiosi” in senso stretto.

LA COMPONENTE AFFETTIVA

Un altro aspetto da sottolineare è la componente affettiva espressa dal senso di appartenenza e di fraternità proprio delle GMG: grazie alla forza unificante di questi momenti, i ragazzi reinseriscono la propria fede in due millenni di storia, in una comunità ecclesiale che si esprime nel tempo e nello spazio. Al centro di questa relazione vi è il Papa, figura universale, ma anche uomo del suo tempo, capace di interpretare le loro istanze e di stimolarne con i suoi messaggi la testimonianza di fronte al mondo. Questi ragazzi si sono affermati come forza sociale viva e portatrice di novità e non più come problema sociale, valorizzati dalla missione loro affidata di “mettere fuoco al mondo”, facendosi interpreti di un  desiderio di rinnovamento sociale e culturale. È emersa anche in loro una dimensione di gioia, di capacità a saper unire l’impegno e la fede con la voglia di entusiasmarsi e godere delle cose belle della vita, ecco perché in questi eventi si canta, si balla, si è in festa. Insieme a questo c’è la “fiducia”, una conferma del cammino di fede per quelli che ne avevano iniziato già uno e uno stimolo per quelli incerti, insieme alla spinta a prendere decisioni importanti per esempio sull’orientamento degli interessi o sul dedicarsi agli altri, mentre nasce una nuova capacità a vivere con maggiore slancio, entusiasmo e impegno ogni momento della propria esistenza. I ragazzi, attraverso questi eventi, hanno riscoperto un tipo di religiosità che sa suscitare in loro entusiasmo e passione e un’occasione di sperimentare una “Chiesa viva” e una “fede giovane”, vicina alla loro sensibilità e al loro entusiasmo.