DIBATTITI
di Severino Cagnin
Riscoperta del poeta fiorentino mai rassegnato alla sconfitta, schietto con la gente come con papi e imperatori. Condannato, sfida la morte per vivere libero, sicuro che il pane non gli mancherà. Un convegno ad Assisi ne fa emergere l’attualità nella coerenza e nella missione di comunicare.
Dante condannato dal tribunale dell’inquisizione religiosa! Così la stampa, smentita dai documenti dell’Archivio Vaticano. Invero, il podestà di Firenze emanava il decreto di condanna contro il poeta per tradimento e interesse privato: espulsione dal Comune, minaccia di morte se vi fosse ritornato senza aver riconosciuto le proprie colpe. Poiché si dichiara innocente, gli sono inflitti trent’anni di esilio. Egli risponde che un uomo libero può godere il sole ovunque, senza macchiarsi di viltà. Gli sono confiscati i beni e la casa, espulsa la famiglia. I documenti non ci danno un Dante santo e perfetto, ma una personalità vivacemente attuale, decisa a costruire una società nuova, nella libertà che egli ha sempre cercato, disposto per essa a dare la vita.
Oggi sembra in atto il tentativo di espellere il sommo poeta dalla scuola: “Ha idee vecchie; in politica è monarchico, in economia sta dalla parte dei ricchi, è un moralista che condanna e assolve come un supergiudice!”. Ma un tale giudizio è frutto di un’interpretazione falsa e tendenziosa! È necessario ritornare a studiarlo, a capirne la verità, a valutarne parole e fatti secondo criteri documentati. Gli esperti affermano che è indispensabile verificare il contesto storico, oltre all’analisi lessicale e simbolica del suo linguaggio: ne spicca un pensatore che sui problemi odierni fa sbalordire, esprimendosi con illuminazioni che dalla parola balzano al cuore della realtà, trasformandola in bellezza. A prima vista, i suoi versi a volte oscuri possono ingenerare noia e diffidenza. Anch’io non amavo molto il poeta, né quando lo studiavo sui banchi né quando lo spiegavo dalla cattedra. Poi ho provato a scavare in qualche parola pregnante, nel ritmo di un verso, nei legami metrici e musicali di una terzina. Ho sentito da allora l’emozione dell’alba, l’inutilità dell’andare senza meta, la necessità della purificazione, leggendo il Purgatorio; l’orrore della vendetta, dell’odio suicida e la nostalgia dell’emigrante per la casa lontana, nella cantica dell’Inferno; e ho gustato la visione accorata degli uomini, giunti alla meta finale faccia a faccia con Dio nel Paradiso. “Mai nessun uomo su questa terra – ha esclamato nel gran finale del suo commento Vittorio Sermonti – come questo fiorentino di sette secoli fa ha saputo farci rimanere muti per lo stupore dell’incanto di queste cose, che ci lasciano sbalorditi per la verità”. E conclude: “Così finisce, come tutti sanno, il più gran libro scritto da un cristiano. Sanno i cristiani che alla fine dei tempi, nella loro identità intera, ripeteranno l’incarnazione di Cristo. Questo è il mistero dei loro misteri. E non si può concettualizzare la quadratura del cerchio; non si può vedere come non si vedono i propri occhi. Succede però che un antico poeta di Firenze asserisca di essere salito in carne, ossa e lucco nell’alto dei cieli, e di avere visto lassù in Cristo-Dio i propri, i tuoi, i miei occhi [...] e racconta di aver preso carta e penna, e così, su due piedi, nella smania dei giorni che se ne andavano, d’essere riuscito bene o male a trasmetterla, quell’esperienza, a emendamento e salvazione dei nostri ceffi di poveri Cristi futuri, in una lingua futura, nel libro ingente che comincia: Nel mezzo del cammin di nostra vita. Incredibile.”[1]
Eliot già cent’anni fa sostenne che Dante era un poeta contemporaneo, in quanto “è stato uno scrupoloso, accurato e consapevole professionista del mestiere di poeta. Aveva saputo rappresentare tutto il sapere del suo tempo, l’essenza del pensiero europeo”.[2] Nel saggio Cosa significa Dante per me conclude: “Ho imparato che compito del poeta era far affiorare la poesia dalle risorse inesplorate del non poetico [...] Un grande poeta può dare a un giovane tutto ciò che deve dargli, in pochissime righe. La Divina Commedia esprime nell’ambito dell’emozione tutto ciò che, compreso tra la disperazione della depravazione e la visione della beatitudine, l’uomo è capace di sperimentare”.[3] E come Eliot, Borges, Boyde, Gilson e molti altri in modi diversi, fino al successo televisivo mondiale di Benigni e a convegni di studio come quello di Assisi, con interventi di noti studiosi stranieri. Quindi sospendere Dante dalle nostre lezioni scolastiche? Sostituirlo con un autore più moderno? Ma Montale o Proust sono forse più facili? Paola Mastrocola, vincitrice del SuperCampiello 2004, nei suoi racconti ambientati tra gli studenti, sembra condannare i programmi italiani, come troppo alti e inattuali rispetto alle aspettative dei giovani. Ma questo è solo l’apparenza negativa di una proposta che esigerebbe studio serio e vitale. In Una barca nel bosco[4] la scuola condannata è quella dove l’insegnante non è preparato, ma lei che vive ogni giorno questa esperienza vorrebbe dare il massimo ai propri studenti. In un recente intervento, questa professoressa, malinconica e spaesata ma non vinta, afferma che la scuola oggi non deve adeguarsi a una società superficiale e diventare un “Parco Giochi“ o un Centro Sociale. “Se la scuola volesse fare la scuola e basta, potrebbe puntare tutto sul suo specifico che sarebbe il suo valore culturale: il fatto che la scuola ti formi culturalmente non sarebbe già molto? Vorrebbe dire che ti fa leggere bellissimi libri, tanto per dirne una!”.[5]
Sono sempre più frequenti i docenti e i discenti che sperimentano metodi
adeguati di lettura, incontrandosi con gli scrittori e i loro libri. I versi di
Dante diventano esperienza di oggi e speranza di futuro. Vi si propone la
medesima visione umanistica su chi soffre, su chi è costretto a cercare lavoro
lontano da casa, su chi ama fino alla morte e sulla fede in un Dio che vuole la
pace nella giustizia. Il poeta fiorentino ha la sincerità di rispondere agli
interrogativi attuali: ci fa capire che chi governa deve avere le mani pulite,
che l’esule deve trovare accoglienza, che ogni fede religiosa è di per sé
chiamata a costruire un mondo sempre più integralmente umano. Se noi scegliamo
alcuni versi danteschi e li leggiamo attentamene in riferimento a situazioni
odierne, rimaniamo sorpresi dalla forza della loro verità.
[1] Il Paradiso di Dante , raccontato e letto da Vittorio Sermonti ( revisione di Cesare Segre ), ERI 2001
[2] Th. Eliot Scritti su Dante , a cura di Roberto Senesi, Bombiani 2004
[3]Th. Eliot Cosa significa Dante per me , London 1955
[4] P. Mastrocola Una barca nel bosco , Guanda , 2004
[5]Paola Matrocola in TUTTOLIBRI , 9.10.2004