FMA

di Maria Antonia Chinello

Un scuola delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Svizzera modello di interculturalità.

UNA SCUOLA SENZA CONFINI

Alcuni allievi della scuolaGinevra è situata sulla riva sud-occidentale del lago omonimo, terza città della Svizzera in ordine d'importanza dopo Berna e Basilea, capitale del Cantone di lingua francese, che da essa prende nome. Nel 1863 Henry Dunant vi fondò la Croce Rossa, nel 1920 venne scelta come sede della Società delle Nazioni e nel 1945 divenne sede europea dell'ONU.

A Veyrier, a soli trenta minuti dalla città, immersa nel verde degli alberi e nello spaccato dei monti, a ridosso del confine con la Francia, sorge La Salésienne. È una scuola primaria e materna conosciuta, riferimento sicuro a chi capita di smarrirsi, percorrendo le stradine dei villaggi disseminati lungo il confine svizzero-francese. Ma ancora di più, una garanzia di educazione di qualità, tramandata di generazione in generazione. Infatti, sono in molti qui e nei paesi vicini ad essersi seduti sui banchi in questi 52 anni di servizio educativo.

Suor Giuseppina Puggioni è di origine italiana. Quando ha fatto domanda come missionaria, il suo sogno, confida, era di andare in Africa. Da 26 anni invece si trova qui in Svizzera, e missionaria lo è lo stesso, in questa che è ormai la patria del cuore. È la direttrice didattica della scuola e coordina, con dolcezza e grande competenza, un corpo docente di 40 insegnanti. Insieme con lei, nove sorelle che compongono la comunità, cercano ogni giorno di fare della scuola una famiglia in cui ognuno si senta amato. «La Salésienne – racconta suor Giuseppina – fa parte dell’AGEP, l’Associazione delle Scuole Private di Ginevra. La nostra scuola accoglie 300 bambini e bambine, dai 3 ai 12 anni, di razze, culture, religioni, nazionalità che abbracciano i cinque continenti. Le ultime statistiche rivelano che sono 65 i paesi di provenienza, e mai abbiamo avuto problemi di convivenza».

UN PROGETTO AMBIZIOSO

Il dialogo e la valorizzazione del diverso stanno alla base del progetto educativo della scuola. Lo sanno gli insegnanti e lo accettano i genitori, scegliendo la scuola a volte con anni di anticipo, perché la lista d’attesa è sempre molto lunga. Ci vorrebbero altri ambienti, nuove costruzioni per esaudire il desiderio di prolungare il ciclo scolastico con la scuola media inferiore. Per questo, il comitato dei genitori è all’opera per inventare iniziative e cercare fondi. «Prima dei muri, però – continua suor Giuseppina - vogliamo costruire insieme un ambiente sereno, felice, di qualità. L’impegno di tutti, a partire dagli insegnanti, di cui alcuni non sono cattolici, è di esprimere la scelta privilegiata dei piccoli e far cogliere loro che c’è sempre una strada aperta per incontrarsi, dialogare e superare le difficoltà». Per questo, il calendario annuale è denso di occasioni di formazione: la scuola dei genitori, le attività per i bambini, i raduni per gli insegnanti, le feste musulmane, ebree e cristiane, le celebrazioni ecumeniche che chiamano a raccolta tutta la comunità scolastica. E d’estate, il Campo Don Bosco, un oratorio quotidiano della durata di un mese.

Le suore, Giuseppina, Antonia, Rosetta, Teresa, Maria, Albina, Clara, Maria e Antoniette, hanno imparato nei lunghi anni di permanenza in questa città ricca e interculturale che la strada per l’evangelizzazione passa per la via dell’ascolto delle storie delle famiglie, della comprensione del dolore e delle sofferenze nascoste, della vicinanza e della testimonianza piccola della vita quotidiana.

Gli orari si dilatano: c’è chi arriva quando è ancora buio al mattino, e si addormenta sui banchi della piccola cappella, insieme alle suore che pregano; oppure chi, alla sera, fa compagnia a suor Maria in portineria, mentre aspetta il ritorno del papà o della mamma dal lavoro.

«Ginevra è una città interculturale, essendo sede di molte organizzazioni mondiali – afferma un papà –. In tutti gli ambienti si fa esperienza di tale realtà. Per noi adulti, a volte, questo può generare indifferenza e abitudine. A La Salésienne, invece, si vivono il rispetto e la valorizzazione delle differenze. Emerge la ricchezza che ogni bambino e bambina portano con sé. C’è anche un altro tipo di convivenza che viene insegnata senza tante parole. È l’esperienza della diversità sociale. Ginevra ha un tenore di vita medio-alto. Sono contento che le mie figlie vivano insieme a chi è povero e soffre. Sono aiutato da questo ambiente nell’educare alla solidarietà: a casa lo farei solo con le parole. Qui a scuola, parlano i fatti».

CRESCENDO INSIEME

Trascorrere una serata insieme con le suore, al termine della giornata, è come sfogliare l’album di famiglia, le cui fotografie sono i nomi e i volti dei bambini e delle bambine incontrati. Sara è etiope e ha tre anni. La mamma è infermiera e, faticosamente, sta cercando di assicurarsi un presente meno pressato dal fattore economico. Marie e Cova abitano lontano e ogni giorno arrivano con papà Baptiste, l’autista della scuola, che con cura le accompagna e le custodisce nel percorso; c’è Jonathan, che porta a scuola la vivacità dei suoi dieci anni e un po’ birichino lo è; ci sono Annie e Ursula, attese ogni mattina da suor Rosetta con un buon pane e una tazza di latte caldo. E poi Richard, Alessia, Elisa, Martin… Le storie continuano e richiamano alla memoria chi ha già terminato la scuola e telefona, scrive, ritorna per far vedere alle suore le fotografie delle nozze, il diploma conquistato con ottimi voti; far conoscere il proprio ragazzo o la propria ragazza, raccontare gli impegni sempre più carichi di responsabilità nel civile e nel sociale.

Il miracolo di La Salésienne nasce dal sacrificio e dalla tenacia di suor Antoniette Tornay, che a novembre compirà 100 anni. A scuola e in paese ci si sta già organizzando per la festa di compleanno: il sindaco e le autorità cittadine, le famiglie degli exallievi e delle exallieve, degli amici e dei benefattori hanno già segnato in rosso la data sul calendario. Suor Antoniette è della Svizzera francese, di Levron. Ricorda quando, giovanissima, è arrivata a Ginevra con le suore. Abitavano vicino alla stazione e la scuola, anche se molto piccola, era frequentata dalle figlie degli emigranti italiani. Poi, nel 1951 la ricerca di uno spazio più grande, e l’approdo a Veyrier per continuare l’avventura dell’educazione interculturale.

In tempi in cui si addensano timori per nuovi e antichi conflitti mondiali, parlare di accoglienza significa sfidare e dare radici al futuro. A La Salésienne ci si crede fino in fondo e i fatti lo raccontano. Qui c’è posto per tutti; non ci sono frontiere e ogni giorno si scrive pace sul cuore della terra, di tutte le terre.