SFIDE ETICHEx RAGAZZI, GENITORI, EDUCATORI

di Giovanni Russo bioeticalab@itst.it

Un’altra grande sfida etica da affrontare e vincere: droga e tossicodipendenza; i danni morali.

UN PERICOLO COSTANTE

Anche per quanto riguarda la droga, più di una volta la nostra rivista ne ha scritto, cercando di mettere in guardia i lettori sulla pericolosità sia per il fisico sia per la psiche di chi ne fa uso. Affrontiamo il problema, stavolta, dal punto di vista morale.

Le droghe si possono classificare in diversi gruppi. Gli oppiacei, la cui sostanza capostipite è l’oppio, ma da cui si estrae lamorfina, l’eroina, il metadone. L’effetto fondamentale degli oppiacei consiste nella diminuzione delle percezioni dolorose, sia fisiche sia psichiche. L’eroina, ad es., sopprimendo il dolore psichico, dà l’illusione di avere superato detti problemi o quantomeno non li fa avvertire come tali. I derivati della cannabis, marijuana e hashish, i cui effettisono l’euforiae il rilassamento, ma che presto lasciano il posto all’affaticamento con rischi cardiorespiratori.Gli allucinogeni, che possono dividersi in due gruppi: quelli naturali (come l’«erba del­le streghe») e quelli artificiali (LSD, angel dust o polvere degli angeli). Gli effetti sono le allucinazioni. La cocaina, di cui recentemente circola un derivato con il nome di crack, le sue conseguenze sono legate a vari disturbi psichici, in modo particolare disturbi comportamentali di tipo aggressivo e disturbi dell’umore. Infine, le nuove tossicodipendenze legate alle sostanze inalanti e all’ecstasy.

In qualche nazione si incontrano immense distese di papaveriI RISCHI

Un primo aspetto etico è legato ai rischi nell’uso della droga. Tolleranza e dipendenza: la prima fa sì che dopo un certo periodo di tempo di regolare e continua assunzione la sostanza non produce più quel determinato effetto, a meno che non si aumenti la dose, ma così aumentano anche gli effetti collaterali; la dipendenza, invece, può essere fisica o psichica, con conseguenze quali la “sin­drome da astinenza”, che non è pericolosa, e che è la porta necessaria per uscire dalla droga. Il rischio per la propria salute e per la vita. Nes­suna buona motivazione potrebbe rendere lecito un atto che abbia delle conseguenze cattive, né una motivazione cattiva potrebbe rendere lecito un atto che apparentemente sembra buono. Nel no­stro caso, in rapporto ai rischi, l’atto del drogarsi, soprattut­to con droghe maggiori, comporta specifici rischi per la salute e la vita, per cui appare come un vero e proprio attentato alla propria integrità psicofisica e, come tale, illecito (Leone).

VUOTO DI VALORI

Diventato retorico luogo comune, il «vuoto di valori» costituisce in realtà il punto nodale del problema etico, collocandosi a monte di ogni problematica morale inerente il ricorso alla droga. Senza sminuire i ruoli predisponenti della famiglia, del vissuto personale, delle impli­canze sociali, se un giovane ricorre alla droga è perché speri­menta in sé tale vuoto. Questo pone l’accento sulla responsabilità della società: non ci si può riferire al «vuoto di valori» se poi non si è in grado di proporre valori autentici e forti. La stampa, le trasmissioni televi­sive e la letteratura contemporanea offrono proposte de­bolmente valoriali, lasciando le persone in una condizione di assoluta mediocrità. Il tossicodipendente può ritenersi pienamente responsa­bile dei suoi atti? Certamente no! L’astinenza fisica, nel momento stesso in cui si pone, è difficilmente superabile con le sole proprie forze. Il soggetto che incorra in tale sindrome non può essere abbandonato a se stesso, va attentamente assistito e contenuto. Tuttavia egli può essere responsabile della volontà di disintossicarsi, prima che tale sindrome si instauri. Anche qui bisogna esser cauti nella formulazione dei giudizi. Non possiamo, infatti, sempre attribuire una cattiva volontà a chi «non vuole disin­tossicarsi» facendo cadere interamente sulle sue spalle la piena responsabilità di tale scelta. Non è facile, infatti, per una persona già debole e debilitata sul piano della volontà trovare la forza di decidere diversamente sia per una certa incapacità decisionale (forse preesistente all’assunzione di droga ma certa­mente aggravata da questa), sia perché sa bene che cosa comporti sul piano della sofferenza dover affrontare una prolungata sindrome di astinenza.

C’è poi il problema della responsabilità soggettiva degli atti criminosi. Effettivamente chi compie uno scippo o minaccia a mano ar­mata perché in preda a sindrome di astinenza non può ritener­si eticamente responsabile. La responsabilità è in qualche modo diminuita anche per chi compie tali atti in piena lucidità perché in qualche modo condizionato dalla dipendenza e dalla paura di andare incontro all’astinenza.

PROIBIRE O LIBERALIZZARE?

Quali metodi deve usare lo Stato (a parte le strategie preventive e gli interventi di riabilitazione) per dissuadere e arrestare la diffusione della droga? A volte lo Stato agisce con forme repressive, punendo tanto lo spac­cio che il consumo con pene detentive (linea dura). Altre volte si muove inasprendo le pene per lo spacciatore e con la non punibilità del consumatore. Ma non si può trascurare che spesso il consumatore (non punibile) è anche spacciatore (punibile). Alcuni Stati hanno individuato nel concetto di «modica quantità» individuale il criterio discriminante. Se il soggetto viene trovato in possesso di tale quantità lo si consi­dera consumatore, se la dose è eccedente lo si considera spaccia­tore. Alcuni hanno proposto di lega­lizzare l’uso della droga, sulla scia di quanto avvenuto per l’a­borto o di quanto proposto anche per la prostituzione. La tesi di fondo era quella di un’equivalenza tra male morale e sua clande­stinità, per cui eliminando la seconda sarebbe eliminato anche il primo. Ma, come dimostra l’e­spe­rienza dell’aborto (la cui clandestinità non è scomparsa dopo la sua liberalizzazione), e come dimostrano alcune esperienze-campione in vari paesi, una tale prassi non risolve il proble­ma. Non a caso la maggior parte dei fondatori delle più importanti comunità terapeutiche si oppone all’introduzione di tale stru­mento legislativo.

 

Valori in Questione

§       Dietro ogni drogato c’è sempre una “persona” da aiutare, da liberare.

§       La tossicodipendenza pone la persona in condizioni di rischio per la propria salute e per la vita.

§       La droga è un vero e proprio attentato alla propria integrità psicofisica.

§       Il “vuoto di valori” è il punto nodale del ricorso alla droga.

 

Confrontiamoci in Gruppo e in Famiglia

§       Una buona motivazione potrebbe rendere lecito l’uso della droga?

§       Il tossicodipendente può ritenersi pienamente responsa­bile dei suoi atti?

§       Come giudichi laresponsabilità soggettiva degli atti criminosi dei drogati?

§       Occorre proibire o legalizzare la droga?