FMA

di Maria Antonia Chinello

Figlie di Maria Ausiliatrice – Lettere dalla missione FMA in Papua Nuova Guinea.

CARI AMICI VI SCRIVO

Suor Anna Maria Gervasoni è una giovane FMA italiana agli inizi della sua vita missionaria. Le lettere scritte agli amici registrano i suoi primi passi in una terra immensa e lontana, aperta all’annuncio di un Dio vicino agli uomini e alle donne.

Suor Anna Maria con alcuni giovani“Mi faccio viva ancora una volta per raccontarvi di questa terra e di questa gente. Sono ormai alcuni mesi che mi trovo a Port Moresby (Papua Nuova Guinea) e, in questo tempo, mi sono guardata attorno, ho fatto domande, ho osservato la gente. La missione delle FMA ruota attorno alla scuola, il College salesiano, che per noi in Italia corrisponde ai primi tre anni di laurea universitaria. Sono quindi giovani, che hanno alle spalle ormai circa 13 anni di studio. Ragazzi e ragazze sempre pronti a ridere e scherzare, ma che prendono sul serio l’impegno scolastico, soprattutto perché per molti di loro significa sacrificio della famiglia per mantenerli agli studi. Infatti, oltre la retta scolastica, ci sono anche l’alloggio e il vitto da pagare in quanto vengono da province anche molto lontane. Circa 80 sono ospiti interni presso la scuola e sono un po’ gli angeli custodi della missione. Infatti sono sempre pronti a intervenire quando qualcuno e qualcosa di sospetto si aggira attorno alla missione. L’altro giorno per esempio hanno trovato nel giardino due grossi pitoni che “passeggiavano” indisturbati. Li hanno catturati e portati a farceli vedere, ma avevano più paura loro di noi… Comunque i pitoni sono serpenti buoni, infatti finiranno presto in padella, quando li avranno ingrassati per bene! Mi colpisce come i ragazzi non si vergognino delle loro radici, di tradizioni che possono sembrare primitive, di avere dei parenti che vivono ancora nella foresta. Sono molto orgogliosi di mostrare agli altri come festeggiano e celebrano nella loro tribù e questo è un buon punto di partenza: è a partire dalla storia dei nostri popoli, che si può incominciare un cammino di condivisione e reciproco arricchimento».

PUNTO DONNA

«Voglio parlarvi della donna di Papua. Purtroppo qui, come in tante altre parti del mondo, la donna occupa l’ultimo posto nella scala sociale. Non ha voce in capitolo e vale solo perché lo sposo deve pagare un prezzo alla famiglia per avere una moglie. Piccoli cambiamenti, però, stanno avvenendo e le ragazze adesso, ad esempio, possono studiare se le famiglie riescono a mantenerle agli studi. Le giovani che frequentano il College salesiano sono circa 60, brillanti e preparate in quanto devono competere con una società fortemente maschilista. Nonostante, però, abbiamo ottime qualità per occupare posti quali capoclasse o rappresentante degli studenti non possono farlo: i loro stessi compagni le minaccerebbero se si presentassero come candidate. Ma loro non si scoraggiano affatto, anzi! Si sono organizzate in gruppo e si incontrano settimanalmente per condividere le esperienze, parlare delle loro difficoltà, gestire i gruppi per lo studio e le attività ricreative, proporre mozioni al consiglio scolastico. Piano piano si stanno facendo avanti anche con i loro colleghi maschi, che forse si renderanno conto presto che una civiltà non può progredire senza la partecipazione delle donne».

«Incontrando i ragazzi durante la ricreazione, ho chiesto quali sogni e prospettive hanno per il loro futuro. Tutti intendono tornare al proprio villaggio o città per lavorare. La Papua Nuova Guinea non è una nazione densamente popolata, quindi è facile trovare lavoro. Naturalmente non si tratta di lavori quali l’impiegato di banca o il contabile nelle ditte, ma il falegname, il meccanico, l’idraulico, l’insegnante e… davvero c’è posto per tutti. Infatti, in modo decisamente ridotto, qui come in Italia si registra il fenomeno dell’immigrazione. La gente arriva dalle Filippine, dalle altre isole vicine della Polinesia e… persino dall’Australia! Sono invece molto pochi, o quasi nessuno, quelli che emigrano all’estero».

UN PO’ DI MUSICA AGGIUSTA TUTTO

«L’oratorio domenicale procede a gonfie vele. Dopo i primi spaventi, per via della mia altezza (rispetto a loro che, per costituzione, sono bassi di statura), sono ormai un’amica, anche per via del flauto, che ho sempre con me. Sto pensando di dividere i ragazzi in due gruppi perché quelli che vogliono imparare sono tanti e i flauti sono solo sette! Ho cominciato anche ad andare la domenica mattina per la messa in un’altra parrocchia, poco lontano da noi, in un quartiere molto popolato. Le donne della parrocchia sono quelle che animano anche i giovani e gli uomini a partecipare più consapevolmente alla celebrazione Eucaristica. Sono molto disinvolte ed impegnate, molto orgogliose del loro incarico che svolgono con diligenza e grande senso di responsabilità. In questa zona ci sono almeno altre quattro chiese cristiane di varie denominazioni e mi dicevano che questo problema è diffuso un po’ in tutto il Paese.

Tra le varie confessioni non c’è rivalità, nemmeno con le parrocchie cattoliche, ma si sta verificando una gran confusione di “dottrine”. A volte i fedeli passano da una chiesa all’altra senza rendersi conto delle diversità fondamentali, solo perché è più o meno vicina alla loro casa o al posto dove si trovano in quel momento. Su tutte, però, vige incontrastata la religione tradizionale. Le credenze dei “padri” impregnano ancora molto la mentalità di questo popolo, legandolo a volte a superstizioni vincolanti. C’e tanto da scoprire, da imparare e da amare di questo popolo. Tante cose si scontrano con la mia mentalità “occidentale”, ma ho scoperto che davvero il Signore, con la vocazione missionaria dà anche la capacità di superare il pregiudizio e la naturale tendenza a giudicare il diverso. Mi scopro infatti sempre più desiderosa di entrare e conoscere questa gente, che sta diventando la “mia” gente, piano piano, silenziosamente, ma decisamente».

Le Figlie di Maria Ausiliatrice si trovano a Papua Nuova Guinea dal 2001. Attualmente, sono due le comunità: a Port Moresby, la capitale, e a Tapini, nelle zone montuose interne, per l’insegnamento nella scuola media statale, la gestione di un pensionato e della pastorale giovanile. Il progetto-sogno è quello di aprire un pensionato per ragazze studenti e professioniste che arrivano dall’interno verso la capitale, dove si concentra il maggior numero di scuole superiori e centri universitari. Per le giovani donne sono tanti i rischi. Le autorità hanno dovuto ammettere che sono sempre più numerosi i malati di AIDS, soprattutto tra la popolazione femminile giovane.