DIBATTITI

di Severino Cagnin

Oggi indietro non si torna, tutto corre, ci fermiamo a pensare o seguiamo la corrente?

UNA NUOVA IDEA DELL’UOMO E DEL MONDO

Nell’evidente caos odierno, per non essere travolti dall’apparente felicità dominante in piazza e sui teleschermi, occorre un’idea nuova. Questo dibattito, dopo altri che hanno discusso di libri, arte e problemi attuali, vorrebbe tentare una disamina su questioni come la potenza della tecnologia, il dilagare di culture diverse, la comunicazione di massa...

La caratteristica fondamentale della concezione dell’uomo del futuro sembra essere l’alterità, cioè la relazione con l’altro, il rapporto tra persona e persona. Come nuova provocazione si pone la contrapposizione tra essere in sé e uscire da sé. La prima rende statica l’esistenza, dove l’io si sente soddisfatto, autonomo, senza un progetto, contento di consumare il momento presente. Uscire da sé, invece, nasce da una coscienza di limite, come di un essere insoddisfatto. In ogni caso, ognuno si scopre come un essere in relazione; la relazione è necessaria perché l’uomo è un “animale sociale”. Allora, la ricerca della propria identità passa inevitabilmente attraverso il dialogo con l’altro. Sono proprio la frequentazione e il dialogo che, nel momento in cui svelano l’altro, permettono di comprendere sempre più e meglio se stessi, fino a specificare l’identità. Sono princìpi teorici, ma se ne intuisce la portata in famiglia, a scuola, sul luogo di lavoro, in chiesa, nello sport, in sede politica, ecc. Tutti conosciamo alcune persone intolleranti nelle loro idee “fisse“, altre invece  disposte ad ascoltare, dialogare, condividere.

L’UOMO TECNOLOGICO

Oggi la tecnologica in tutti i campi, a cominciare dall’informatica, ci appare dominante e  padrona del futuro. Mezzi di trasporto sempre più veloci, ponti e grattacieli, elettrodomestici e complessi sanitari, e persino i giocattoli per bambini sbalordiscono per l’alta tecnologia con cui sono costruiti. Osserviamo la pubblicità, i film di fantascienza, i congressi mondiali, le grandi esposizioni internazionali... è tutta una gara per superare i limiti della materia. L’EXPO mondiale di Hannover su “Uomo Natura Tecnologia”, nel 2002, intendeva mostrare ai milioni di visitatori il dominio dell’uomo sulla natura attraverso l’elettronica nel terzo millennio. E gli stand dei 200 Paesi partecipanti hanno lasciato di stucco per la strabiliante varietà degli effetti luminosi, dei megaschermi e dei suoni/rumori a sorpresa. Ma la gente si guardava in faccia un po’ allibita e sembrava chiedersi il perché di tanto eccesso. Il Planet of Vision conduceva i visitatori, attraverso un percorso al buio ravvivato da scene fantastoriche e lampi iridati con vegetazione e fauna primordiale, da un’antichità inverosimile fino a un Medioevo puerile e insignificante (quale forza, invece, avrebbe potuto avere anche solo la contemplazione della vetrata di una cattedrale!); poi, saltando il Rinascimento, meravigliava con i grattaceli moderni, il traffico automobilistico e il movimento aereo. Effetti spettacolari, sì, ma non così espressivi della vera storia della scienza. 

Una domanda si formava spontanea nella mente di tutti, nel settore della comunicazione dell’immenso THEMENPARK, dove file di visitatori passavano da cabine roteanti a cunicoli oscuri, a centrali spaziali e sottomarine da cui pilotare il mondo. Dentro queste esperienze di tecnologia elettronica e psichedelica, al lampeggiare di luci stroboscopiche, le facce preoccupate dei visitatori sembravano chiedersi: che fine farà l’uomo in mezzo a questi congegni, automatizzati e comandati dai computer? Meglio che sia un robot a passare giorni sul fondo del mare, o  in una base petrolifera o in una navicella spaziale; al contrario, per l’uomo sono più salutari il sole e l’aria libera, i prati fioriti e i giardini dove i bambini giocano e gli adulti scambiano battute e idee! Poiché vivere è stare insieme, parlarsi, stringersi la mano, stimarsi e rispettarsi a vicenda, insomma, entrare in relazione non superficiale con i propri simili, secondo la teoria dell’alterità che è recente, ma viene da lontano.

LA NUOVA IDEA DI UOMO

Il fenomeno più ampio e complesso dei nostri anni è il rapido e inarrestabile mescolarsi di genti diverse per etnia, cultura, religione, tradizioni. Si sta lentamente comprendendo che, se non si accetta l’altro, il diverso da noi, si sprofonda in conflitti, guerre, sfruttamento, violenze. Nello stesso tempo, però, occorre che tutti, per vivere in pace, trovino l’accordo su alcuni principi e norme di comportamento. Le minoranze che abbiamo in casa ce lo ricordano ogni giorno. Prima di tutto è necessario che ciascuno di noi, come pure la scuola, le case editrici, le associazioni sportive, artistiche e culturali ne promuovano la conoscenza. Le confessioni religiose devono essere promotrici di questo ampio processo di comprensione. La globalizzazione geografica ed economica, commerciale e finanziaria, porta a conseguenze che vanno ben studiate, onde evitare ingiustizie e sopraffazioni. Non ci si meraviglia più di lingue e usanze diverse dalle nostre. Al contrario, le differenze specifiche dei popoli stanno diventando ricchezza comune: molti studenti frequentano corsi all’estero, la TV è già  planetaria, le squadre sportive per lo più multinazionali, il turismo ci porta a godere il clima dei Caraibi, il silenzio dei deserti, la fredda vastità delle terre polari, i centri storici e artistici del passato. Capire gli altri, dunque. Ma è indispensabile anche non accettare solo quello che ci fa comodo e ci piace, bensì essere d’accordo su alcune convinzioni che devono diventare patrimonio comune. La  teoria dell’Alterità nelle ricerche di noti pensatori moderni ci  indica:

-         il valore inalienabile della persona nella sua individualità, comunque sia, senza differenze di razza, di ceto sociale, di religione, di professione;

-         l’attenzione verso l’altro che si attua nel rispetto, nella tolleranza, nell’accettazione  del bene di ognuno, nella condivisione e nello scambio;

-         l’uso delle risorse naturali e tecniche al servizio di una vita più umana, soprattutto  a favore dei meno abbienti, bambini, anziani, emarginati;

-         una nuova cultura che abbia alla base il senso di responsabilità, con la coscienza di partecipare così alla vita del proprio quartiere, della propria nazione e oltre;

-         un nuovo tipo di comunicazione che diffonda la storia e la cultura dei popoli e norme etiche per nostro tempo.