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KULVIR

Kulvir, 10 anni, è un intoccabile. Gli intoccabili sono ancora più di cento milioni, in India. La legge ha abolito le caste, ma queste sopravvivono nei villaggi e nelle campagne più abbandonate. Suo padre, povero in canna e pieno di debiti, ha dovuto venderlo al suo creditore che l’ha spedito a filare la seta, presso un miserabile centro composto di capanne che all’interno contengono solo un giaciglio di paglia e un telaio, quello a cui Kulvir è condannato per 12 ore al giorno. Non vede mai il sole, perché quando smette è già notte; mangia quando può, quasi furtivamente, senza poter smettere di filare la seta. È costretto a trattenere la pipì fino a quando smette di lavorare: a volte gli sembra di scoppiare. Non gli spetta nulla, perché è uno schiavo, cioè uno strumento. Ha lo stretto indispensabile per sopravvivere. Nessuno sa dov’è, anzi nessuno sa che esiste. Quando, verso i 19/20 anni, le dita non saranno più agili e il corpo si sarà appesantito, gli ridaranno la libertà. Ma allora finirà sulla strada a fare l’accattone. Sembra una favola triste, ma è la verità, una verità del III millennio. Kulvir è stato fortunato: un giorno l’ha avvicinato un missionario. È riuscito a raccontare la sua storia e ora si trova alla missione.