IN PRIMO PIANO
redazionale
Salesiano,già ispettore di Cebu nelle Filippine Sud
Aveva partecipato come delegato alCapitolo Generale 24. E’ stato nominatovescovo di Kabankalan il 27 dicembre 2002
Monsignore, che tipo di diocesi è Kabankalan?
È una diocesi di circa 700 mila fedeli con 29 parrocchie e 45 preti, una delle quattro dell’isola di Negros (le Filippine hanno 7000 isole). Ed essendo l’area più montagnosa, Kabankalan è anche la più povera.
Esistono differenze tra il Nord (Luzon) e il Sud (Negros) della sua Nazione?
È difficile parlare di differenze tra il Nord e il Sud delle Filippine, perché la situazione è praticamente la stessa in tutto il Paese, che è rurale e povero. La differenza si avverte nelle grandi città e nelle campagne. Manila, la capitale, è nell’isola di Luzon e il contrasto tra Manila e il resto delle città è davvero elevato.
Quali sono i problemi principali e le urgenze da risolvere della sua diocesi?
Negros è la capitale dello zucchero delle Filippine. Le piantagioni di canna da zucchero coprono la maggior parte dei terreni coltivabili, i quali purtroppo sono per la quasi totalità in mano a poche famiglie, sfacciatamente ricche. La gran maggioranza del popolo non possiede nulla. Questa disuguaglianza è sorgente di immensi problemi a Negros. L’estrema povertà porta numerose conseguenze: moltissimi i reati inerenti alle dispute sulla terra, senza contare le rivolte comuniste e le contestazioni di gruppi estremisti. Durante la presidenza di Cory Equino, il governo ha varato la riforma agraria, ma la sua applicazione è stata minima e quasi inefficace. La Chiesa ha preso le difese del popolo e lo ha aiutato organizzando comunità cristiane di base in tutte le parrocchie. Attraverso queste piccole comunità, il popolo ha avuto l’opportunità di reclamare i propri diritti, ottenendo anche qualche successo.
Quali i problemi dei giovani? E delle famiglie?
C’è vita e fermento nella diocesi. Sono rimasto tuttavia un po’ sorpreso nel constatare che i giovani sono attivi solo durante il periodo delle vacanze. La ragione è che i leader sono prevalentemente universitari che studiano nella grande città. Così sono assenti per gran parte dell’anno. Ecco, dunque, la sfida che ci si presenta: curare la formazione di leader tra i giovani che rimangono a lavorare nelle fattorie. Riguardo poi alla situazione delle famiglie, esse sono molto numerose: molti i bambini ma è anche elevato il tasso di mortalità a causa di malattie e malnutrizione. La Chiesa sta lavorando per la pianificazione familiare e le medicine a base di erbe.
Qual è la situazione delle vocazioni?
Attualmente la diocesi ha 13 teologici e 35 filosofi. Abbiamo una media di 2/3 ordinazioni ogni anno. Le prospettive sono abbastanza buone perché la nostra gente è semplice e profondamente religiosa. Anche se c’è bisogno di rafforzare il nostro programma di promozione vocazionale.