VOLONTARIATO
di Marco Pappalardo
Per fortuna della Chiesa e non solo, il volontariato missionario non è morto, tutt’altro.
Gianni e Roula Casale, sposi da 27 anni e genitori di 4 figli, parlano della loro esperienza missionaria, iniziata nel 2004 in Cambogia e proseguita nel 2005 in Sudan.
Non è semplice star dietro alla loro storia familiare ricca di viaggi,
incrociando nazionalità diverse e forti esperienze lavorative: fiumi di parole
appassionate ed entusiaste di Gianni (siciliano di 59 anni, insegnante),
e frasi semplici e brevi di Roula (greca di 52 anni, infermiera
professionale). I media e la società offrono modelli di famiglie distrutte, di
legami falsi, di genitori che non assolvono al proprio ruolo, di figli
sbandati, di coppie separate... La storia della famiglia Casale si
inserisce in modo originale ai nostri giorni: esempio di dono e apertura a 360°
verso il mondo e soprattutto verso chi ha più bisogno. Li abbiamo incontrati a
Catania dove vengono con i figli a prendersi cura dei genitori anziani e a far
visita ai centri dei cooperatori salesiani di cui fanno parte.
Quando avete deciso di partire in missione, lasciando figli e comodità per alcuni mesi?
Gianni: “Da sempre lo desideravamo, ma non potevamo trascurare i figli. Una volta cresciuti e autonomi, ci siamo confrontati per prospettare la nostra scelta. Hanno accettato e approvato anche se con comprensibile timore. Hanno capito che gli effetti benefici e fruttuosi della nostra crescita spirituale e mentale avrebbero avuto un impatto positivo anche su di loro”.
E per quanto riguarda il lavoro e le questioni economiche?
Roula: “Avuta la possibilità di lasciare la professione prima del raggiungimento dell’età pensionabile e di avere la pensione minima, abbiamo scelto di fare qualche sacrificio. Del resto abbiamo sempre cercato di inculcare in noi stessi e nei nostri figli gli strumenti per raggiungere la maturità spirituale e mentale facendo sacrifici, affrontando i problemi direttamente e facendo esperienza del dolore”.
Che cosa spinge due persone della vostra età e posizione a scelte del genere?
Gianni: “Il desiderio di servire Gesù nei fratelli, maturato attraverso i princìpi e lo spirito di Don Bosco: siamo cooperatori. Questa voglia ci ha fatto prendere la decisone di cambiare la nostra vita e quella della nostra famiglia”.
Da dove viene questo fascino per Don Bosco?
Gianni: “Io ho insegnato per 20 anni presso un istituto salesiano in Belgio. Quel periodo è stato più che sufficiente per assorbire il sistema preventivo e lo spirito di Don Bosco: Basta che siate giovani perché io vi ami. Ecco, Don Bosco mi ha insegnato ad amare i giovani, specialmente quelli che vivono nelle strade, abbandonati, rifiutati, sfruttati. Come? Dando loro parte del mio tempo e della mia attenzione, ascoltando i loro problemi personali, indicando una possibile direzione, aiutandoli ad acquisire una personalità equilibrata e autosufficiente. In altre parole, educandoli,con la convinzione che un’educazione fruttuosa ed efficace è possibile solo se c’è l’amore”.
La prima esperienza l’avete vissuta in Cambogia. In quale contesto?
Roula: “Il consigliere generale delle missioni ci ha messo in contatto con il “Centro Don Bosco” di Poi Pet. Siamo partiti nel gennaio 2004 e lì abbiamo cominciato il nostro primo lavoro missionario di tre mesi. L’opera salesiana di Poi Pet (40 mila abitanti) alla frontiera con la Thailandia si estende per sette ettari: asilo nido, scuola elementare e media per interni e refezione gratuita per più di 200 esterni. La città: emigranti, popolazioni impoverite dalle inondazioni, bambini sfruttati o abbandonati, prostituzione, AIDS, droga, delinquenza… C’è di tutto. Io ho fatto l’infermiera, la sarta, la cuoca, la compagna di giochi, la mamma. Gianni ha insegnato lingue e scienze ai ragazzi e agli educatori laici senza contare le lezioni di catechismo e… di calcio”.
Poi il Sudan. Dove precisamente?
Gianni: “Ci siamo resi disponibili per tre mesi di lavoro in favore dei bambini, e giovani più poveri di Tonj, nel Sud. È un villaggio di cacciatori che ha sofferto a causa della interminabile guerra civile. Venti anni fa presentava le condizioni per un durevole sviluppo con decine di pozzi e di scuole; oggi, i pozzi sono tombe e le scuole rovine. La carestia, la mancanza di lavoro, di strade, di elettricità, di coltivazioni hanno distrutto il lavoro e il morale della gente”.
I
salesiani che cosa riescono a fare tra tanta miseria? E voi che cosa avete
fatto?
Gianni: “La Missione Don Bosco si è sviluppata, mettendo insieme diversi gruppi etnici in un’unica comunità. Sembra un miracolo e forse lo è, tra tanto sfacelo. La scuola ha raggiunto l’ottavo livello ed esistono piani per la creazione delle scuole professionali. L’ospedale della missione è al servizio di tutti. E c’è anche un lebbrosario”.
Roula: “La realtà che abbiamo incontrato andava oltre ogni peggiore immaginazione. Io mi sono dedicata al dispensario e all’ospedale, dando una mano anche nell’attuare il programma di immunizzazione contro la malaria e la febbre gialla. Allo stesso tempo ho fatto da madre, giocando e pregando con i bambini dell’oratorio. Gianni da parte sua ha insegnato inglese, matematica e scienze a giovani e adulti.
Si dice che “più si dà agli altri e più si riceve”.
Gianni: “Non possiamo dimenticare gli incontri con i ragazzi, i sorrisi, gli occhi che ti contemplano… Superati i 50 anni, stiamo ancora crescendo, ci sentiamo più consapevoli di noi stessi e di ciò che accade attorno a noi. Ci vediamo con i nostri limiti e le nostre capacità. Abbiamo imparato ad accettare ciò che non può essere cambiato, ma anche a lavorare sodo per cambiare ciò che può essere cambiato”.
Finite le vacanze, avete già un’altra meta missionaria?
Roula: “In missione abbiamo imparato che non esistono vacanze e che non si può perdere tempo… Ci stiamo già muovendo per sensibilizzare altri e per raccogliere fondi per la Cambogia e il Sudan. Per il resto ci affidiamo al Signore e ai responsabili della Famiglia Salesiana; andremo dove ci invieranno”.