I NOSTRI SANTI
a cura di Enrico dal Covolo, postulatore generale
AL POSTO DELLA CATAPECCHIA
L’oratorio salesiano “Filhos de Dom Bosco” della parrocchia S. Teresina del Bambino Gesù a Rondonopolis, nel Mato Grosso dove lavoro come missionario da molti anni, aveva bisogno di uno spazio più ampio per accogliere gli oratoriani. Ma nel mezzo del terreno adiacente all’oratorio c’era una catapecchia e la proprietaria ricusava tenacemente qualsiasi proposta di vendita. Non sapendo più come convincerla a cedere, mi sono affidato all’intercessione della beata Maria Romero Meneses. Scattai una foto della catapecchia e la collocai tra due fotografie della nostra beata. La grazia venne. Contro ogni aspettativa, la proprietaria stipulò un contratto in pretura che le assicurava un indennizzo come lei desiderava. Inoltre durante la festa del nostro patrono (31.01.2005) ci fu l’inaugurazione della squadra sportiva di volley intitolata a Bartolomeo Garelli, il primo oratoriano di Don Bosco. Ora stiamo costruendo una cappella dedicata alla Beata Maria Romero Meneses.
D. Rinaldi Danilo, Rondonopolis – Brasile
I MIEI TRE MIRACOLI
Mi chiamo Francesca e ho 33 anni. Sposata da 12. Ho tre stupendi bimbi: Giulio di 10 anni, Rossella di 7 e Domenico di 4 mesi. Devota di san Domenico Savio, desideravo dare questo nome al più piccolo. Durante la sua gestazione, al secondo mese ho avuto una minaccia di aborto, che poi s’è risolta; a sette mesi dovetti ricoverarlo con urgenza per una forte otite perforata. Arrivai in tempo. Mi capitò poi di scivolare sulle scale di casa con Domenico in braccio, ma anche stavolta finì bene. Devo dire che sempre durante le mie gravidanze ho indossato giorno e notte l’abitino di Domenico Savio. Ora ce l’hanno i miei figli a letto. Nella mia vita matrimoniale ho passato anche momenti tristi di depressione e sbandamento, ma ho sempre chiesto a Dio di ritrovare me stessa, ed Egli mi ha sempre aiutata attraverso l’intercessione di Domenico Savio. Viviamo soli, io e mio marito, con i bambini, senza nessun parente. Siamo molto uniti. I miei tre figli che io chiamo i miei tre miracoli, mi danno la forza di andare avanti. Prego il piccolo santo di continuare a proteggere loro e tutti i bimbi sofferenti.
Schifano Francesca, Biasca (Svizzera)
SOTTO IL PIEDISTALLO
Mia moglie Pasqualina, colpita da tumore, ha lottato per oltre due decenni contro il male invasivo che le consumava inesorabilmente il corpo. In casa esiste una testa di san Domenico Savio ricevuta dallo scultore prof. Caffaro-Rore che mi onorò della sua amicizia. Dopo la morte di mia moglie, trovai sotto il piedestallo della scultura i biglietti che lei giornalmente vi poneva. Fu proprio questo a lenire la sua lunga sofferenza, unitamente al ritratto del santino, che teneva sul comodino di ogni reparto ove fu ricoverata. Con le poche parole che le restarono mi disse di porre questo ritratto nella bara, affinché le fosse di conforto. Spegnendosi lo strinse tra le mani, baciandolo. Ovviamente feci quanto desiderava. Non pochi ammalati divennero devoti di san Domenico, constatato l’amore di mia moglie per lui.
Poggi Medardo, Genova-Sturla
SCOPRII DI ESSERE INCINTA
Mia figlia cresceva con il desiderio di poter avere un fratellino. Anch’io lo desideravo ormai da molti anni. Mi sono sottoposta a un gran numero di visite specialistiche e cure. Nel 1996, dopo il fallimento di un intervento in laparoscopia, consigliatomi dal ginecologo, perdetti ogni speranza. Nei primi mesi del 2002, con l’arrivo a casa mia del Bollettino Salesiano, venni a conoscenza di san Domenico Savio.Allora mi rivolsi a lui, iniziando una novena per 10 sabati consecutivi. Il 14 giugno feci una piccola oblazione tramite il BS, e il 13 luglio scoprii d’essere incinta. Lo stesso giorno trovai nella buca delle lettere le immagini di Don Bosco, di Maria Ausiliatrice e di san Domenico Savio, con il ringraziamento per l’offerta che avevo fatto. In seguito seppi che il mio bambino, affidato alla protezione di san Domenico Savio, era stato concepito il 14 giugno. Si chiama Giuseppe Bucci, ma nel mio cuore egli è Giuseppe Savio.
Marconi Piera, Corato BA
TRE BAMBINI TRE GRAZIE
Desideravamo da 4 anni, inutilmente, un figlio. Io mi ero sottoposta a una cura cortisonica per guarire a una spalla. Ma i medicinali mi avevano procurato delle irregolarità nel ciclo mestruale. Fu allora che chiesi l’abitino del caro san Domenico Savio e cominciai a indossarlo permanentemente, continuando nello stesso tempo a pregare la novena, con la promessa che al più presto mi sarei recata in pellegrinaggio sulla sua tomba. Incredibilmente, già il mese seguente il mio ciclo, che per tanto tempo era stato irregolare, tornò alla normalità. A novembre, proprio dopo aver ritirato gli esami fatti da mio marito che ci lasciavano ben poche speranze di avere un figlio, scoprii di essere incinta. Il dottore mi praticò più ecografie, essendo non poco perplesso su quella mia gravidanza. Ma tutto andò bene fino alla diciottesima settimana, quando si rivelò una ciste sulla testina del feto. Mi spiegarono che questo poteva significare sindrome di Down. Spaventata, mi sottoposi a diversi controlli al Sant’Anna di Torino, dove i medici mi dissero che se il risultato degli esami era positivo potevo fare un’amniocentesi e poi abortire. Non volli neppure ascoltare. Il medico mi chiese se sapevo a che cosa sarei andata incontro tenendo un bambino. Ma io firmai il mio risoluto rifiuto all’amniocentesi e a tutto il resto. Dopo le visite in ospedale io e mio marito ci recammo con grande emozione alla basilica di Maria Ausiliatrice, dove potemmo pregare sulla tomba di Domenico Savio e affidargli la nostra situazione. Sentivo che era stato lui a volermi lì per invocarlo: qualche settimana prima, infatti, l’avevo sognato sorridente, mentre mi rassicurava. La ciste alla testa scomparve prima della ventisettesima settimana di gravidanza e il 18 luglio 1997 nacque Beatrice, bella e sana. Noi continuammo a recarci periodicamente al santuario. In una di queste visite nel maggio 1998 chiesi a san Domenico Savio la grazia di poter dare un fratellino a Beatrice. Ebbene, 9 mesi dopo, il 6 febbraio 1999, nasceva Elia, il più vivace dei nostri tre bambini. Le sorprese non erano finite, poiché nel febbraio 2001 arrivò anche Edoardo, sano e robusto. Di questo mio terzo figlio desidero raccontare come Domenico Savio gli abbia salvato la vita. A quattordici giorni dalla nascita mi accorsi che qualcosa non andava nel suo comportamento: dormiva troppo, anche sette ore di seguito, senza sentire il bisogno di nutrirsi. Non dava però segni di malessere, come tosse o febbre. Dopo un’accurata visita, durante la quale si era svegliato e aveva pianto, il dottore disse che dovevo ricoverarlo urgentemente, perché era pieno di liquido nel torace con probabile broncopolmonite. Mentre lo tenevo in braccio, durante la corsa verso l’ospedale, non sentendolo più respirare, gli slacciai la tutina, ma lui diventava sempre più cianotico. Tuttavia non piangeva e non reagiva a nulla. Gli appoggiai sulla gola l’abitino di san Domenico Savio che avevo con me, pregando disperatamente di arrivare in tempo a salvarlo. Giunta al Pronto Soccorso, un’infermiera me lo prese dalle braccia. Tutti i medici della pediatria si prodigarono per tenerlo in vita. Dovettero rianimarlo. Dopo ore di esami, risultò che aveva contratto il virus della bronchiolite, un’infezione rapida e asintomatica che lo stava portando silenziosamente alla morte. Il pianto in casa, durante la visita del pediatra, l’aveva aggravato, togliendogli il respiro. Edoardo fu portato in neonatologia, messo in incubatrice, sottoposto a terapia intensiva. Potendo stargli vicino solo per pochi minuti, chiesi al medico se era possibile accostargli l’abitino di san Domenico Savio, e mi fu concesso. In quel modo sapevo che il santo l’avrebbe protetto ogni momento. Il bambino migliorò già dopo un paio di giorni: respirava con l’aiuto dell’ossigeno, era sottoposto a massicce dosi di antibiotico, però apriva pian piano gli occhi e reagiva agli stimoli. In seguito venne sottoposto all’elettroencefalogramma e a visite neurologiche per accertare eventuali danni cerebrali. Fu dimesso dopo 10 giorni. Era debole, ma aveva appetito e questo era un buon segno. Oggi (2004), Edoardo ha tre anni e mezzo e da settembre ha cominciato a frequentare l’asilo. Il suo cervello non ha subito danni e del focolaio al polmone non è rimasta traccia. Ho pregato tanto per la salvezza del mio bambino e tanti si sono uniti in preghiera per chiederne la guarigione. Ogni sguardo che poso su di lui è un ringraziamento a Dio che, attraverso l’intercessione di Domenico Savio, ha voluto concedere a me e alla mia famiglia questa meravigliosa grazia.
Simona e Gino, Serravalle Sesia VC
SOLLEVATA DA OGNI TIMORE
Sono una mamma di 32 anni. Verso il sesto mese della gravidanza accusavo una forma di gestosi ipertensiva molto grave. Essendo la situazione critica, si decise di far nascere il bambino a sole 29 settimane. Così nasce Michele, il mio piccolo “guerriero”, che dopo vari mesi di ospedale decide di continuare a vivere e stare con la sua mamma. La paura è stata tanta da non voler altri figli. Ma, dopo quasi 5 anni dalla prima gravidanza, a Natale 2003, scopro di essere di nuovo in dolce attesa. Sono più preoccupata che felice, per il timore del possibile riemergere della gestosi. Nel quinto mese, sfogliando il Bollettino Salesiano, leggo le storie di tante mamme in difficoltà che si sono affidate a san Domenico Savio. Cominciai anch’io a chiedere il suo aiuto, recitando la novena e portando al collo il suo abitino, fino al giorno del parto. Il 14 agosto 2004 è nato Girolamo Marco, perfettamente sano. Grande è la mia gratitudine al piccolo santo per avermi fatto godere pienamente la maternità. Ora continuo a invocarlo affinché protegga i miei due angioletti e aumenti la fede e la speranza a tutte quelle donne e mamme che si trovano ad affrontare momenti di grande difficoltà.
Mincuzzi Carmela, Triggiano (BA)
ATTESA ESAUDITA
Mia nipote, già al secondo mese di gravidanza, era felice di aspettare un bambino. Ma in seguito a visite e analisi, le furono diagnosticati valori anormali del sangue. Ci mettemmo subito a pregare san Domenico Savio, il santo delle culle. Trascorsero giorni di ansiosa attesa. Successivi controlli ed ecografie ci diedero un po’ di sollievo, poiché il sangue manifestava valori pressoché normali, ma restava sempre il dubbio che il bambino non nascesse normale. Durante questo periodo molti parenti e amici pregavano per noi. La gioia fu grande quando nacque Daniele, perfettamente sano e vispo che ora ha 11 mesi. Non posso fa altro che consigliare a tutte le mamme in attesa di rivolgersi con fede a san Domenico Savio, poiché il Signore ascolta sempre le nostre suppliche per la sua intercessione.
Musso Laura, Torino.
MI HA TROVATA LUI
Pochi mesi fa ho visto alla TV il film “Don Bosco”. Sono rimasta colpita dalla figura di un bambino, suo allievo molto generoso, che divenne santo: san Domenico Savio. Per tre giorni pensai spessissimo a lui. Non riuscivo a togliermelo dalla mente e desideravo avere una sua immaginetta per pregarlo. Il quarto giorno venne a farmi visita una mia cugina con la sua bambina. Fu proprio la piccola a far cadere dalla borsetta della mamma tutto ciò che conteneva. Rimproverata dalla mamma, la piccola dovette raccogliere tutto da terra e consegnarlo a mia cugina. Tra le varie cose c’era anche l’abitino di Domenico Savio che io non conoscevo. Mentre lo rimetteva a posto, io ne chiesi la spiegazione, pregandola di informarmi anche sul piccolo santo che compariva nell’abitino. Così venni a sapere di Domenico e della sua particolare protezione alle mamme in attesa. Non riuscii più a togliermelo dalla mente, anche perché aspettano anch’io un bambino. Non conoscendo nulla di lui, non potevo nemmeno cercarlo… fu lui che trovò me. Ora indosso l’abitino e prego con molto fervore san Domenico Savio, affinché protegga me e la mia creatura.
Di Tacchio Marianna, Andria BA
PREOCCUPATA MA FIDUCIOSA
Sono diventata mamma 5 anni fa. Quando rimasi incinta stavo facendo la cura per l’epatite B. Al secondo mese di gravidanza, il medico non mi ha nascosto le conseguenze che si sarebbero potute riversare sul bambino. Così ho vissuto i mesi che rimanevano con tanta preoccupazione, ricevendo tuttavia grande forza da san Domenico Savio, di cui sono da sempre devota e che ancora ringrazio perché la mia bambina, Eleonora, è nata sanissima. Alla trentesima settimana della seconda gravidanza i medici riscontrarono anomalie ai piedi del bimbo che portavo in grembo. Anche stavolta fui presa dalla paura che ci potessero essere altre e più gravi conseguenze. Ma ancora una volta Domenico Savio mi ha dato fiducia e speranza. E’ nato Domenico che ora ha i piedi ingessati, ma per il resto il suo fisico è sano. Ora, continuo a pregare il mio piccolo protettore per l’intervento che mio figlio dovrà affrontare ai suoi piedini.
B.M., Escolca NU