SFIDE ETICHE x RAGAZZI, GENITORI, EDUCATORI
di Giovanni Russo bioeticalab@itst.it
Un’altra grande sfida etica del nostro tempo è l’aborto; la polemica è sempre attuale.

Una domanda preme sulla coscienza di tutti: l’interruzione volontaria della gravidanza, l’aborto insomma, è solo un problema psicologico della donna o è una questione di etica?
La locuzione interruzione della gravidanza oggi va sostituendo la parola aborto. La prima indica un fatto chirurgico, la seconda ha un significato etico. La nostra società preferisce evitare espressioni che facciano riferimento a significati di natura morale. L'interruzione di gravidanza cui ci riferiamo è quella procurata e voluta, non considerando l'aborto spontaneo, dovuto a cause patologiche. Dal punto di vista etico, questa pratica è vista in genere in modo negativo: la vita è considerata un bene in se stesso e la nascita di nuovi figli arricchisce famiglia e società. Anche la storia più antica documenta la presenza dell’aborto procurato, con l’aggravante di mezzi meccanici rudimentali per l’espulsione del feto, o con sostanze ricavate da piante medicinali a funzione abortiva. Il documento più antico di etica biomedica, il Giuramento di Ippocrate (iv-v sec. a.C.), si pronuncia contro l’aborto volontario: “non somministrerò a una donna un pessario abortivo”. Ippocrate, medico, certo conosceva l’esistenza della pratica abortiva nella sua società, ma il suo modo nuovo di praticare la medicina lo porta a una valutazione etica di esclusione dell’aborto. Egli passa da una visione magica e rituale della medicina, a una visione che fonda la pratica medica su dati di scienza e coscienza. La medicina ippocratica è la medicina del rispetto della qualità e della dignità della vita nascente.
IL GIUDIZIO DELLA BIBBIA
L’ebraismo legge la problematica dell’aborto volontario a partire dall’esperienza di un Dio che libera Israele, ridonandogli una vita nuova. E' il Dio creatore che lo ama sin dal grembo materno e lo chiama a essere segno profetico nella storia. Ancora informe nel seno materno, l’uomo è visto dagli occhi di Dio e tutto è scritto nel suo libro; i suoi giorni sono contati quando ancora non ne esiste uno (Sl 139). Dio conosce e scruta il cammino dell’uomo, lo consacra a sé sin dal seno materno e lo chiama al suo servizio (Ger 1,5). È Dio l’artefice della vita. Dice la madre dei Maccabei: “Non so come siete apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi” (2 Mac 7,22-23); e Giobbe: “Di pelle e di carne mi hai rivestito, di ossa e di nervi mi hai intessuto” (Gb 10,11). In Israele l’uccisione del feto era gravemente sanzionata. Il cristianesimo guarda con amore la vita nascente. I “Vangeli dell’infanzia” indicano la nascita di Giovanni Battista e di Gesù come luoghi in cui si manifesta la profezia della storia della salvezza. Il frutto del concepimento è già, in via prenatale, luogo d’incontro e d’accoglienza (Maria ed Elisabetta): Giovanni esulta nel grembo della madre per la presenza di un altro bambino nel grembo di Maria. Tutto il messaggio di Cristo è un messaggio d’amore per la vita piccola e indifesa, per i bambini a cui è rivelato il regno di Dio. Così, le prime comunità cristiane (libro della Didaché) hanno condannato l’aborto volontario.
I DATI DELLA SCIENZA
La genetica mette in evidenza che alla formazione dello zigote si forma un essere con un suo preciso genoma umano che è assolutamente unico e irripetibile, l’embrione non ha alcuna possibilità statistica di essere riprodotto; è una entità biologica che ha una sua precisa individualità somatica; presenta la cosiddetta legge ontogenetica di sviluppo e cioè tutto ciò che l'embrione da quel momento in poi sarà è lì già codificato e iscritto. Tuttavia, alcune convenzioni internazionali affermano che l'embrione è vita umana solo dal 14°-16° giorno dal concepimento, quando si forma la stria primitiva, il primo abbozzo di cellule del cervello. Infatti, dicono, poiché prima della formazione della stria può darsi il caso che si formino più embrioni (un embrione può dare origine a due gemelli identici), e poiché una vita per essere umana deve essere individuale, prima del periodo della stria primitiva non ci sarebbe vita umana propriamente tale. Ma l’argomento non sembra giustificare l’aborto: anche se da un embrione possono nascerne due, ciò non diminuisce il senso di responsabilità morale nei confronti di quell’embrione, semmai l’aumenta. Né ci sembra giustificato parlare di “pre-embrione” o di “embrione in potenza”, perché tale terminologia filosofica non è scientificamente adatta all’embrione che è già nel suo genoma (anche se “in codice”) tutto ciò che è.
LA SOCIETÀ OGGI
Le trasformazioni sociali ed etiche hanno influito sulla consapevolezza morale dell’aborto. Una società sempre più violenta, una mentalità contro la vita (antilife mentality), la pratica dell’aborto clandestino, la rivendicazione di un “diritto all’aborto”, la non accettazione del bambino non voluto o del feto malformato hanno cambiato fortemente la prospettiva sul senso dell’aborto. La società oggi è propensa a concedere il diritto di decisione alla gestante (anche minorenne), di considerare la gravidanza come un problema individuale della donna. Sono risapute le conseguenze soprattutto sulla psicologia della donna. Il caso dell’aborto “terapeutico” per salvare la madre è un problema che oggi, grazie a nuove tecnologie biomediche, si pone raramente. In caso ad es. di gravidanze extrauterine (ectopiche) è possibile rimuovere l’embrione e riportarlo in utero. Diverso è il caso dei feti malformati. Un senso di “pietà” per queste creature e la nuova consapevolezza sociale del benessere e della qualità della vita influiscono nella valutazione morale. Giocano un forte ruolo la componente emotiva della madre e la sofferenza che la nascita di un bambino malformato potrà comportare per la famiglia e per la società (costi sanitari). Se nessuno di noi giustificherebbe l’uccisione di bambini già nati e che, in seguito a malattia o incidente, subiscono un handicap, per le stesse ragioni non dovremmo ammettere l’aborto di feti malformati. D’altra parte nella società a volte è paradossale la protezione della diversità e dell’handicap, il reinserimento sociale del diverso attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche, e poi non proteggere la stessa diversità a livello prenatale.
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