OSSERVATORIO

Redazionale

Un esperto al Sinodo

È il salesiano Francis Moloney. Insegna alla Catholic University of America in cui è decano della Facoltà di Teologia biblica. Ora è ispettore in Australia.

 

Prof. Moloney, come ha visto il Sinodo?

Una grande assemblea ecclesiale desiderosa di attrezzarsi per rispondere alle sfide di oggi.

Quali le difficoltà più rilevanti?

L’evolversi in senso negativo dei valori tradizionali. L’allarme lanciato dai padri sinodali su questa lenta scristianizzazione è stato forte. Hanno parlato 250 vescovi e la preoccupazione è emersa praticamente in tutti gli interventi.

C’è stato qualcosa di nuovo? Di che si tratta?

Sì. Per la prima volta i padri sinodali hanno accettato di parlare, anzi discutere, di temi d’importanza globale, come l’apertura alla possibilità di ordinazione di uomini sposati di provata fede, i “viri probati”, soprattutto là dove manca il sacerdote, anche se ciò non rappresenta la soluzione alla mancanza di vocazioni. Si è parlato di un avvicinamento più pastorale ai divorziati e ai risposati, ecc. Insomma c’è stata una grande sensibilità dei pastori per le condizioni del loro gregge, comprese le pecorelle smarrite, quelle deboli, quelle di altri ovili, e perfino le “nere”.

E del Papa che ne dice?

Credo sia l’uomo più intelligente che abbia mai conosciuto. La dote migliore è saper ascoltare. Non perdeva una parola di quanto si veniva dicendo. Inoltre sa scendere dalla cattedra e… parlare con i bambini. Questo Papa costituisce una scelta intelligente dello Spirito Santo.

È possibile un risveglio d’interesse per l’Eucaristia e la Chiesa?

Certo. Vedi, l’Eucaristia non è un culto, è la grammatica della vita cristiana. L’Eucaristia cultuale diventa sacramentale quando il popolo risponde, quando i credenti sono disposti a “rompersi”, “spezzarsi” come fece Gesù, a diventare pane, a mettersi a disposizione dell’altro…

Qualche intervento che ha particolarmente apprezzato?

Quello del belga Danneels: “L’uomo moderno non ama i riti eppure inventa sempre i propri riti. Vuol dire che il rito è connaturato nell’uomo. Va perciò ripensato perché colga l’uomo in situazione. George Brown della Nuova Zelanda: Perché è possibile che i preti anglicani sposati possono essere ordinati e svolgere attività da preti cattolici, mentre ex-preti cattolici dispensati del celibato non possono più svolgere alcun mistero? Il salesiano Dominic Jala di Shillong ha parlato sulla sfida di trovare dei modi per mostrare qualche segno di ospitalità eucaristica verso i membri delle altre fedi. E Oswald Colman dello Sri Lanka ha parlato d’inculturazione, proponendo lo studio dei modelli culturali dei vari fedeli al fine di integrarli nella liturgia! Ma le idee espresse sono state tantissime e bellissime. I risultati pratici? Forse non si avranno subito ma si avranno, ne sono certo.