ARTE SACRA: CROCIFISSI
di Filippo Manoni filippo652@interfree.it

La carriera di un artista che abbia deciso di dedicare alla rappresentazione creativa la propria professionalità e la propria meditazione necessita – condicio sine qua non – di tre elementi, dei quali almeno due appartengono al codice genetico, passione e talento, il terzo invece diventa un po’ il nutrimento che offre materia prima alla creatività, l’ispirazione. Luca Sorrentino, giovane pittore sardo, cresciuto alla scuola di Pietro Collu – uno dei maggiori esponenti della pittura “tonale” – trova la sua fonte d’ispirazione nella quotidianità della vita, nei volti dei pastori e degli anziani che animano le vie cagliaritane. Egli sublima ulteriormente, nel sacro, questa sua scelta. L’artista – sono sue parole – non fa altro che trovare ed esaltare ciò che una mente superiore ha mirabilmente disposto nel mondo: la bellezza della creazione! In questo modo dunque la pittura si pone come esaltatrice della gloria di Dio, attraverso “colui” che ha creato a Sua immagine e somiglianza. Un’opera testimone di tale concezione è il ritratto di papa Giovanni Paolo II eseguito “in diretta” e in soli quarantacinque minuti, denominato Incipit Vita Nova. Il pontefice viene colto in un’espressione che dimostra ancora una volta la divina semplicità della grandezza di Dio.
Estremizzazione e compimento della concezione artistico-religiosa di Luca Sorrentino è l’opera denominata Abbà Pater. In un pannello di legno – una spianatoia da massaia - è stato tracciato con colore scuro il contorno della croce; il Cristo è un manichino protetto e quasi accarezzato da una mano che scende dall’alto: infinita tenerezza di Dio! I colori – a lutto – si limitano, oltre ai contorni della croce, ai semplici contorni delle figure di Maria e Giovanni. La volontà di Dio sta proprio nella scelta rappresentativa del Cristo, compiuta dall’artista: un manichino in croce, paradigma della croce di ogni uomo. Non tragga dunque in inganno la somiglianza, il nesso logico che potrebbe sorgere spontaneo osservando proprio Gesù: non è stato (come non lo siamo noi) una semplice marionetta i cui fili venivano mossi dall’Alto; al contrario, Lui e noi siamo chiamati a ricevere, anche negli istanti più duri e tremendi, la tenera carezza di un Padre che sa sempre quello che chiede alla sua creatura e la lascia agire autonomamente!