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di Giancarlo Manieri
Salvatore Trazzera 1913 – 1979 al Santa Chiara di Palermo.
Salvatore Trazzera fu un salesiano laico degno di memoria, un religioso modello, un’anima semplice, un educatore concreto che voleva bene a Dio, prima di tutto, poi ai confratelli, ai ragazzi, agli exallievi; artista del legno e del contatto umano.
Il signor Trazzera fu un maestro a triplice titolo: del legno, della banda, della barzelletta. Un sorriso solare lo accompagnava dalla mattina alla sera “e presumibilmente anche la notte”, sottolineava qualcuno, il che dava un tocco di accattivante serenità alle sue lezioni, ai suoi incontri e perfino alle sue (finte) “arrabbiature”, come quella volta che, ligio fino allo scrupolo ai suoi impegni, non sapeva come far uscire prima i ragazzi dalla lezione di musica per un imprevisto impegno comunitario. Trovò una giustificazione “piantando su” una scena madre sull’infingardìa dei ragazzi che non avevano alcuna voglia di imparare il solfeggio, sbagliavano il tempo, non distinguevano una biscroma da una semiminima… “Basta così non si può continuare. Oggi, tutti a casa!”. Ma fu una arrabbiatura così poco arrabbiata che nessuno ci credette.
UN SALESIANO ECCEZIONALE
Se le circostanze mescolavano le cose in modo tanto perfido che qualche divergenza o il principio di un alterco venivano a turbare la sua allegra imperturbabilità, egli rimediava prima che il sole tramontasse, secondo l’insegnamento paolino. Così la volta in cui si trovò per puro caso in disaccordo col suo direttore, lo videro la sera presentarsi con una bottiglia di “quello buono”: “Signor Direttore, sono qui per brindare… ehm… al futuro della congregazione, e al nostro del Santa Chiara!”. I confratelli una volta di più costatarono che il dissapore non aveva incrinato nemmeno un po’ l’amicizia e la venerazione per il superiore.
Era l’uomo dell’amicizia, una qualità che non avrebbe barattato con nulla al mondo. La cercava, la conquistava, la coltivava con attenzione meticolosa. Sempre pronto a risolvere e pacificare. Un giorno un alunno un po’ scanzonato ebbe sentore che con ogni probabilità lo avrebbero bocciato. Non resse alla rabbia e allo sconforto e, senza troppo rifletterci, fuggì di collegio alla volta di casa. Caso volle che per strada incontrasse suo padre:
- E tu, chi ci fa’ fora d’u colleggiu?
- Papà… Basta col collegio, non ce la faccio a resistere… tanto mi bocciano!
- Figlio, chista ccà jè la vita. A li voti si vinci, a li voti si peddi.. E quando si perde, non ci si arrende (intanto avevano ricominciato a camminare in senso contrario, verso l’istituto). Bisogna essere pronti a tutto, figghiu miu. La vita niente ti regala. Tutti ‘cosi tu t’ha conquistari…
La paternale continuò per un pezzo con timidi accenni di difesa del figlio, il quale non s’era accorto che stavano rientrando in collegio. Attraversata la portineria, incontrarono il signor Trazzera:
- Babbo, perché mi hai riportato?… C’è il maestro!…
- Signor Maestro, ‘stu figghiu disgrazziatu du colleggiu mi scappò.
- Ah! E adesso come si fa per non farsi accorgere della marachella? Beh, saluta tuo padre e vieni con me... Eccoci qua! Entra dalla porticina del teatro, te l’apro io e mescolati agli altri. Se il consigliere ti vede e ti domanda dove sei stato, una volta tanto ti permetto di dire una bugia, tu digli che sei venuto da me. Ma nun fari cchiù certi spirtizzi!
Il “consigliere” era il salesiano addetto alla disciplina, del quale gli alunni dei collegi avevano un certo timore.
- Grazie. Siete unico signor maestro.
- Vai, vai, su!
Il ragazzino se la cavò con niente, ma sul signor Trazzera piovve una paternale coi fiocchi che il maestro parò, da par suo, con l’ombrello del sorriso. Al solerte “consigliere”, in effetti, non era sfuggita la monellata. Come con i ragazzi, egli era premuroso con gli exallievi. Per loro non mancava mai una cartolina d’augurio a Natale e Pasqua, e a quelli che si sposavano faceva sempre pervenire il suo dono: una confezione di vini, un libro, un quadro, assicurando sempre le sue preghiere, perché la loro vita trascorresse felice sotto la protezione del buon Dio.
Era l’uomo della convivialità. Sapeva trasformare i momenti di tensione in momenti di gioia e allegria, con una battuta, un motto di spirito, e più spesso una barzelletta ben scelta e ben raccontata, con quel suo fare semplice e concreto e quel suo darsi d’attorno in laboratorio, a scuola di musica, come consigliere addetto alle attività sportive. Ma soprattutto con gli exallievi. Era un piacere osservarlo assieme a loro, quando con spontaneità salutava le loro mogli o si abbassava a stampare un bacio sulla guancia dei figli non senza una carezza. Dove c’era lui c’era pace, si respirava aria di distesa allegria, di aperta convivialità. Ed era per questo che lo invitavano in ogni circostanza, ma l’exallievo che ricordava quei tempi usò l’espressione: “lu mintìamu unni jègghiè, comu lu prezzemulu, lo mettevano dappertutto, come il prezzemolo”.
Era l’uomo della provvidenza. Quante scale, quante visite, quante telefonate, quanto cercare e insistere per i suoi ragazzi, per aiutarli a trovare un posto di lavoro. Li segnalava a imprenditori, ad artigiani affermati, ad alti dirigenti, a burocrati, a politici… E quasi sempre faceva breccia e otteneva quello che chiedeva. Al maestro Trazzera pochi riuscivano a resistere, pochi negavano l’aiuto. Le porte si aprivano sia per la qualità della scuola salesiana, sia per il prestigio indiscusso dei suoi insegnanti e capi laboratorio come i vari Andaloro, Romano, Tomaselli e, per l’appunto, Trazzera. La stima e l’affetto continuarono anche dopo. A più di 20 anni dalla sua morte, la giunta comunale votò all’unanimità di intitolargli una via, accanto al Gesù Adolescente: Via Salvatore Trazzera, salesiano.
Un giorno uno dei suoi exallievi è vittima di una rapina. Due balordi, coltello alla gola, gli intimano di consegnare il portafoglio: “Prendetevi pure tutto… Solo di una cosa vi prego, ridatemi la foto che vi è custodita. È quella del mio maestro e benefattore. Ci tengo più di ogni altra cosa”. I due malandrini spariscono con tutto il bottino. Ma dopo qualche giorno egli si vede recapitare il portafoglio vuoto, ma con la foto del maestro al suo interno. Un altro dei suoi exallievi, interrogato su di lui, proprio in vista di questa breve testimonianza scritta, è stato sintetico ed esplicito, ha detto solo:
- Trazzera? A livellu di me patri lu mintu!, a livello di mio padre lo metto!
Ed è la migliore testimonianza che abbia raccolto.