LETTERA AI GIOVANI - A CHE SERVE?
Carissimo,
stiamo vivendo una stagione di cattiverie che minacciano la vita di ogni giorno:
violenza, terrorismo, morte, guerre.
Domanda: vale la pena essere buoni?
Il mondo è sottosopra; esplosioni di qua, kamikaze di là.
Tutto va alla deriva.
No, non ci sto…
La bontà esiste. Basta guardarsi intorno.
La bontà – a volte – viene fraintesa.
Qualcuno la vede come una debolezza,
perché appartiene alla logica veterotestamentaria:
“occhio per occhio, dente per dente”.
In realtà la bontà è una virtù, una forza.
Non esiste una bontà a prima vista.
Per acquisirla occorre un lungo allenamento.
Non si va in palestra per dare forza alle nostre fasce muscolari?
Non si va dallo specialista per la salute?
Perché non affidarsi a un maestro di spirito per costruire un’opera d’arte,
quale la vita vissuta all’insegna della bontà?
Sei più di un conto in banca, di un numero della tessera sanitaria
sei più di un consumatore. Sei un operatore di vita.
Hai aspirazioni, occupazioni, pensieri.
La bontà è una conquista, una costruzione che chiede una vita.
Necessari sono i mattoni dell’umiltà,
della sincerità, della generosità, dell’amicizia.
È la sorgente di tante virtù: la saggezza, per indicare un ulteriore mattone.
La bontà è il motore e al tempo stesso il timone della vita.
Senza, non si va lontano.
Te la portano via con un colpo di mano.
Per tutelarci nella proprietà ricorriamo alle polizze,
per difenderci dalle malattie ci affidiamo ai vaccini.
La bontà ha bisogno del cuore e della mente.
La ragione ti apre gli occhi e il cuore le mani.
La bontà è un ponte tra me (che amo) e te (che vedo).
Essere buoni è rispondere sì a queste tre domande.
Accetti questa regola d’oro:
Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te?
Condividi questa espressione biblica:
C’è più gioia nel dare che nel ricevere?
Serve essere buoni
Per vivere meglio, intensamente, felicemente?
Carlo Terraneo