GIOVANI

di G. Eriman / G. Lovera

Drop Out… tre volte

Il termine è utilizzato per indicare i ragazzi che non riescono a portare a termine il ciclo di studi della scuola dell’obbligo… Ma esistono anche i drop out dell’affetto, quelli che non riescono a mantenere un’amicizia e/o un amore e saltellano qua e là alla ricerca dell’ubi consistam affettivo. E i drop out della Chiesa? Per troppi adolescenti la pratica finisce con la cresima… se pure ci arrivano al sacramento della maturità.

 

.L’abbandono della scuola, ma anche il fallimento di un affetto, o l’allontanamento dalla pratica religiosa nascondono sempre qualche dramma personale. Troppo spesso un disagio profondo scardina ogni stabilità, sia culturale, sia sentimentale, sia spirituale. Apprendimento, concentrazione, relazione entrano in fibrillazione e squassano il menage quotidiano dei nostri adolescenti. Alcuni di loro – e non sono tanto pochi – si cacciano in una crisi tale che le conseguenze durano decenni. S’accumulano dubbi, carenze affettive o casi di affettività distorta, incomprensioni in famiglia, difficoltà cognitive… Non sono estranei all’accumulo di tante complicazioni gli scompensi della crescita, la maturazione sessuale, il definitivo distacco dall’infanzia, l’infrangersi dei sogni, delle certezze, delle convinzioni, delle verità infantili. Se a questo si aggiunge un ambiente poco favorevole allo sviluppo armonico del bambino e/o del preadolescente, il crash è quasi certo: alcuni diventano ribelli e violenti, altri bulli, altri passivi, altri ancora, ahimè, cominciano ad accostare fumo, alcool e sostanze eccitanti quasi a compensare gli spazi vuoti che più o meno volontariamente stanno creando in se stessi.

DIFFICOLTÀ E RIMEDI

“Non trovo un cane che mi sia di supporto tra i miei compagni!”, scrive un adolescente di Lucca. E non ha torto… “Non può un cieco guidare un altro cieco” (Mt 23,16), tutti e due prima o poi finiranno per inciampare da qualche parte e buon per loro se riescono a cavarsela senza troppi danni. La convivenza con i compagni diventa difficoltosa quando non impossibile, i primi amori in genere s’infrangono creando turbolenze psichiche e morali a volte difficilmente recuperabili, le amicizie vanno e vengono, ma spesso sono interessate, cioè superficiali: l’instabilità emotiva non genera stabilità affettiva. La crisi di identità religiosa è la più profonda e sconvolgente. I pilastri della fede, quasi mai consolidati dall’esempio della famiglia, dalla qualità della catechesi, dalla “robustezza” della scuola di religione, si sciolgono come neve al sole.

“Mi basterebbe che i miei genitori spendessero un po’ di tempo con me e non solo per me. Vorrei che si muovessero quando io ho bisogno di loro, non quando loro hanno voglia di parlare con me! Vorrei che mandassero all’aria i loro impegni per dare una mano a me quando chiedo a loro un po’ di aiuto”, dice Claudia. E Flavio: “Non accetto di valere meno del tale che discute sul prezzo delle uova con mio papà, o dell’amica che deve raccontare i suoi amori trasgressivi alla mamma”. Forse due verbi stanno alla base della “ricostruzione” dei figli: ascoltare, accettare. Non quindi parlare. Occorre parlare solo quando il figlio adolescente ha voglia di ascoltare. Allora. Bisogna armarsi di pazienza e di sapienza. Una lunga pazienza e una saggia sapienza!

UN CAMMINO LUNGO

Le scuole hanno lo psicologo, ma per aiutare veramente occorre ascoltare “a lungo”… e qui casca l’asino: lo psicologo scolastico non ha il privilegio del tempo a disposizione. È in genere un tipo da “toccata e fuga”, perché di ragazzi come Tizio ce ne sono tanti, troppi! La strada, l’agorà, il pub, la discoteca, la band non hanno psicologi, né altri operatori, sono terreni franchi e costituiscono il vero grande tormento dei nostri giorni: la piazza odierna non coagula più, anzi disperde; il gruppo non è più coeso: ci pensano i cellulari, gli “ipod mini”, i lettori Mp3, ecc. ad allentare i legami e superficializzare i rapporti.  Il compito degli educatori è diventato “immane”. Anche e soprattutto perché i casi più gravi possono arrivare alla delinquenza. “Di fronte a devianze da galera di giovanissimi resto basito”, dice il cappellano di un carcere minorile. E continua: “Da questa spirale non si fugge: chi non si sente amato dalla famiglia, da Dio, dagli amici, dagli altri perde fiducia in se stesso e non si vorrà mai bene; e il ragazzo che non si vuole bene è capace delle più grandi sciocchezze”. Senza autostima si vive come piante secche. La sfida più grande per un educatore è quella di insegnare ai ragazzi che la fatica (di vivere, di lavorare, di studiare, di credere, di amare, di pregare) è un valore. Sì, la fatica è un valore. È probabile che gli educatori, genitori in testa, debbano re-imparare come sia possibile trasmettere questo ideale. Non molto tempo fa (settembre ’05) l’inchiesta di un settimanale presso un liceo romano, in cui gli intervistatori erano gli stessi giovani della scuola, offriva risultati…

… DA MEDITARE!

Tra i ragazzi adolescenti l’alcolismo tocca il 25% tra i maschi e il 10% tra le femmine; il fumo avvolge il 40% dei maschi e (udite udite!) il 48% delle femmine; provano vari tipi di droghe il 48% dei maschi e il 41% delle femmine; fanno sesso completo il 38% dei maschi e delle femmine, ma di questi il 67% dei maschi e il 68% delle femmine usa il preservativo. È altrettanto interessante l’indagine condotta dagli stessi operatori sulla fede: il 56% dei maschi e il 59% delle femmine si dichiara credente. Alcuni affermano di partecipare a pratiche buddiste, zen o reiki… Del resto un quinto degli italiani ignora che i Vangeli sono quattro e una buona quota di essi è pronta ad attribuire a Napoleone la frase di Gesù “Date a Cesare quel che è di Cesare”, afferma il noto biblista Gianfranco Ravasi. Ciò che non quadra con i dati precedenti sono le percentuali riguardanti la famiglia: l’85% dei maschi e l’85% delle femmine dichiarano di avere buoni rapporti con i genitori…

Per quanto riguarda la vita umana, e l’aborto, i liceali si dichiarano favorevoli in gran parte alla libertà di agire come uno crede. Relativismo assoluto. Sembra impossibile che i figli di oggi possano essere buoni padri domani “in un orizzonte culturale in cui la vita umana non ha valore assoluto”, dichiara Antonello Vanni educatore e studioso di bioetica. C’è da riflettere.