CASA NOSTRA
di Enrico dal Covolo
Il Papa Giovanni Paolo II proclama tre nuovi beati appartenenti alla Famiglia Salesiana.
Il “firmamento salesiano” si affolla: altri tre splendidi personaggi vanno a far compagnia al gruppo ormai consistente dei beati e santi di famiglia.
Il 12 aprile 2002 vennero beatificati l’apostolo dei lebbrosi don Luigi Variara, il salesiano laico infermiere, Artemide Zatti elasuora missionaria FMA Maria Romero, “accomunati dal dono gioioso di sé e dalla dedizione generosa ai più poveri. Non c’è nulla che attiri come la testimonianza dello spendersi senza risparmio, senza misura, senza condizioni; non c’è nulla che affascini come il servizio ai più poveri, ai più umili, ai più bisognosi” (don Pascual Chávez). Il 25 aprile 2004 è la volta di don Augusto Czartoryski, suor Eusebia Palomino e Alessandrina Da Costa. Una nuova terna di beati ci viene proposta, altri modelli per la Famiglia Salesiana e per i giovani del mondo. Tre modi di vivere il cristianesimo, tre strade per rispondere alla chiamata, tre scelte per affrontare la vita, tre vite per dire qualcosa alla società, anche a quella di oggi, beata ma anche un po’ beota nella sua smania individualista.
Principe polacco, rinunciò ai privilegi del “sangue blu” per farsi prete e salesiano. Augusto Czartoryski nasce a Parigi il 2 agosto 1858, in esilio, dal principe Ladislao e dalla principessa Maria Amparo, figlia della regina di Spagna. A 6 anni, perde la mamma. Compie i suoi studi a Parigi e a Cracovia, avviato alla carriera diplomatica, come si conviene al suo rango. Ma è di costituzione gracile e la sua salute presto s’indebolisce. La tbc lo costringe a passare da una stazione climatica all'altra per curarsi. Quando nella sua vita appare Don Bosco, accolto trionfalmente a Parigi nel1883, il principe, “che non aveva a cuore le armi e le corazze di quercia o di rame” e che ne aveva “le tasche piene” – sono parole sue – di feste e ricevimenti mondani, è conquistato da quel piccolo vivacissimo prete e non lo molla più: vuole servire come e con lui i ragazzi poveri. Don Bosco tentenna e rimanda, e Augusto chiede consiglio a Leone XIII: "Andate da Don Bosco!", è la risposta. Al Papa non si dice di no! Così il principe, a 29 anni, diventa il più umile dei novizi e il santo, quasi morente, gli benedice l'abito talare. Presto la malattia si riaffaccia nella sua vita, debilitandolo. Egli arriva comunque al sacerdozio il 2 aprile 1892, assente volontariamente la sua famiglia che ha tentato invano di farlo recedere. Un anno dopo, a 35 anni, muore ad Alassio il sabato di Pasqua. La sua vita fu una lotta per la vocazione. Dovrà pur dire qualcosa ai giovani d’oggi questo rampollo appartenente al mondo dorato delle corti (la sua famiglia tra l’altro deteneva il famoso quadro di Leonardo da Vinci, la Dama con l’ermellino), che rinuncia ai privilegi del rango, alle vesti sfarzose, alle sciabole da cerimonia, alle feste di corte, alla caccia, ai viaggi di piacere e di rappresentanza, alla galanteria femminile per piombarsi tra i cortili in mezzo a ragazzini che più plebei non si può e condividere con loro gioie, giochi, sogni e fatiche… Se non dice nulla vuol dire che la civiltà sta sterzando pericolosamente verso l’indifferenza, il vuoto, l’inconsistenza spirituale. E sarebbe un gran brutto segno.
Nata il 15 dicembre 1899 vicino a Salamanca in Spagna, Eusebia Palomino vive un'infanzia povera, ma felice e piena di fede nella modestissima casa in cui babbo, mamma e sorelle alternano il lavoro e la preghiera. Proprio papà le ha insegnato il catechismo che le consente di ricevere la Prima Comunione. Da allora scocca la scintilla di un intenso amore al Dio che le dona "tanta felicità". Supera tutte le difficoltà e diventa Figlia di Maria Ausiliatrice (1924). Destinata alla casa di Valverde del Camino, vi è incaricata della cucina e di varie incombenze comunitarie, alle quali si presta con amabilità servizievole e gioiosa disponibilità. All'oratorio segue le bimbe più piccole, ma si ritrova spesso circondata anche dalle giovani e dagli stessi adulti, attratti dal suo spirito di preghiera e di fede convinta e convincente. A tutti parla con avvincente semplicità di Gesù, della Madonna, dei santi, delle missioni, del paradiso. Tutti si stupiscono del fascino incontenibile che esercita: “Son lì davanti a lei come citrulle incantate!”. Ma le ragazzine dicevano: “E’ una santa”, e la voce dei piccoli è la voce di Dio! Nel 1931, alla vigilia della rivoluzione, suor Eusebia si offre al Signore, per la salvezza della Spagna e del mondo. Per tre anni, vive di indicibili sofferenze. Muore il 10 febbraio 1933. La sua è davvero una santità fatta di piccole cose, le più ordinarie, le più quotidiane.
Alessandrina Da Costa nasce il 3 marzo 1904 a Balasar in Portogallo. Una contadinella vivace, scherzosa, affettuosa. A 14 anni, salta dalla finestra nel giardino per salvare la sua purezza dalla passione di un uomo penetrato in casa. Cinque anni dopo, la ferita riportata allora si è trasformata in paralisi totale: eccola, così, inchiodata a letto per oltre 30 anni, curata dalla sorella maggiore. Offre la sua vita per la conversione dei peccatori e la pace nel mondo. Per quattro anni (1938-42), rivive la passione di Cristo tutti i venerdì durante tre ore. Chiede e ottiene da Pio XII la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria (31/10/1942). Dal 1942 alla morte (13/10/1955), non ingerisce più alcuna bevanda né alimento all'infuori della comunione quotidiana. Suo direttore spirituale fu dal 1944 al ’48 il salesiano don Umberto Pasquale che lei definisce mio cireneo nelle ore più tragiche della mia vita. Fu lui a raccogliere il suo prezioso diario. Nelle sue mani divenne cooperatrice salesiana: "Sento un'unione grande con i salesiani e i cooperatori di tutto il mondo. Quante volte, fisso il mio attestato di appartenenza e offro le mie sofferenze, per la salvezza della gioventù!". Alessandrina è il messaggio di cui hanno bisogno i cristiani laici di oggi. Molte volte prevalgono, anche in chi crede, sentimenti di scoraggiamento, apatia, disinteresse, insieme alla ricerca di surrogati ed evasioni. La giovane Alessandrina è lo stimolo, la motivazione per nobilitare - soprattutto presso i giovani - ciò che la vita presenta di doloroso, di triste.