IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco
Oggi il vocabolo crea divisioni tra favorevoli, contrari e indifferenti. Ma, a meno di qualche tragico stop, il meticciato avanza in Europa a passi veloci. Il problema è combatterlo o accettarlo? Con o senza regole?
Il meticciato può far male e
colpire duro la vita di milioni di persone lasciando piaghe non meno dolorose
dell’Aids. Di recente l’Unicef ha denunciato che in Africa almeno 18 milioni di
bambini, a causa dell’Aids, entro il 2010 resteranno orfani. Questi bambini
resteranno segnati per l’intera loro vita dal trauma. E, giustamente, l’Unicef
ha lanciato una campagna “uniti per i bambini. Uniti contro l’Aids”.
Anche il meticciato, ormai irreversibile, può diventare un’occasione per ferire le diversità culturali. E restringere gli orizzonti, specialmente di quanti diventano vittime della discriminazione. A differenza dell’Aids, il meticciato non è una pandemia, ma una possibilità, resa attuale dall’emigrazione, dalle guerre con le immancabili deportazioni e fughe, dalla tecnologia che facilita scambi e spostamenti sul pianeta.
Siamo tutti sollecitati a saper riaggiustare in modo permanente le nostre categorie di pensiero, allargando la nostra capacità di vivere e pensare in democrazia. Per tanti anche colti, il meticciato costituisce, invece, un pericolo che bisogna fronteggiare con energia e stroncare, alzando ogni possibile ponte levatoio. Si spinge per un’Europa pura e integra nella sua cultura e nella sua tradizione. Per i puristi delle radici culturali nostrane, mescolarla con i milioni di emigranti che hanno messo a soqquadro il mondo del benessere, sarebbe una perdita secca. Non stiamo decidendoci solo per un mondo nuovo e aperto. C’è pure chi veleggia verso nuovi nazionalismi e integralismi sperando di trovare consensi maggioritari.
Il meticciato ci pone tutti a un bivio: quale via scegliere, quale mentalità sostenere, quale educazione promuovere, quale società costruire, quale religione abbracciare.
La facilità di pasticciare su un tema certamente molto attuale che suscita passioni forti, ma che pure apre orizzonti inediti alla nostra cultura e alla civile convivenza, nel nostro Paese ha creato una situazione paradossale, parecchio enfatizzata dai media. Anche i cosiddetti laici devoti che non disdegnano di stringere alleanza con la Chiesa cattolica, sono piuttosto sospettosi e timorosi del meticciato. E molti lo respingono, teorizzando una gerarchia delle diversità culturali nella quale – ovviamente – noi occidentali siamo a pieno titolo il punto più evoluto e avanzato. Ci pare per lo meno curioso, per non dire contraddittorio, teorizzare le ineguaglianze culturali e voler stringere patti e alleanza a fini politici con una Chiesa, nata dalla Pentecoste che non può, pertanto, rinnegare la pluralità di culture nell’unità senza rinnegare le proprie stesse origini.
Proprio l’innata apertura della Chiesa, sancita dalla Pentecoste, rende il meticciato un elemento primario di ogni percorso educativo perché un’educazione se non è aperta all’universale e allo scambio, non è un’educazione cattolica. La sapienza dell’educazione cattolica sta proprio nella sua capacità di attenzione e di ascolto di ogni cosa che sia bella e buona, dovunque si trovi e chiunque la proponga. L’eredità educativa della tradizione cattolica suggerisce oggi di non sottovalutare le resistenze che ci sono alla condizione di meticciato culturale nel mondo e nei nostri paesi che fino a qualche decennio fa erano segnati da un certo immobilismo etnico e culturale.
Questo cadere quasi improvviso nella nostra società di una corrente tanto vivace e problematica può aver risvegliato sopite paure, creando le premesse alla voglia di scaricare sulle vittime di questo gran calderone globalizzato la colpa di essere venuti a disturbare il nostro mondo ordinato. Ma è tempo di abbattere la voglia di discriminare e di emarginare cogliendo invece la grande possibilità di futuro che il meticciato porta con sé.