SFIDE ETICHE x RAGAZZI, GENITORI, EDUCATORI
di Giovanni Russo bioeticalab@itst.it
Sempre più la vecchia Europa, ma non solo essa, deve fare i conti con una delle crisi più eclatanti e profonde, la crisi della famiglia. Bene ha fatto il superiore generale dei salesiani a lanciare la sua strenna annuale su un tema tanto attuale.
La
strenna del Rettor Maggiore dei salesiani per il 2006 è un’occasione
privilegiata per guardare alla famiglia come luogo teologale ed educativo. Teologale
perché nella famiglia si rende manifesto il mistero stesso della Trinità,
famiglia delle Persone divine, esperienza fontale di comunione, di amore e di
vita, modello irradiante della coniugalità come dono. Educativo perché
la famiglia è l’esperienza primordiale di formazione alla vita, luogo di
educazione alla reciprocità, all’impegno per il bene comune, al rispetto, al
sacrificio, alla benevolenza e a quell’affetto vero e profondo che è l’amore
casto.
Come luogo teologale ed educativo insieme, la famiglia è esperienza di fede, di comunione e di carismi: una piccola Chiesa, una “Chiesa domestica” in cui Dio si rende presente, manifesta le sue meraviglie e realizza il suo amore salvifico per ogni uomo. La famiglia è il “segno-sacramento” dell’amore che il Signore ha stabilito con ogni uomo, dell’alleanza alla quale non verrà mai meno, di una fedeltà che va al di là dei limiti umani e che si rinnova alle sorgenti della salvezza.
Dio ha tanto amato la famiglia fino a farla diventare il luogo e il mezzo più naturale con cui conoscerlo, un segno a noi così vicino e connaturale da manifestarsi come profezia di quella esperienza di famiglia che siamo chiamati a vivere per sempre nel Regno di Dio. Dio ha tanto amato la famiglia al punto da sceglierla come luogo sulla terra per il suo incontro con gli uomini, l’ambito più specifico per la sua incarnazione. Dio, in Gesù, ha scelto di nascere in una famiglia umana, quella di Maria e di Giuseppe, e di assumere, attraverso le piccole sembianze di un bambino, la bellezza della procreazione e della vita che nasce: segno con cui Dio viene a visitarci e a benedirci. La famiglia, culla della vita e dell’amore, come ci dice il successore di Don Bosco, è la culla di Dio e della Chiesa, verso cui ci accostiamo con sguardo estasiata e pieno di tenerezza, contemplando il mistero della bellezza originaria. Se Dio ha voluto incontrare gli uomini attraverso l’esperienza della famiglia, senza famiglia non c’è incontro con Dio.
Lo spirito di famiglia è stato lo stile educativo con cui il fondatore dei salesiani ha formato i suoi giovani e resta uno dei punti cardini del suo sistema. L’ambiente di Valdocco era improntato a un clima di calore umano, di ascolto, di rispetto, di progetto educativo condiviso, di reciprocità e di accoglienza tipico della famiglia. L’opera concepita dal prete dei Becchi non assomigliava molto a un ambiente istituzionale, al contrario il suo sforzo fu sempre quello di far percepire ai suoi ragazzi quel clima di famiglia che doveva creare attorno a loro un ambiente educativo di alta efficacia. L’Oratorio, infatti, veniva percepito dai ragazzi e dagli educatori come una “casa” dove tutti si sentivano partecipi e corresponsabili. “La familiarità porta affetto e l'affetto portaconfidenza”...“Il maestro visto solo in cattedra è maestroe non più, ma se va in ricreazione con i giovani, diventa come fratello… i cuori si aprono e fanno conoscere il loro bisognoe palesano i loro difetti”. Un ruolo fondamentale ha giocato in tutto questo quella santa donna che fu Mamma Margherita, che ebbe il coraggio di seguire il figlio e incoraggiarlo nella sua “impossibile” impresa, fornendo agli inizi un contributo che si rivelò fondamentale, una fonte di saggezza da cui il figlio prete attinse a piene mani. Ella divenne la mamma degli scalmanati ragazzi di Don Bosco ed essi come tale la percepirono e come tale l’amarono. La famiglia di Valdocco non era una famiglia qualsiasi, ma era una famiglia santa, con Don Bosco santo e con Mamma Margherita altrettanto santa, e della cui santità tutti attendono la proclamazione ufficiale da parte della Chiesa.
La famiglia si costruisce sull’amorevolezza. L’amorevolezza che educa in clima di famiglia è il paradigma della Chiesa e della sua missione evangelizzatrice, ma anche la sua maniera di dialogare con l’uomo del nostro tempo: il dialogo con la laicità e la costruzione della pace passano per questo modello. Ma l’amorevolezza è anche un metodo pedagogico peculiare, capace di efficienza nell’attuale ricerca di tecnologie educative. Nell’occasione del 25° anniversario della “Familiaris Consortio” questo modello è da riproporre con rinnovato entusiasmo, perché lo stile e lo spirito di famiglia diventino sempre più il criterio fondamentale per l’educazione, la vita pubblica, l’esperienza di Chiesa e di globalizzazione.
Valori in questione
§ Nella famiglia si rende manifesto il mistero stesso della Trinità, famiglia delle Persone divine.
§ La famiglia è esperienza fontale di comunione, di amore e di vita.
§ La famiglia è esperienza di fede e di carismi: una “Chiesa domestica”.
§ L’amorevolezza che educa in clima di famiglia è modello salesiano della pedagogia della Chiesa.
§ Se Dio, in Gesù, ha voluto incontrare gli uomini attraverso l’esperienza della famiglia, senza famiglia non c’è incontro con Dio.
Confrontiamoci in gruppo e in famiglia
§ Con quale atteggiamento vedi la famiglia nell’attuale società: ottimismo o pessimismo?
§ Che cosa pensi della tua famiglia, che cosa fai per renderla “Chiesa domestica”?
§ Pensi che lo “spirito di famiglia” sia luogo di “umanizzazione” e possa costruire una società più giusta e solidale?
§ L’attenzione alla famiglia “culla della vita” come viene vista oggi? C’è sufficiente apertura alla vita?
§ Che cosa potremmo programmare, nell’animazione e nella catechesi, per porre in quest’anno una speciale attenzione alla famiglia?