MISSIONI
di Francisco Castellanos
Un libro di Pietro Corsi per ricordare un grande salesiano “girovago” e “fondatore” .
Don Raffaele Piperni (1842-1930) missionario in Europa, in Terra Santa e in America. Uno dei primi salesiani arrivati in Messico, fondatore dell’opera salesiana di Puebla e di quella di San Francisco in California. Un libro di Pietro Corsi ne descrive la multiforme attività.
Centosessantatré
anni fa nasceva a Casacalenda, paesino del Molise che oggi ha circa 2500
abitanti, Raffaele Piperni: era il 25 luglio 1842. Trascorse i suoi primi anni
nel paese natale. Nel 1853 entrò nel Seminario di Larino, dove il 5 marzo 1862
ricevette gli ordini minori. Arrivato al traguardo del sacerdozio il 6 aprile
1867 – aveva 25 anni – si fermò nella sua terra per altri sette, dedito
all’educazione dei giovani, nella certezza che avrebbe raccolto una pesca
abbondante... E così fu. Ma il suo paesino natale gli stava stretto: il suo
gran cuore anelava a migliaia di giovani, e Casacalenda in quel tempo non ne
aveva che qualche centinaio.
Perciò un bel giorno piantò tutto quel che faceva e quel che aveva e partì verso mete lontane, spinto da una voce più forte della sua. Voleva lasciare le certezze della sua terra, essere audace e valoroso... e al seguito di quella poderosa chiamata, la voce di Dio, che gli aveva detto “Seguimi; sarai pescatore di uomini” nel 1874 entrò nel collegio di Brignole/Sale a Genova, per prepararsi a diventare missionario.
Nel 1875 iniziò la sua avventura: accettò di andare presso l’Opera della Sacra Famiglia di Betlemme, fondata dal canonico monsignor Antonio Belloni. Subito gli fu assegnata la sua prima grande obbedienza: girare l’Europa – Francia, Belgio, Inghilterra e Irlanda – chiedendo offerte per gli orfani che l’Opera ospitava a Betlemme. Nella terra di Gesù ci era arrivato per la prima volta nel gennaio 1876. Ma non fece in tempo nemmeno ad ambientarsi, perché già l’anno dopo ripartì. Dopo il viaggio missionario già detto, alla fine del 1877 era già in America, prima in Canada poi negli Stati Uniti, con le stesse mansioni. Qui rimase sino alla fine del 1878. Fu questo un tempo di ardui lavori, predicazioni, confessioni, aiuto ai malati; le elemosine arrivavano come premio a queste attività e lui le inviava subito in Terra Santa, dove sapeva che gli orfanelli dovevano mangiare tutti i giorni.
Il 7 dicembre 1878 arrivò in Messico. Vi rimase undici anni, percorrendo il Paese in lungo e in largo. Il suo fu anzitutto un lavoro pastorale (predicazioni, messe, confessioni, ritiri, attenzione ai malati). Passava una settimana in una città, parlava dei suoi poveri orfanelli di Betlemme, poi raccoglieva le offerte. In genere venivano dalla povera gente che capisce molto più che non i benestanti che cosa significa aver fame...
Il 28 aprile 1890, finalmente don Raffaele poté ritornare definitivamente (così almeno pensava lui) alla sua cara Terra Santa. Ma dovette accorgersi che il Signore non aveva gli stessi piani che aveva lui. Tant’è che nel giro di due anni la sua vita cambiò totalmente: l’Opera della Sacra Famiglia, infatti, nel 1891 per espresso desiderio del suo fondatore entrò a far parte della congregazione salesiana di san Giovanni Bosco, e l’8 ottobre 1892 anche don Raffaele divenne salesiano.
Pensava di non tornare più in Messico, ma per la sua conoscenza di quel paese e della lingua spagnola, i superiori lo inviarono proprio là, come un angelo Raffaele – scrisse don Piccono – ad accompagnarvi i primi cinque salesiani e a fondare l’opera a Città del Messico. Vi arrivò il 2 dicembre 1892. A questa seguì la fondazione a Puebla, dove don Piperni rimase quasi tre anni come direttore, dal 15 febbraio 1894 fino all’11 gennaio 1897.
Quell’anno, per la sua conoscenza degli Stati Uniti e della lingua inglese, i superiori lo inviarono a fondare l’opera salesiana nella città di San Francisco in California, la prima degli Stati Uniti. L’11 marzo 1897 era già là e vi rimase per più di 30 anni, lavorando con instancabile zelo e solerzia per gli immigrati italiani che erano oltre quindicimila nella sola città.
Non possiamo fermarci a descrivere questa vicenda – potete leggerla nel bel libro di Pietro Corsi –. Un evento particolare merita tuttavia di essere ricordato: il terremoto e il successivo incendio della città di San Francisco (18-20 aprile 1906) che distrusse interi quartieri, in particolare quelli degli italiani. Il giorno 20, andò distrutta anche la casa salesiana unitamente alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo. La sciagura non diminuì lo zelo di don Piperni, anzi fu allora che egli esercitò la carità più squisita verso gl’infelici italiani che tutto avevano perduto nel fuoco. Andava sotto le tende degli accampamenti a incoraggiare, consolare e soccorrere le famiglie bisognose...
Il 15 novembre 1930, alla bella età di 88 anni, don Raffaele Piperni lasciava questa terra. Ai suoi funerali parteciparono numerosissimi italiani ma anche tante autorità e personalità della città di San Francisco, “come mai si era visto prima”. Era il tributo reverente a quell’uomo di Casacalenda che si era fatto tutto per tutti, per poter servire tutti, e che giustamente era stato definito: Missionario di tre continenti.