LETTERE AL DIRETTORE
ANCORA KUNG. Egregio Dir. lei ha risposto per le rime a una lettera che sollecitava un parere su Hans Kung in completa dissonanza con il Papa polacco. A questo punto mi permetto di richiederle un parere su un’altra dottrina – se così posso esprimermi – del famoso teologo che riguarda la Weltethos, di cui dicono che vada fiero e che ne abbia perfino parlato col papa Benedetto.
Vito, Roma
C’è del buono in tutti, anche nei ragazzi più discoli, diceva don Bosco; dunque anche in Hans Kung, nonostante le sue intemperanze contro la Roma curiale e contro le posizioni teologiche e morali di papa Wojtyła ritenute sorpassate. La questione dell’etica mondiale (Weltethos) mi intriga. Non mi pare una costruzione cervellotica, ma un’esigenza reale del mondo globalizzato. Già dal 1990, con Progetto per un’etica mondiale il prof di Tubinga cominciava a mettere in luce i valori morali attorno ai quali sembrava possibile far convergere tutte le religioni. Tali valori potevano essere validi anche per gli gnostici e perfino per gli atei e, in genere, per tutti gli uomini di “Buona Volontà”, come avrebbe detto papa Giovanni XXIII, per tutti quelli insomma che usano (bene!) la ragione. Scrive Kung che il progetto di un’etica mondiale è sostenuto da quattro convinzioni: * Non c’è pace tra le nazioni se non c’è pace tra le religioni; * non c’è pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni; * non c’è dialogo tra le religioni senza norme etiche globali; * non c’è sopravvivenza del nostro pianeta senza un’etica globale, un’etica mondiale, portata avanti in comune tra persone religiose e non religiose! Mi sembra davvero un tentativo audace ma lodevole di globalizzare i valori, in vista di un mondo senza le aberranti ingiustizie che oggi lo caratterizzano. Non è poco, non ti pare? Anzi, credo che il tentativo possa diventare una via privilegiata all’unità, un punto di contatto dialogico tra religioni finora distanti (vedi islam e cristianesimo; buddismo ed ebraismo, zoroastrismo e animismo). Senza dubbio, può incrementare il dialogo anche tra agnosticismo e religione; filosofia e teologia, spiritualismo e materialismo. Mi piace questo considerare i valori l’anello di congiunzione delle diversità.
PAPÀ CHI È?Salve, direttore. Che cos’è un padre? Per me solo un sogno. Il mio tornava a casa quando voleva, non salutava mai, anche quand’ero piccola mai una carezza, un abbraccio… Poi litigate, botte, dispetti… Io crescevo triste, sola con la mia “peppa”: unico svago e sfogo i sogni. Ho un gran vuoto nella mia vita, il vuoto di mio padre…
Asia…
Cara Asia,
capisco la grande disillusione patita per quanto riguarda l’amore di suo papà per lei. Spesso, di fronte a certi padri energumeni, la poesia della paternità si sfalda, il desiderio di tenerezza dei figli viene conculcato, i sentimenti mortificati… e restano a tenere il filo della speranza solo i sogni, come lei dice. Anche i sogni, tuttavia, costituiscono una “energia vitale”che sorregge l’essere umano quando le altre forze vengono meno. Ringraziamo Dio per i sogni. Certo non bastano, certo non sono i sostituti dei sentimenti e delle emozioni, certo non colmano i vuoti… eppure possono essere il filo di Arianna per non smarrire del tutto il sentiero. Lei è la conferma che esistono anche i “rovesci delle medaglie”: del concetto di paternità (e maternità) fanno insostituibilmente parte grani di bontà, di tenerezza, di pazienza, di sollecitudine, di vigilanza, di protezione… Il rovescio sa bene qual è. Le auguro di essere una ragazza che ha in riserva depositi di energie positive: sono tante quelle che appartengono alla sua natura di donna. Non si scoraggi mai! Ricorda il film Star Wars? Ebbene, non la dia vinta al lato oscuro! Anche quando le nubi più nere coprono la terra, si ricordi che lassù oltre la corte opaca il sole continua a risplendere con l’energia sufficiente a penetrare lo sbarramento dei cumuli grigi e continuare a coltivare la vita, nonostante tutto.
SI PUÒ? Direttore carissimo, quest’anno la prof di filosofia – frequento la 1a Liceo Classico – presentando il programma ci ha detto: “escluderò i presocratici, la patristica e la scolastica, non più aderenti alla realtà dei nostri giorni, e quindi superati!”. Ma si può? […] Io leggerò per conto mio presocratici, patristica e scolastica, però […].
Carlo, Roma
Caro Carlo,
no, non si può! Quella della tua prof di filosofia è una posizione ideologica e non certo una ragione pratico/didattica. Beh, almeno sai con chi hai a che fare. Ora qualche osservazione. La prof non può – come ti dicevo – a suo piacimento sconvolgere i programmi scolastici: è un abuso. Sanzionabile. Basta che tu prenda in mano i programmi ministeriali e potrai leggervi che Presocratici, Patristica e Scolastica vi fanno parte. Dunque non sono facoltativi (con lo stesso principio qualsiasi prof potrebbe arrogarsi il diritto di operare decurtazioni alla propria materia, con la scusa dell’inattualità. Ad esempio, tu sei convinto che Alessandro Magno sia attuale, che latino e greco servano a qualcosa, che l’arte dei cavernicoli ci insegni a vivere, che studiare qualche poesia a memoria è perdere tempo, che rompersi le sacre scatole con l’Iliade porti qualche giovamento, che…?). È davvero difficile comprendere il perché dei tagli operati dalla tua prof. I Presocratici rappresentano i plinti basilari della Storia del pensiero, la filosofia è nata con loro. La patristica sta a fondamento del pensiero della più grande religione del mondo e dell’intera civiltà occidentale. Quanto alla filosofia scolastica che ha dominato il Medioevo, è quella che ha spinto e supportato la lenta costruzione dell’Europa. Guglielmo Bacone, Bonaventura da Bagnoregio, Alberto Magno, Tommaso D’Aquino, Duns Scoto, Guglielmo di Ockam, Dante, ecc. ecc. sono grandissimi pensatori di livello mondiale, prima che grandi cristiani e/o grandi santi. È curioso che la scolastica la si studi più in America che in Europa dove è nata e s’è sviluppata. Comprendi anche tu che non si possono escludere dallo studio quasi 500 anni di storia del pensiero occidentale, quel pensiero, di cui siamo figli e che costituisce in qualche modo il nostro albero genealogico. Forse è bene che tu sappia che le più grandi realizzazioni di cui oggi godiamo sono nate in quel “fortunato” periodo. Perfino lo stesso sistema scolastico con tanto di metodo. E il Medioevo ha prodotto le Università, gli ospedali, gli ospizi, le farmacie, lo sfruttamento meccanico delle forze della natura, il metodo della votazione che usiamo tutt’ora, i primi orologi, la bussola… E la cultura dei grandi monasteri che hanno plasmato la civiltà (Cluny – Farfa – Bobbio…) è quella scolastica. Né le benemerenze finiscono qui. Il tuo personale programma di leggere comunque ciò che la prof ha scartato ti fa onore. Sei in gamba!
QUALE NATALE! Egregio direttore, […]nella mia città è stato vietato il presepio nelle scuole, in quella di un’altra città l’annuale rappresentazione presepiale è stata sostituita con quella di “Cappuccetto Rosso”; in un’altra ancora nei canti natalizi fatti eseguire dai ragazzini la parola Gesù è stata sostituita con “virtù”, e “Stella” di Venditti ha sostituito “Tu scendi dalle stelle” di sant’Alfonso…
Angela, Modena e altri
Cari signori,
so quel che sta succedendo in Italia: con la scusa di non offendere la sensibilità di chi professa altre religioni, si smette di professare la propria. È un’ideologia comoda per scaricarsi la coscienza da impegni di coerenza, come esigerebbe la religione di appartenenza. Sono convinto che a certe persone non interessi affatto il rispetto di questa o quell’altra idea religiosa. Il discorso è diverso, le ripeto: indifferenza religiosa, ateismo pratico, rispetto umano, relativismo morale, superficialità culturale, fragilità di carattere… Una tantum, credo che bene abbia fatto Tony Blair a esigere che gli arabi che vengono ospitati permanentemente in Inghilterra debbano “inculturarsi” nel Regno Unito, con tutte le conseguenze del caso, dando così – pur senza rinunciarvi – un colpo di freno al “multiculturalismo” che aveva caratterizzato finora la politica inglese verso gli immigrati. A noi, cari signori, spetta il compito di non mollare, di rimanere coerenti ai princìpi che da sempre informano la nostra cultura e il nostro modo di vivere. Essere coerenti con la propria fede e con gli impegni che comporta non significa disprezzare le altre fedi o metterle a disagio. I veri “credenti” a qualunque fede appartengano, non sono a disagio in nessun posto. Gli antichi cristiani si consideravano a casa loro a Roma, dove venivano ammazzati per un nonnulla! Presentarsi a tutti come “credenti” attira il rispetto, non il disprezzo dei fedeli di altre confessioni. Esempio lampante ne è stato papa Wojtyła, ammirato da credenti e atei, israeliti e musulmani, induisti e buddisti. Continuate a battervi per non vedere conculcati i vostri diritti di credenti né oscurata la nostra millenaria cultura.
SEMPRE STREGHE.Egregio direttore, sulla questione dei roghi alle streghe mi sembra che lei liquidi quel tragico capitolo in maniera oserei dire pilatesca o gesuitica (Cfr. BS giugno 06) […] Le nostre chiese hanno commesso errori orribili […] Si è mai chiesto dov’era la pietà di quei galantuomini di prelati che condannavano a morte dei poveracci invasati […] o semplicemente gente strana o a loro antipatica, oppure dissidenti o eretici […] Che cosa pensavano quei religiosi quando ordinavano supplizi e torture alle quali assistevano per estorcere confessioni? […] Troppo spesso si tende a nascondere cose scomode o a negare errori madornali commessi dalla Chiesa e dal suo capo […]
Enrico, Romano, Filippo da varie località
Cari signori, è la storia che ha nascosto troppo spesso cose scomode, o ne ha interpretate alcune a seconda della mentalità del momento. La “rivisitazione” del Medioevo e delle “leggende” connesse è cominciata da un pezzo e, pur tra non poche resistenze, sta andando avanti. Se ne scopriranno ancora delle belle, perché le ricerche continuano a ritmo incalzante e ormai senza più remore. Non mi sono mai sognato – né mi sogno – di negare gli errori della Chiesa di cui papa Woityła fece a suo tempo ampia ammenda, sorprendendo tutti, ma vi invito a considerare le vicende di quei tempi come esse sono state realmente, non inficiate da leggende e pregiudizi illuministici.
Potrei citare decine di esempi in cui proprio la famigerata Inquisizione disse stop, frenò eccessi, come nel caso di Triora, il paese ligure delle streghe. L’inquisizione ha torturato e bruciato molto meno di quanto si pensi, è stata meno accanita contro le “streghe” di quanto non lo furono i tribunali civili. Questa è la storia dei fatti che emerge, per esempio, dalle 789 pagine del volume L’inquisizione che raccoglie gli atti del convegno internazionale svoltosi nel 1998 a Roma.
Per non parlare “a braccio” vi fornisco qualche dato. L’inquisizione spagnola su 125000 processi ha mandato al rogo 59 streghe. Altre 36 ne sono state bruciate in Italia, 4 in Portogallo. Se sommiamo questi dati non si arriva neppure a 100 casi rispetto alle 50 mila persone condannate al rogo da tribunali civili su un totale di 100 mila processi, celebrati in età moderna in tutta Europa. Per la pena di morte su 44674 processi celebrati dalla inquisizione spagnola tra il 1540 e il 1700 i condannati al rogo ammontano all’1,8%. Quanto all’Italia, il tribunale di Aquileia-Concordia nei primi mille processi ha condannato a morte 5 persone (lo 0,5%).
Per concludere, l’ultimo libro sull’argomento è quello del maggiore storico italiano del Medioevo – Franco Cardini – La lunga storia dell’Inquisizione - Luci e ombre della leggenda nera, Città Nuova, pp. 184, 13 € (è la seconda o terza volta che lo consiglio). Se avete l’occasione acquistatelo: può permettervi di “ristrutturare” qualche antica convinzione non più di moda… o meglio, non più rispondente alla realtà storica.