IL PUNTO GIOVANI

di Carlo Di Cicco

SEGNALI DI ESODO

Preferiremmo giovani in festa invece che giovani in protesta. Invece la festa - che amiamo - sembra scemare e la protesta montare…

Dai giovani sono partiti di recente segnali insistenti che dicono maturo il tempo di uscire da certi modelli sociali. Le ragioni della sicurezza, divenuto il nuovo verbo della politica mondiale,  possono a volte interessare solo parti di popolazioni che si sentono garantite e, allora, difendere la sicurezza si identifica con la difesa di un sistema di privilegi e di opportunità sociali per pochi e non per tutti. Si crea a questo punto una situazione di lacerazione di quel principio supremo della convivenza che la Dottrina sociale della Chiesa chiama il bene comune. Le antenne più sensibili di questo genere di disagio sono in genere i giovani.

 

I giovani sono, infatti, tra i primi soggetti sociali colpiti dalle politiche della disuguaglianza. Una sicurezza che si spacciasse per difesa della vita e dei beni di tutti, ma venisse percepita come difesa dell’ingiustizia o di opportunità disuguali, provocherebbe inevitabilmente l’indifferenza, quando non la reazione. È strano: quasi mai o solo in ritardo e, sembrerebbe, perfino a malincuore, si prendono in considerazione le ragioni della collera giovanile. A questo punto, non è forse lecito pensare che quella collera possa rappresentare un’avanguardia intorno a cui si aggrega la forza di esprimere la protesta sociale? La storia c’insegna che spesso sono i giovani a dare fuoco alle micce. È accaduto in Francia in forma clamorosa. Mentre i governi più forti dell’Occidente si sono tuffati senza indugi nella lotta al terrorismo islamico, varando leggi restrittive delle libertà democratiche e investendo maggiori risorse in armi e logistiche preventive, i giovani hanno lanciato e stanno lanciando ripetuti segnali di disagio sociale. 

 

In assenza di una sensibilità politica e di una altrettanto capacità di lettura del disagio di uguale zelo di quello profuso nelle teorie e tecniche di repressione del terrorismo, le cause del disagio sociale crescono fino a esplodere. La fatica con cui i governi si pongono in ascolto del disagio sociale in genere e di quello giovanile in particolare trova conferma nella risposta che solitamente essi danno alla protesta sociale. Se ne fa immediatamente una questione di ordine pubblico… e si ricorre massicciamente all’impiego di reparti speciali per bloccare la scomoda protesta. È la medicina giusta? Ne dubitiamo. Occorre imparare a leggere i segnali provenienti dalle spie del disagio sociale. I giovani parlano con la loro vita, il loro modo di comportarsi, di aggregarsi, di condividere e di protestare e mandano segnali alla società. L’azione d’intelligence non deve puntare a  colpire prima, ma a  captare le cause del disagio.

Se non esiste dialogo sociale con i giovani, si perdono le fila di un ragionamento in grado di leggere la qualità complessiva delle nostre società. Ci sono dei momenti speciali in cui i giovani rispondono con dei segnali che indicano una situazione  che rischia di degenerare o di marcire. Allora è tempo di cambiare rapidamente prima che le misure siano colme.

 

Il Sud, per esempio, ha dato molti segnali di questo genere. I giovani meridionali vivono una condizione che sembra senza speranza. La disoccupazione è altissima. Essa genera la spinta a emigrare o a considerare normale l’entrata nei circuiti della criminalità organizzata, quale via per risolvere la mancanza di lavoro. I giovani di Locri hanno mandato segnali forti di questa condizione di disagio. Se ci si ferma all’elogio della loro voglia di combattere la mafia,  lasciando i meccanismi sociali come sono, potremmo ritrovarci con esplosioni violente. I giovani hanno lanciato con coraggio segnali chiarissimi. Essi vogliono essere attori del loro riscatto; vogliono lavoro e dignità. Ma dare lavoro in una condizione di degrado significa cambiare radicalmente le priorità delle politiche nazionali. Da Locri e da tutto il Meridione,  giungono segnali alla politica perché s’imbocchino vie nuove. La possibile collera dei giovani segnala che i tempi sono maturi per iniziare grandi esodi verso una cultura e un’amministrazione della politica e dell’economia altre rispetto al passato e al presente.