VIAGGI

di Giancarlo Manieri

UN PARTY SPECIALE

Simpatica serata quella presso la nunziatura vaticana di Bangkok per commemorare i 26 anni di pontificato di Papa W. Nell’immediato pomeriggio avevo potuto conoscere il palazzo di Cleopatra!In ascolto dell'inno nazionale, prima del brindisi

 

“Stasera si va in Nunziatura. Vestiti come si deve”. “E come mi devo vestire?”. “Camicia, colletto, abito scuro…”. “E il frack, no?”. “Non scherzare! Siamo tra vescovi, ambasciatori, diplomatici, il cardinale, autorità militari, civili, eccetera”. “Pure eccetera? Ma dove diavolo mi porti?”. “A un party… senza diavolo!”. “Vuoi scherzare, Battista?”. “Niente storie! È già tutto definito e predisposto. Porta la macchina fotografica e… fai il serio!”. Così quel pomeriggio, dopo un giro in città, siamo arrivati all’ultimo piano di un palazzo alquanto austero, accolti da inservienti in smoking e da una schiera di signori gessati con relative consorti in abiti lunghi e sofisticati impreziositi da collane, braccialetti e anelli dalle fogge più varie. Il nunzio apostolico dava un party per i 26 anni di pontificato di Giovanni Paolo II. Una cerimonia solenne, con solenne commemorazione, solenne spettacolo, solenne buffet, solenne brindisi.

PRESENTAZIONI

La prima mezz’ora se n’è andata in presentazioni. Sballottato da don Battista a destra e a sinistra per salutare il vescovo “X”, l’ambasciatore “Y”, la nobildonna “Z”… Non si finiva più. Grandi inchini, incomprensibili complimenti e arzigogolati auguri, sussurrati con sussiego, che dopo un po’ Battista non mi tradusse più, limitandosi a dire con un sorriso: “c.s.”, come sopra! In effetti, in certe circostanze l’etichetta è così pignola, così standardizzata, così centenaria che non c’è una sola persona che provi a cambiare una virgola, a modificare un tono, a rettificare il movimento di un inchino. Un grande schermo che occupava il fondo di una struttura a palcoscenico, installata all’estremità dell’immenso salone, restituiva le immagini della visita di un papa Wojtyła giovanile e in gran forma, risalenti al lontano 1984. Quando sullo schermo apparve il The End, sottolineato da qualche applauso, il palco venne occupato dalla banda di archi della marina thailandese. “Dritti come fusi”, da bravi militari, i suonatori inondarono gli astanti di solenni melodie di stampo classico (una musica leggera sarebbe stata un delitto in quella circostanza e in quell’ambiente). Poi l’annuncio solenne: “Le signore e i signori si preparino per i due brindisi”. “Battista, perché due?”. “Uno per la salute del festeggiato ovviamente”. “Ovviamente. E l’altro?”. “Per la salute del re Rama IX”. Iniziò l’inno vaticano e tutti ammutolirono, levando a mezz’asta il bicchiere mezzo pieno e immobilizzandosi nell’ascolto. Non un moto, non un sussurro: un’improvvisa magia aveva trasformato in statue gli invitati, sul più bello di un omaggio a Bacco! “Che cosa sta succedendo?”. “Sssst! Zitto! E… o mamma mia, c’hai il bicchiere vuoto!”, sussurrò don Battista tra lo spaventato e il divertito. “E allora?”. “E’ offensivo! Aspetta…”. Lentamente, per non farsi accorgere (era proibito anche muoversi?), mi versò un po’ del suo champagne e s’immobilizzò di nuovo. Terminato l’inno, il bicchiere di tutti fu portato contemporaneamente e quasi automaticamente alla bocca. Primo tempo. Subito dopo l’inno thailandese annunziò il secondo brindisi, in onore di re Rama IX. Stessa cerimonia, stesso silenzio, stessi gesti.

FOLCLORE

Infine lo spettacolo, con i costumi tradizionali delle etnie presenti nel Paese. Danze a sfondo religioso, intessute di movenze lente e aggraziate: davano l’impressione di preghiere, adorazioni, omaggi alla divinità. Una musica suadente e delicata accompagnava i movimenti morbidissimi delle danzatrici. Di quella sera (erano presenti l’ispettore salesiano che qualche settimana dopo sarebbe stato consacrato a vescovo, il segretario ispettoriale e altri confratelli), ciò che ricordo è il continuo instancabile incontrarsi delle diverse personalità, il fitto interloquire di politici con ecclesiastici, di imprenditori con diplomatici, di bonzi con dame dell’alta società, dell’exallievo con il suo antico professore, dell’archimandrita ortodosso con l’ambasciatore e del nunzio un po’ con tutti. Don Battista era uno dei più “gettonati”. Tutti salutava e tutti lo salutavano con straripante simpatia. Qualche imbellettata signora gli chiedeva una barzelletta e lui non si tirava indietro; dopo qualche istante, una gran risata segnava il successo di ciò che aveva raccontato.

IL PALAZZO DI CLEOPATRA

Prima del party, in taxi avevamo compiuto un giro veloce nei pressi del Don Bosco e anche un po’ più in là”, aveva aggiunto don Battista tra il faceto e il misterioso. Visitammo la zona dei grattacieli, cinquant’anni prima occupata da immense risaie. “Raccontami qualche episodio di quelli che non sono stati scritti”. “Se ci tieni… Dunque, eravamo nel ’68. Una volta capitò di non avere più un soldo in cassa. La ditta che ci forniva il riso aveva chiuso con noi perché eravamo morosi: gli dovevamo ormai 60 mila e 500 bat. Domani non avremo nulla per noi e nulla per i ragazzi, ci avvisò il direttore. Che si fa? Si prega. Passò la notte e la mattina. La fame era arrivata… ai crampi. Ma non c’era ancora niente da mettere sotto i denti. Verso mezzogiorno, uno scampanellio annunciò la visita di uno sconosciuto che desiderava parlare col superiore. Gli disse: Padre, devo volare a New York, ma ho una paura boia: non ho mai messo piede su un aereo. Mi si chiude lo stomaco solo a pensarci. Tuttavia è indispensabile che parta. Padre, preghi per me, perché superi questa fobia e domani non svenga alla vista dell’aereo. E tirò fuori dalla tasca una busta, porgendola al direttore: Per i suoi poveri, disse, e se ne andò. Che tu ci creda o no, c’erano esattamente 60 mila e 500 bat. A tutta prima, si era pensato al solito scroccone, invece… Potemmo ricominciare a mangiare. Don Battista si fermò un attimo, commosso al ricordo, poi: “Fra poco ti mostro il palazzo di Cleopatra. All’esterno. Dentro no!”. “Che ci azzecca l’Egitto con la Thailandia? E perché è proibita la visita?”. “La visita non è proibita, semplicemente non è opportuna. Per noi! Eccolo là il palazzo!”. Era una grossa costruzione a più piani (non ho avuto il tempo di contarli): “Si tratta di un Body Massage. Bangkok è una città cosmopolita anche a questi livelli. Vari piani del palazzo rappresentano stadi diversi di massaggio… e di costi. Non tutti sono innocenti. I massaggi, intendo”. “Ah!. Avevo capito perché lo chiamavano Cleopatra e perché non era opportuno visitarlo. (continua)

 

(Servizio fotografico dell’autore)