DALLE MISSIONI
di Vincenzo Donati
Don Bosco è ancora vivo, anzi è sempre più vivo, il suo metodo si trova sempre più spesso a misurarsi con casi impossibili... Quel che vi racconto accadde il 31 gennaio di qualche anno fa.
In tutti i luoghi dove c’è un’opera di Don Bosco oggi se n’è celebrata la festa con canti, discorsi, rievocazioni, recital… in tante lingue. Ebbene, io sono sicuro che in nessun luogo – sono un presuntuoso? – Don Bosco è rimasto così profondamente soddisfatto come qui a Khartoum. Oggi, infatti, abbiamo accolto quasi 200 giovani ospiti delle prigioni governative per un corso di addestramento professionale. Primo atto, per rompere il ghiaccio, qualche ora di relax. Fa parte del metodo! Ed è bastato quel breve periodo a far cadere dalle nuvole i secondini. Abbiamo usato gli ingredienti di sempre: il calcio, l’albero della cuccagna, la fisarmonica… Quando si trattò di cominciare le lezioni i giovanotti si sentivano già a casa loro e i secondini non credevano ai loro occhi. I più smarriti sembravano proprio loro, presi da meraviglia e stupefazione! E quando a sera i ragazzotti sono ordinatamente risaliti sui camion militari per tornare alle “patrie galere”, un anziano poliziotto mi si avvicinò con aria da cospiratore: “Vorrei andare in America per imparare a domare così come sapete far voi, senza urlacci, bestemmie e manganello, questi avanzi di galera!“.”Perché in America? Basta andare da Don Bosco… che è qui!”. Pensava che abitasse in America – qui quella nazione è un mito – il “grande stregone” che sapeva insegnare come farsi amici degli insolenti, ribelli, scostumati, intemperanti, intrattabili, capaci solo di fartela appena ti giri e di riempirti di frasi irripetibili 24 ore su 24!… Eccoli là, invece, che dal camion in partenza continuano a salutare sorridendo. Incredibile!
Qualche tempo prima ci avevano contattato alcuni dirigenti delle carceri per chiederci se eravamo disposti a istituire corsi per i giovani ospiti delle prigioni governative… I responsabili della “riabilitazione” avevano da tempo alzato le mani, constatata l’impossibilità a istituire corsi scolastici per tipi refrattari a ogni disciplina. Provarono coi preti, quelli un po’ speciali che c’erano a Khartoum, i preti di Don Bosco. Così un governo musulmano che per un nonnulla abbatte le chiese, impedisce le celebrazioni pubbliche e la catechesi e dà filo da torcere alle opere cattoliche, chiede la collaborazione dei salesiani nell’opera di recupero di ragazzi “poveri, abbandonati e… pericolosi”. Come s’era sparsa la fama? E’ presto detto: i figli di Don Bosco avevano in precedenza accettato 50 ragazzi di strada da un’organizzazione statale. La sfida era reinserirli; nella famiglia, nella società, nel lavoro… e l’opera educativa era riuscita così bene da invogliare i dirigenti delle carceri a ripetere l’esperimento coi ragazzi ancor più difficili. Con una clausola: “Non possiamo darvi alcun contributo finanziario!”. Tanto per cambiare! Comunque, la finanza dei salesiani è la Provvidenza: quando li abbiamo forniti di scarpe e di tute, abbiamo visto occhi umidi di pianto. E ancora una volta abbiamo vinto la sfida.