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Il 19 dicembre 2003 il Papa ha nominato don Luc Van Looy, vescovo di Gent, importante diocesi del Belgio Nord. Don Luc è stato solennemente consacrato nella sua cattedrale il 1° febbraio, presenti anche il Rettor Maggiore e membri del Consiglio Generale, oltre ai genitori novantenni. Don Luc proviene da un lungo cammino in congregazione: missionario in Corea, ispettore della medesima provincia, Consigliere Generale per le Missioni, poi per la Pastorale Giovanile, infine Vicario del Rettor Maggiore. Monsignor Luc ha scelto come motto del suo servizio episcopale “In nomine Patris”, le parole iniziali del segno della croce, quasi a ribadire che tutto inizia da lì e tutto lì si conclude: nel segno di croce è il compendio dell’intero cristianesimo.
Lo scudo araldico che costituisce il suo stemma, sormontato dal cappello episcopale con cordini e fiocchi su quattro strati (segno di dignità arcivescovile), è diviso in due campi, a destra il grifone di Gent, meta del suo cammino apostolico; a sinistra cinque abeti che richiamano il bosco dello stemma salesiano (cioè Don Bosco), ben radicati a terra, come a dire che la sua provenienza salesiana non verrà mai meno, tant’è che le quattro stelle che occhieggiano tra gli alberi rappresentano altrettanti simboli presenti nello stemma della congregazione: san Francesco di Sales da cui la congregazione prende il nome; il cuore della carità pastorale (l’educazione è una questione di cuore, diceva Don Bosco); l’ancora della speranza (che l’educatore mai deve perdere, perché in ogni giovane c’è un punto sensibile al bene); la stella della fede, perché è la fede che muove il dire e il fare del fedele cristiano, dell’educatore e, tanto più, del pastore.
La diocesi di monsignor Luc è una delle più vaste delle Fiandre con 1.400.000 abitanti, 425 parrocchie, 622 preti, 64 diaconi, 456 religiosi, 2430 religiose e più di 800 scuole. Un campo davvero vasto e complesso da dirigere e animare.
Il Rettor Maggiore ha chiamato a succedere a don Van Looy don Adriano Bregolin, già ispettore di Verona, eletto dal Capitolo Generale XXV a Consigliere Generale per l’Italia. Eredita la grande responsabilità di essere il vicario del Rettor Maggiore, un compito delicato e non semplice, fatto più di lavoro e preoccupazioni che di onore.