VARIA

di Lorenzo Angelini

ANGELO CUSTODE

Come affrontare oggi il tema dell’educazione alla pace?

Chi può aver scritto questa canzone? Uno dei tanti “rocker” convertiti? Un cantautore di Dio? No, solo un “fabbricante di canzoni”! Sto parlando di Simone Cristicchi, il giovane cantautore che si è messo in luce nell’estate scorsa con due tormentoni “Vorrei cantare come Biagio” e “Studentessa universitaria” e ha calcato con successo palcoscenici che sembravano incompatibili: il Festivalbar e il premio Musicultura (ex premio Città di Recanati) raccogliendo plausi e riconoscimenti sia dal pubblico “commerciale” sia da quello “colto”. I due singoli hanno fatto da traino a un album che si intitola appunto Fabbricante di canzoni. E le canzoni non tradiscono il titolo, sono proprio ben “fabbricate”, “confezionate a puntino” e pronte per essere date in pasto al mercato, consumate in fretta e dimenticate dopo qualche tempo.

 

Ma, a ben ascoltare ci si accorge che la “poesia” fa capolino in molti punti dell’album. In una canzone, addirittura, l’ispirazione del poeta sembra non essersi fatta per niente imbrigliare dal rigore del “fabbricante”. Si tratta di Angelo custode. Un angelo senz’ali, una persona in carne e ossa che di mestiere fa il custode di un museo. Non ci è dato sapere quanti anni abbia Angelo, ma di certo ha il cuore giovane perché, dopo l’orario di chiusura, immagina che le opere d’arte del suo museo si animino. E allora discute di filosofia con il busto di Platone, gioca a nascondino con la mummia del faraone, chiede la benedizione alla Madonna di Leonardo, va a sussurrare il suo amore a una statua di Venere, la accarezza con imbarazzo e sogna di renderla viva…

 

La musica è “leggeranel senso più letterale, grazie a una melodia serena, un’interpretazione delicata, un arrangiamento lieve: la chitarra pizzicata e l’accordeon francese le danno una soffusa malinconica; il piano e il violino la rendono romantica ma senza sdolcinature. Ci racconta con discrezione di questo custode, Angelo di nome e di fatto per la tenerezza, l’ingenuità, la libertà che trasmette. Verrebbe voglia di accompagnarlo la sera mentre, per sentirsi vivo, fa risuonare i suoi passi nelle stanze vuote del museo, là dove, di giorno, turisti, guide, studenti e professori, neanche lo notano.

 

Angelo custode

Mi sveglio la mattina e i turisti in fila coi panini aspettano un biglietto per entrare,

dentro al museo dell’arte antica dove io lavoro e vivo, io sono Angelo il custode,

studentesse insonnolite che sbadigliano alle guide

professori centenari, si puliscono gli occhiali...

Cammino attento tra i capolavori del Rinascimento, “Please!” non si può fotografare,

ma dopo l’ora di chiusura finalmente un po’ di pace, io rimango solo a passeggiare,

e parlo di filosofia con il busto di Platone,

gioco a nascondino e tra i sarcofagi faccio tana per il faraone,

 

Angelo custode del museo, tra le statue degli dèi,

che risuonano i passi nelle sale deserte, nel silenzio dei corridoi,

Venere trovata in fondo al mare, solamente io ti posso accarezzare!

           

Così ogni notte vengo a sussurrarti sulle labbra l’emozione di un custode innamorato,

perché ogni volta che ti guardo pagherei un miliardo per sentirti viva e prenderti per mano,

e camminare insieme, fino a quando sorge il sole,

la Madonna di Leonardo che ci darà la sua benedizione,

 

Angelo custode del museo, io che amo solo lei,

meraviglia di marmo, sotto gli occhi del mondo, sempre nuda e bellissima,

Venere nessuno ti vedrà, se ti porto via lontano, in fondo al mare…

 

E tra gli applausi di tutto il museo, ce ne andiamo io e lei

tra gli antichi sorrisi degli etruschi felici, tra le statue nei corridoi

Venere ti porto via con me, così ci potremo amare in fondo al mare